L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’istruttoria formale nei confronti di Shein, uno dei giganti globali del cosiddetto “fast fashion”. L’indagine mira a verificare la correttezza delle comunicazioni ambientali dell’azienda, sospettate di rientrare nella pratica del greenwashing, ovvero l’utilizzo di affermazioni ecologiche generiche e non verificabili per proiettare un’immagine di sostenibilità ingannevole.

Le accuse di greenwashing nel mirino dell’Autorità

L’istruttoria dell’Antitrust si concentra su Infinite Styles Services CO. Limited, la società con sede a Dublino che gestisce le operazioni del sito shein.com per il mercato italiano. Secondo l’Autorità, l’azienda adotterebbe strategie di comunicazione che potrebbero indurre in errore i consumatori, sempre più attenti all’impatto ambientale dei loro acquisti. Le criticità riguardano in particolare l’uso di asserzioni vaghe e fuorvianti per descrivere i prodotti e il modello di business.

Le principali aree di indagine includono:

  • Affermazioni generiche: L’uso di termini come “circolarità”, “sostenibilità” e “consumo responsabile” senza fornire dati concreti, certificazioni verificabili o dettagli specifici che ne dimostrino la veridicità.
  • Comunicazione fuorviante: La possibile omissione di informazioni cruciali sull’impatto ambientale reale del ciclo produttivo, tipico del modello “super fast fashion” che si basa su volumi enormi e un rapido ricambio delle collezioni.
  • Sezioni web sospette: L’analisi si focalizza su contenuti specifici presenti in sezioni del sito come “#SHEINTHEKNOW”, “evoluSHEIN” e “Responsabilità sociale”, dove le affermazioni ambientali sarebbero più evidenti.

Dalle collezioni “sostenibili” alle emissioni: i dubbi dell’Antitrust

Due aspetti specifici hanno attirato l’attenzione dell’AGCM. Il primo riguarda la collezione “evoluSHEIN”, presentata come un’alternativa più sostenibile. L’Autorità ipotizza che le informazioni fornite possano essere ingannevoli riguardo alla reale quantità di fibre “green” utilizzate nei capi. Inoltre, verrebbe omesso un dettaglio fondamentale: la complessa composizione di questi tessuti potrebbe renderli non ulteriormente riciclabili, contraddicendo di fatto i principi di un’economia circolare.

Il secondo punto critico è legato agli impegni di decarbonizzazione. Shein enfatizzerebbe i propri sforzi per ridurre l’impatto climatico, ma questi obiettivi dichiarati apparirebbero in netto contrasto con i dati riportati negli stessi rapporti di sostenibilità dell’azienda. Tali documenti, infatti, mostrerebbero un consistente aumento delle emissioni di gas serra negli ultimi anni, sollevando dubbi sulla coerenza e l’efficacia delle strategie ambientali promosse.

Come difendersi dal greenwashing nel fast fashion

Il caso Shein evidenzia un problema diffuso, specialmente nel settore della moda a basso costo. Per i consumatori, riconoscere il greenwashing è essenziale per compiere scelte d’acquisto consapevoli. Si tratta di una pratica commerciale scorretta che sfrutta la sensibilità ecologica per vendere prodotti che, in realtà, non sono sostenibili come appaiono.

Ecco alcuni consigli pratici per non cadere nella trappola delle false affermazioni ambientali:

  • Diffidare dei termini vaghi: Parole come “eco-friendly”, “green”, “naturale” o “sostenibile”, se non accompagnate da dati precisi e certificazioni di enti terzi riconosciuti, hanno scarso valore.
  • Verificare la composizione: Controllare l’etichetta per capire di quali materiali è fatto un capo. I tessuti misti, specialmente quelli che uniscono fibre naturali e sintetiche, sono spesso difficili o impossibili da riciclare.
  • Cercare dati e certificazioni: Un’azienda veramente impegnata nella sostenibilità fornisce dati misurabili (es. percentuale di acqua risparmiata, riduzione delle emissioni di CO2) e certificazioni affidabili (es. GOTS per il biologico, FSC per le fibre cellulosiche).
  • Valutare il modello di business: Un modello basato sulla produzione massiva e continua di nuovi capi a prezzi stracciati è intrinsecamente difficile da conciliare con la sostenibilità ambientale e sociale.

L’istruttoria dell’Antitrust rappresenta un segnale importante per l’intero settore, richiamando le aziende a una maggiore trasparenza e responsabilità nelle loro comunicazioni. Per i consumatori, resta fondamentale mantenere un approccio critico e informato.

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Di admin