L’ENEA ha presentato un innovativo servizio climatico progettato per mappare con precisione le aree costiere italiane più esposte al rischio di inondazione a causa dei cambiamenti climatici. Questo strumento avanzato integra modelli ad alta risoluzione, tecnologie satellitari e analisi sul campo per fornire dati essenziali alla pianificazione e alla tutela del territorio.
Come funziona il nuovo servizio di mappatura ENEA
Il sistema sviluppato dai ricercatori ENEA si basa su un approccio multidisciplinare che coinvolge climatologi, oceanografi, geologi ed esperti di sistemi informativi geografici (GIS). Il processo si articola in tre fasi distinte e complementari, pensate per garantire un’analisi dettagliata e affidabile.
- Fase 1: Identificazione delle aree vulnerabili. Utilizzando i modelli digitali del terreno disponibili su piattaforme nazionali ed europee, come il Portale Cartografico Nazionale e il programma Copernicus, vengono individuate le zone costiere che nei prossimi decenni saranno più sensibili all’innalzamento del livello del mare.
- Fase 2: Valutazione dei beni esposti. In questa fase, si procede a un’analisi approfondita delle categorie di beni e infrastrutture a rischio. Grazie a Modelli Digitali Terrestri (DTM) ad altissima risoluzione, è possibile esaminare vaste porzioni di territorio in tempi rapidi, identificando con precisione gli elementi più esposti.
- Fase 3: Rilievi sul campo. L’ultima fase prevede misurazioni dirette, campionamenti e analisi geologiche sul posto. Questi rilievi sono fondamentali per migliorare la qualità dei dati digitali e per rilevare fenomeni che i satelliti non possono cogliere singolarmente, come la tettonica, la subsidenza locale e le variazioni delle falde acquifere.
Aree già mappate e zone a maggior rischio
Il servizio è già stato applicato con successo in diverse aree pilota, fornendo le prime mappe di rischio dettagliate. Ad oggi, sono state completate le analisi per i seguenti litorali:
- Follonica-Piombino e Marina Di Campo (Toscana)
- Fertilia-Alghero (Sardegna)
- Parco Nazionale del Circeo, tra Latina e Sabaudia (Lazio)
Sono inoltre in fase di definizione le mappe per altre zone costiere strategiche, tra cui La Spezia, Roma, Napoli, Brindisi, Taranto e Cagliari. Gli studi hanno evidenziato che, entro la fine del secolo, le aree maggiormente esposte al rischio di inondazione sono le zone umide, le aree di retrospiaggia e alcune infrastrutture marittime come porti e opere di difesa. Le cause principali sono la bassa altitudine, i fenomeni di subsidenza (abbassamento del suolo) e il naturale assestamento delle strutture sul fondale marino.
L’importanza per la pianificazione e la tutela del territorio
Questo strumento non ha solo un valore scientifico, ma rappresenta un supporto concreto per i decisori pubblici e le amministrazioni. Le mappe di rischio forniscono una base di conoscenza indispensabile per pianificare strategie di adattamento efficaci e mirate. Comprendere quali aree saranno più vulnerabili permette di:
- Orientare gli interventi di difesa costiera: Progettare opere di protezione dove sono più necessarie, ottimizzando le risorse.
- Pianificare lo sviluppo urbano: Evitare la costruzione di nuove infrastrutture in aree a rischio e definire regole per l’edificazione sicura.
- Proteggere gli ecosistemi: Salvaguardare zone umide e aree naturali di pregio, fondamentali per la biodiversità.
- Prevenire i rischi per la popolazione: Informare i cittadini e le imprese sui potenziali pericoli, riducendo l’impatto di futuri eventi climatici.
L’obiettivo finale è creare un servizio climatico ad accesso aperto (open access) che metta a disposizione di tutti scenari affidabili e realistici, promuovendo una gestione del territorio più consapevole e resiliente.
L’iniziativa di ENEA segna un passo avanti fondamentale nella gestione dei rischi legati al cambiamento climatico, offrendo uno strumento pratico per proteggere le comunità costiere e il patrimonio nazionale. Una corretta pianificazione basata su dati scientifici è la chiave per affrontare le sfide future.
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