L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha stabilito l’ammontare dell’equo compenso che Microsoft deve corrispondere a GEDI Gruppo Editoriale per l’utilizzo dei suoi contenuti giornalistici sul motore di ricerca Bing. Questa delibera, emessa il 24 luglio 2024, rappresenta un punto di svolta nella regolamentazione del diritto d’autore online, applicando per la prima volta i principi di giusta remunerazione a un gigante tecnologico globale.

Una decisione storica per l’editoria digitale

Il provvedimento segna un momento cruciale per il settore dell’editoria in Italia e in Europa. Si tratta della prima applicazione concreta delle norme sull’equo compenso che coinvolge un prestatore di servizi informativi di primaria importanza come Microsoft, andando oltre i casi precedentemente trattati che riguardavano principalmente imprese di monitoraggio media e rassegne stampa. La decisione di Agcom arriva dopo che le trattative tra Microsoft e GEDI non hanno prodotto un accordo. L’Autorità, valutando le proposte economiche di entrambe le parti, le ha ritenute non conformi ai criteri stabiliti dal proprio regolamento. Di conseguenza, è intervenuta direttamente per determinare l’importo dovuto, esercitando il suo ruolo di arbitro in una materia complessa e fondamentale per la sostenibilità del giornalismo di qualità.

Come viene calcolato l’equo compenso

Il metodo di calcolo definito da Agcom è strutturato per bilanciare gli interessi delle parti, riconoscendo il valore prodotto sia dall’editore che dalla piattaforma. La base di calcolo è costituita dai ricavi pubblicitari che il prestatore di servizi (in questo caso, Microsoft) ottiene grazie all’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche. Da questa cifra vengono sottratti i ricavi che l’editore (GEDI) ottiene grazie al traffico di utenti reindirizzati sul proprio sito dal motore di ricerca.

A questa base netta viene applicata un’aliquota che può arrivare fino al 70%, determinata secondo una serie di criteri specifici. Questi parametri, considerati in ordine di importanza decrescente, includono:

  • Il numero di consultazioni online delle pubblicazioni dell’editore.
  • La rilevanza dell’editore sul mercato, misurata in termini di audience online.
  • Il numero di giornalisti regolarmente assunti con contratti collettivi nazionali.
  • Gli investimenti tecnologici e infrastrutturali sostenuti dall’editore per produrre e distribuire le notizie online.
  • I costi sostenuti dalla piattaforma specificamente per la gestione dei contenuti giornalistici.
  • L’adesione a codici di autoregolamentazione e standard internazionali sulla qualità dell’informazione e il fact-checking.
  • L’anzianità e la storicità della testata giornalistica.

Questo approccio mira a quantificare in modo oggettivo il contributo dell’editore al servizio offerto dalla piattaforma digitale.

L’impatto per i consumatori e il futuro dell’informazione

Questa decisione ha implicazioni significative non solo per le aziende coinvolte, ma anche per i cittadini e i consumatori di notizie. Garantire un’adeguata remunerazione per gli editori significa sostenere economicamente il giornalismo professionale, una risorsa essenziale per una società informata. Un’editoria sana e finanziariamente stabile è in grado di produrre inchieste, approfondimenti e notizie verificate, contrastando la disinformazione.

Allo stesso tempo, la delibera chiarisce anche un altro aspetto cruciale: la definizione di “estratto molto breve”. Le piattaforme possono utilizzare gratuitamente solo frammenti minimi di un articolo. La decisione di Agcom contribuisce a definire meglio questo limite, proteggendo il lavoro degli editori da un utilizzo estensivo non compensato. Per i consumatori, ciò si traduce in un ecosistema digitale potenzialmente più equo, dove l’accesso all’informazione tramite motori di ricerca e aggregatori riconosce e remunera chi quella informazione la produce.

Il provvedimento crea un precedente importante che potrebbe influenzare le future negoziazioni tra altri colossi tecnologici e gruppi editoriali, ridisegnando le dinamiche economiche del mercato dell’informazione digitale in Italia.

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Di admin