La sicurezza del latte che arriva sulle nostre tavole è un tema di fondamentale importanza per la salute pubblica. In questo contesto, una recente innovazione sviluppata da ENEA, in collaborazione con l’Università di Torino, rappresenta un significativo passo avanti. Si tratta di un kit diagnostico progettato per rilevare in modo rapido, economico ed efficace la presenza di aflatossina M1 nel latte crudo, una sostanza tossica che può avere serie ripercussioni sulla salute.

Cos’è l’aflatossina M1 e perché è un rischio

Le aflatossine sono micotossine, ovvero sostanze tossiche prodotte da alcuni tipi di funghi (muffe) del genere Aspergillus. Questi funghi possono contaminare i mangimi destinati agli animali da allevamento, come le mucche. Quando un animale ingerisce mangime contaminato con aflatossina B1, il suo organismo la metabolizza e la trasforma in aflatossina M1, che viene poi escreta nel latte.

Il principale pericolo associato a questa sostanza è la sua potenziale cancerogenicità per l’uomo. Per questo motivo, l’Unione Europea ha stabilito limiti molto severi per la sua concentrazione negli alimenti. Le normative vigenti fissano una soglia massima di 50 nanogrammi per litro (ng/l) nel latte crudo e trattato termicamente. Questo limite è ancora più basso, 25 ng/l, per i prodotti destinati a neonati e bambini, che sono tra i maggiori consumatori di latte.

Una delle sfide principali nel controllo di questa tossina è la sua resistenza. L’aflatossina M1 infatti:

  • Non è visibile a occhio nudo e non altera il sapore del latte.
  • È termostabile, il che significa che non viene eliminata dai comuni processi di trattamento termico come la pastorizzazione.
  • Può essere presente anche se l’animale ha ingerito mangime contaminato solo per un breve periodo.

Queste caratteristiche rendono essenziale disporre di strumenti di analisi precisi e rapidi per monitorare la filiera produttiva sin dall’origine.

Una soluzione innovativa basata sulle piante

Il kit messo a punto da ENEA si basa su una versione “green” del metodo ELISA, una delle tecniche di screening più diffuse e affidabili per la ricerca di tossine negli alimenti. La vera innovazione risiede nel modo in cui vengono prodotti gli anticorpi necessari per “catturare” e identificare la tossina nel campione di latte.

Invece di utilizzare i tradizionali e costosi sistemi basati su colture di cellule animali, i ricercatori hanno impiegato una tecnologia nota come Plant Molecular Farming (PMF). Questo approccio biotecnologico utilizza le piante come biofabbriche per produrre molecole complesse. Nello specifico, è stata usata una pianta del genere del tabacco, la Nicotiana benthamiana, per generare gli anticorpi monoclonali in grado di legarsi specificamente all’aflatossina M1, permettendone il rilevamento anche a concentrazioni molto basse, inferiori ai limiti di legge.

I vantaggi del nuovo kit diagnostico

L’utilizzo della tecnologia PMF offre numerosi vantaggi che rendono questo kit particolarmente promettente per le aziende lattiero-casearie e i laboratori di analisi. Il processo è più sostenibile, economico e scalabile rispetto ai metodi convenzionali. I principali punti di forza includono:

  • Costi ridotti: La coltivazione delle piante richiede investimenti minimi (serra, acqua, luce) rispetto ai bioreattori e agli ambienti sterili necessari per le colture cellulari animali.
  • Rapidità di produzione: L’intero processo, dalla preparazione del batterio che veicola l’informazione genetica alla raccolta delle foglie, richiede circa una settimana.
  • Elevata resa: È possibile estrarre una quantità significativa di anticorpi per chilogrammo di foglie, garantendo una produzione efficiente.
  • Scalabilità immediata: Per aumentare la produzione è sufficiente ampliare lo spazio di coltivazione delle piante, rendendo il sistema flessibile e adattabile alle esigenze del mercato.

Cosa significa per la sicurezza dei consumatori

Sebbene il kit sia uno strumento destinato agli operatori della filiera, i benefici finali ricadono direttamente sui consumatori. La disponibilità di un metodo di analisi più economico e rapido consente di aumentare la frequenza e la capillarità dei controlli sul latte crudo prima che entri nel ciclo di produzione. Questo rafforza l’intera catena della sicurezza alimentare, riducendo il rischio che prodotti non conformi possano raggiungere il mercato.

Un monitoraggio più efficace alla fonte permette di identificare tempestivamente eventuali partite di mangime contaminate e di isolare il latte non idoneo, garantendo che solo prodotti sicuri e controllati arrivino sulle tavole delle famiglie. Questa innovazione rappresenta quindi un importante strumento di prevenzione a tutela della salute pubblica.

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Di admin