Secondo un rapporto pubblicato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), il 2022 ha segnato una notevole diminuzione dei focolai di Peste Suina Africana (PSA) sia negli allevamenti di maiali che tra i cinghiali selvatici all’interno dell’Unione Europea. Questo calo rappresenta un segnale incoraggiante, sebbene l’allerta rimanga alta per una malattia che ha un forte impatto sul settore zootecnico ed economico.

Il quadro europeo nel 2022: dati e tendenze

L’analisi dell’EFSA ha messo in luce un miglioramento tangibile rispetto all’anno precedente. I dati mostrano un quadro complesso, con progressi significativi in alcune aree e la persistenza di criticità in altre. La situazione generale evidenzia l’efficacia di alcune misure di controllo, pur confermando la necessità di non abbassare la guardia.

I principali risultati del rapporto per il 2022 includono:

  • Crollo dei focolai nei maiali domestici: Nell’Unione Europea si è registrata una diminuzione del 79% dei focolai negli allevamenti rispetto al 2021. Il calo è stato particolarmente evidente in Paesi come Romania, Polonia e Bulgaria.
  • Diminuzione nei cinghiali selvatici: Per la prima volta dal 2014, anno di comparsa della malattia nell’area, i casi segnalati nei cinghiali selvatici sono diminuiti del 40%.
  • Paesi più colpiti: Nonostante il miglioramento generale, la Romania si è confermata la nazione UE con il maggior numero di focolai (327), rappresentando l’87% del totale comunitario.
  • Persistenza della malattia: La Peste Suina Africana è stata notificata in otto Paesi dell’UE per quanto riguarda i suini domestici e in undici per i cinghiali selvatici, a dimostrazione di una diffusione ancora ampia.

Cos’è la Peste Suina Africana e perché è un problema

La Peste Suina Africana è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce esclusivamente i suidi, ovvero maiali e cinghiali. È caratterizzata da un tasso di mortalità molto elevato, che può raggiungere quasi il 100% negli animali infetti. La sua rapida diffusione la rende una delle minacce più gravi per il settore suinicolo a livello globale.

È fondamentale sottolineare che la Peste Suina Africana non è trasmissibile agli esseri umani e non rappresenta un rischio per la salute pubblica, né attraverso il contatto con animali infetti né tramite il consumo di carne suina o prodotti derivati. Il problema è di natura prettamente veterinaria ed economica.

Le conseguenze per l’economia e i consumatori

L’impatto della Peste Suina Africana va ben oltre la salute animale. Le conseguenze economiche sono pesanti e si ripercuotono sull’intera filiera, con effetti che possono arrivare fino al consumatore finale. Quando viene rilevato un focolaio, le autorità sanitarie impongono misure drastiche per contenere il contagio, tra cui l’abbattimento di tutti gli animali dell’allevamento colpito e l’istituzione di zone di restrizione che limitano la movimentazione di animali e prodotti.

Queste misure comportano:

  • Gravi perdite per gli allevatori: La perdita di interi allevamenti e le restrizioni commerciali causano danni economici diretti e ingenti.
  • Blocco delle esportazioni: I Paesi colpiti subiscono spesso divieti di esportazione di carne suina e prodotti derivati, con un forte impatto sulla bilancia commerciale.
  • Potenziale impatto sui prezzi: Sebbene il mercato sia globale, una riduzione significativa della produzione in aree importanti può generare tensioni sulla disponibilità di materia prima e, di conseguenza, una certa volatilità dei prezzi al consumo.

Prevenzione e vigilanza: le strategie di controllo

La lotta alla Peste Suina Africana si basa su una stretta collaborazione tra istituzioni, allevatori, veterinari e cacciatori. Poiché non esistono vaccini efficaci, la prevenzione è l’arma principale. Le strategie si concentrano sulla biosicurezza negli allevamenti, ovvero l’insieme di pratiche volte a impedire l’ingresso e la diffusione del virus.

L’EFSA ha promosso la campagna di sensibilizzazione “StopASF”, incoraggiando tutti gli attori coinvolti a individuare, prevenire e segnalare tempestivamente qualsiasi caso sospetto. La sorveglianza sulla popolazione di cinghiali selvatici, principale veicolo di diffusione del virus in natura, è altrettanto cruciale e vede i cacciatori come figure chiave nel monitoraggio del territorio.

Anche se i dati del 2022 indicano un’inversione di tendenza positiva, la Peste Suina Africana rimane una minaccia attiva in Europa. La vigilanza costante e l’applicazione rigorosa delle misure di controllo sono indispensabili per proteggere il patrimonio zootecnico e la stabilità economica del settore.

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Di admin