Il principio di bigenitorialità, che tutela il diritto dei figli a mantenere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori anche dopo una separazione, in Italia fatica a trovare piena applicazione. Nonostante una legislazione orientata a favorire l’affido condiviso, i dati mostrano un quadro preoccupante: il nostro Paese si colloca agli ultimi posti in Europa per l’effettiva ed equa condivisione delle responsabilità genitoriali, con profonde ripercussioni sul benessere dei minori e sulla stabilità familiare.
Il Principio della Bigenitorialità e la Legge Italiana
La bigenitorialità è il principio secondo cui un bambino ha il diritto di mantenere un legame stabile e significativo con entrambi i genitori. Questo concetto è stato recepito in Italia con la Legge 54 del 2006, che ha introdotto l’affido condiviso come regime ordinario in caso di separazione. L’obiettivo della norma è superare il vecchio modello dell’affidamento esclusivo a un solo genitore, garantendo che le decisioni più importanti per la vita del figlio (istruzione, salute, educazione) siano prese di comune accordo e che il tempo trascorso con ciascun genitore sia equilibrato.
Sulla carta, la legge pone al centro l’interesse superiore del minore, promuovendo la continuità delle relazioni affettive e la condivisione delle responsabilità. Tuttavia, l’applicazione pratica di questi principi si scontra spesso con prassi consolidate e interpretazioni che, di fatto, svuotano di significato l’affido condiviso.
Il Divario tra Teoria e Pratica: i Dati Europei
Uno studio intitolato “Joint physical custody of children in Europe”, pubblicato sulla rivista scientifica Demographic Research, ha messo in luce il notevole ritardo dell’Italia in questo ambito. La ricerca, che ha analizzato la situazione in diversi Paesi, evidenzia come in Italia solo il 2,6% dei figli di genitori separati viva in un regime di affido congiunto realmente equo, in cui il tempo trascorso con ciascun genitore è bilanciato.
Questo dato è in netto contrasto con altre realtà europee, come la Svezia, dove la percentuale sale al 42,5%. Tale divario suggerisce che, nella maggior parte dei casi italiani, l’affido condiviso rimane un concetto formale. Di fatto, si traduce in un affidamento prevalente a un solo genitore, quasi sempre la madre, relegando l’altro a un ruolo marginale nella quotidianità del figlio. Questa situazione, definita “affidamento esclusivo sostanziale”, alimenta la conflittualità tra gli ex partner e vanifica gli obiettivi della legge.
Le Conseguenze per i Figli e i Genitori Separati
La mancata applicazione di una bigenitorialità equilibrata ha effetti negativi su tutti i soggetti coinvolti. I primi a subirne le conseguenze sono i figli, che possono sperimentare un senso di perdita e di instabilità, sentendosi privati di un rapporto pieno e costante con uno dei due genitori. Questa dinamica può generare stress emotivo e difficoltà relazionali a lungo termine.
Anche per i genitori le ripercussioni sono significative. Il genitore non collocatario, spesso il padre, si trova a vivere una condizione di marginalizzazione affettiva e gestionale, con un ruolo limitato a visite prestabilite e al versamento di un assegno di mantenimento. Questo può portare a sentimenti di frustrazione, impotenza e, in alcuni casi, a difficoltà economiche. Le principali conseguenze includono:
- Aumento della conflittualità: Un accordo percepito come ingiusto può esacerbare le tensioni tra gli ex coniugi, con ricadute negative dirette sui figli.
- Impatto psicologico sul minore: La frequentazione limitata con un genitore può essere vissuta dal bambino come un abbandono o un disinteresse.
- Difficoltà per il genitore non prevalente: Mantenere un ruolo educativo attivo diventa complesso se il tempo a disposizione è scarso e frammentato.
- Disparità economiche: Il sistema attuale può creare squilibri economici che penalizzano uno dei due genitori, con effetti indiretti sulla qualità della vita del figlio.
Diritti e Tutele: Cosa Possono Fare i Genitori
Per garantire una reale applicazione del principio di bigenitorialità, è fondamentale che i genitori siano consapevoli dei propri diritti e degli strumenti a loro disposizione. Durante la separazione, è cruciale definire accordi chiari e dettagliati che non si limitino a formule generiche, ma specifichino concretamente i tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore, la ripartizione delle spese e le modalità di gestione della vita quotidiana.
È consigliabile affidarsi a professionisti specializzati in diritto di famiglia che possano aiutare a redigere un piano genitoriale completo e su misura, focalizzato sul benessere del minore. Anche la mediazione familiare rappresenta uno strumento utile per ridurre la conflittualità e trovare soluzioni condivise, mettendo sempre al primo posto l’interesse del figlio a mantenere un rapporto solido con entrambe le figure genitoriali.
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