La Legge di Bilancio 2023 ha offerto ai contribuenti un’importante opportunità per sanare la propria posizione fiscale riguardo al possesso di cripto-attività. La procedura, nota come “regolarizzazione”, permetteva di dichiarare asset e redditi non riportati nelle dichiarazioni passate, con riferimento specifico alla situazione al 31 dicembre 2021. Sebbene la finestra temporale per aderire si sia chiusa, comprendere il funzionamento di questa sanatoria è utile per capire l’approccio del fisco a un settore in continua evoluzione e per conoscere gli obblighi attuali.

Come funzionava la sanatoria per le cripto-attività

La procedura di regolarizzazione, introdotta dalla legge n. 197/2022, si configurava come una forma di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) mirata al mondo delle valute virtuali. L’obiettivo era permettere ai contribuenti di far emergere le cripto-attività detenute e i redditi derivati che non erano stati correttamente dichiarati in passato. La sanatoria copriva i periodi d’imposta fino al 2021, a condizione che i termini per l’accertamento fiscale non fossero ancora scaduti.

Aderire significava mettersi in regola con il Fisco pagando sanzioni ridotte e un’imposta sostitutiva, evitando così le più pesanti conseguenze previste in caso di accertamento. La regolarizzazione riguardava due principali violazioni: l’omessa indicazione nel quadro RW della dichiarazione dei redditi e l’omessa dichiarazione dei redditi realizzati.

Soggetti ammessi e requisiti per l’adesione

La possibilità di accedere alla procedura di regolarizzazione era riservata a specifiche categorie di contribuenti residenti in Italia. Comprendere chi poteva beneficiare della misura aiuta a definire il perimetro di applicazione della normativa sulle cripto-attività.

Potevano presentare l’istanza:

  • Persone fisiche;
  • Enti non commerciali;
  • Società semplici e soggetti equiparati.

Per completare la procedura, i soggetti interessati dovevano inviare un’istanza formale tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente. Il termine ultimo per la presentazione della domanda era fissato al 30 novembre 2023. Alla richiesta era necessario allegare la ricevuta del versamento (tramite modello F24) e una relazione di accompagnamento dettagliata, con tutta la documentazione utile a dimostrare la provenienza delle somme e la titolarità delle cripto-attività.

Le sanzioni ridotte e l’imposta sostitutiva

Il vantaggio principale della regolarizzazione consisteva nell’applicazione di un regime sanzionatorio agevolato. I contribuenti potevano sanare la propria posizione versando importi significativamente inferiori a quelli ordinari. La procedura prevedeva due distinti percorsi di pagamento, che potevano anche essere cumulati a seconda della violazione commessa.

Le opzioni erano le seguenti:

  • Violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale: Per chi non aveva compilato il quadro RW, era previsto il pagamento di una sanzione ridotta pari allo 0,5% del valore delle cripto-attività non dichiarate per ciascun anno di violazione.
  • Omissione dei redditi: Per i redditi derivanti dal possesso di cripto-attività (come le plusvalenze), si poteva versare un’imposta sostitutiva pari al 3,5% del valore delle attività detenute al termine di ogni anno o al momento del realizzo.

Il versamento doveva essere effettuato in un’unica soluzione e non era possibile utilizzare crediti in compensazione.

Obblighi attuali per chi possiede criptovalute

La regolarizzazione del 2023 è stata un’occasione specifica e limitata nel tempo. Oggi, tutti i possessori di cripto-attività sono tenuti a rispettare la normativa fiscale ordinaria per evitare di incorrere in sanzioni. È fondamentale essere consapevoli dei propri doveri dichiarativi.

I principali obblighi per i contribuenti residenti in Italia includono:

  1. Monitoraggio fiscale (Quadro RW): È obbligatorio indicare nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi il possesso di cripto-attività detenute presso exchange, wallet o intermediari esteri. Questo obbligo sussiste indipendentemente dal valore degli asset posseduti.
  2. Tassazione delle plusvalenze: I guadagni (plusvalenze) ottenuti dalla vendita, permuta o conversione di cripto-attività sono considerati “redditi diversi di natura finanziaria” e sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 26%. La tassazione scatta al superamento di determinate soglie di plusvalenza annua stabilite dalla normativa vigente.

La corretta tenuta della contabilità, la tracciabilità delle operazioni e una puntuale dichiarazione sono essenziali per una gestione fiscale serena e conforme alla legge. Data la complessità della materia, può essere utile rivolgersi a professionisti qualificati per una consulenza specifica.

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Di admin