Il governo italiano ha ufficialmente presentato la candidatura della cucina nazionale alla Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. L’iniziativa non mira a celebrare singole ricette, ma a riconoscere il valore dell’insieme di pratiche sociali, abitudini e saperi che rendono il cibo un elemento centrale dell’identità e della convivialità italiana.

Perché la cucina italiana è più di un semplice ricettario

La candidatura, intitolata “La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”, pone l’accento sul modo in cui gli italiani vivono il rapporto con il cibo. Non si tratta solo di ingredienti e preparazioni, ma di un vero e proprio rito collettivo che unisce le persone e si trasmette di generazione in generazione. La preparazione e il consumo di un pasto diventano un momento di condivisione, cura e incontro, sia in ambito familiare che nella ristorazione.

Il dossier evidenzia come la cucina italiana sia un mosaico di saperi locali, un’espressione di creatività e conoscenza che si fa tradizione. Al centro della proposta ci sono valori fondamentali che vanno oltre il gusto:

  • Sostenibilità: Un approccio basato sul non sprecare, sul riutilizzo degli avanzi e sull’uso di prodotti stagionali e locali.
  • Tutela della biodiversità: La valorizzazione delle innumerevoli varietà agricole e delle tradizioni alimentari territoriali.
  • Identità culturale: Il cibo come strumento di espressione della storia e della cultura di un popolo, un patrimonio che unisce i 60 milioni di italiani nel Paese e gli oltre 80 milioni di connazionali e loro discendenti all’estero.
  • Convivialità: Il pasto come pratica sociale che rafforza i legami familiari e comunitari.

Il percorso della candidatura e le prossime tappe

La proposta è stata avanzata congiuntamente dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e dal Ministero della Cultura. L’iter è stato avviato formalmente nel marzo 2023, con il supporto di un comitato scientifico e di importanti istituzioni culturali del settore enogastronomico.

Tra i principali promotori della candidatura figurano l’Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi e la storica rivista La Cucina Italiana. A sostenere l’iniziativa ci sono anche realtà di grande rilievo come Slow Food, la scuola internazionale di cucina ALMA, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e l’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI). Il processo di valutazione internazionale è in corso e la decisione finale da parte dell’UNESCO è attesa entro la fine del 2025.

Cosa significa il riconoscimento per i consumatori e per l’Italia

Ottenere il riconoscimento di Patrimonio Immateriale dell’Umanità non è un semplice titolo onorifico. Comporta una serie di benefici concreti e un impegno a livello nazionale e internazionale per la salvaguardia di queste tradizioni. Per i consumatori e per il Paese, questo traguardo significherebbe innanzitutto una maggiore consapevolezza del valore culturale del proprio stile di vita alimentare.

Inoltre, il sigillo UNESCO contribuirebbe a proteggere le pratiche autentiche dalla standardizzazione e dall’imitazione, promuovendo un turismo più consapevole e valorizzando le filiere produttive locali. Rappresenterebbe una garanzia di autenticità e qualità, rafforzando l’immagine dell’Italia nel mondo non solo come destinazione turistica, ma come custode di un patrimonio di saperi unico e prezioso per tutta l’umanità.

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Di admin