Il Mar Mediterraneo sta cambiando a un ritmo allarmante, e i suoi abitanti marini sono i primi a segnalarlo. Un innovativo progetto di ricerca, denominato ClimateFish, ha creato il primo database accessibile a tutti per monitorare la presenza di 15 specie di pesci considerate veri e propri indicatori biologici, o “sentinelle”, del cambiamento climatico. Questa iniziativa scientifica offre una fotografia dettagliata di come il riscaldamento delle acque stia ridisegnando la mappa della vita sottomarina.
Cos’è il progetto ClimateFish
ClimateFish è un database open access frutto della collaborazione tra l’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del CNR, il Centro Ricerche ENEA di Santa Teresa e altri istituti internazionali. L’obiettivo è fornire dati chiari e aggiornati sulla distribuzione di specie ittiche sensibili alle variazioni di temperatura. La ricerca si concentra su 15 specie target, suddivise in due gruppi principali:
- Sette specie autoctone: pesci nativi del Mediterraneo, scelti per la loro ampia distribuzione e la facilità di identificazione, la cui presenza o assenza fornisce indicazioni preziose.
- Otto specie esotiche: pesci provenienti dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, la cui espansione è un chiaro segnale della tropicalizzazione del bacino.
Per raccogliere i dati, i ricercatori hanno condotto un lavoro imponente durato 13 anni, realizzando oltre 3.000 campionamenti subacquei in sette Paesi del Mediterraneo e censendo più di centomila esemplari. A questo si è aggiunto il coinvolgimento delle comunità locali, intervistando oltre 500 pescatori per integrare le osservazioni scientifiche con la loro esperienza diretta e la memoria storica.
I segnali del cambiamento: meridionalizzazione e tropicalizzazione
Il Mediterraneo è considerato un vero e proprio hot-spot del cambiamento climatico, con un tasso di riscaldamento circa tre volte superiore a quello degli oceani. Questo fenomeno sta innescando due processi principali che modificano la fauna ittica.
Il primo è la meridionalizzazione, che consiste nello spostamento verso nord di specie autoctone che un tempo vivevano solo nelle aree più calde del bacino. Pesci come il pesce pappagallo mediterraneo e la donzella pavonina sono stati avvistati in aree sempre più settentrionali rispetto alla loro distribuzione originaria. Questo indica che le acque del nord stanno diventando sufficientemente calde per ospitarli stabilmente.
Il secondo fenomeno, ancora più impattante, è la tropicalizzazione. Si tratta dell’arrivo e della stabilizzazione di specie non autoctone di origine tropicale. Il loro numero è in costante crescita: se nel 2002 si contavano circa 90 specie aliene, nel 2020 il loro numero era salito a 188, di cui ben 106 provenienti dal Mar Rosso. La loro presenza è più concentrata nel settore orientale del Mediterraneo, dove il riscaldamento è più accentuato.
Le specie sotto osservazione e gli impatti sull’ecosistema
Tra le specie native monitorate, la donzella pavonina e la salpa sono tra le più rappresentate. Tuttavia, i ricercatori hanno notato una diminuzione della salpa, probabilmente a causa sia dell’aumento delle temperature sia della competizione con nuove specie erbivore tropicali. Al contrario, pesci predatori come il pesce serra e il barracuda mediterraneo stanno ampliando il loro areale verso nord.
Sul fronte delle specie esotiche, alcune stanno avendo un impatto ecologico notevole. Il pesce coniglio, ad esempio, è un erbivoro vorace che sta causando il fenomeno della desertificazione marina, brucando le foreste di alghe e alterando profondamente l’habitat costiero. Altre specie invasive, come il pesce palla maculato e il pesce flauto, sono sempre più comuni e rappresentano una minaccia per gli equilibri ecologici locali.
Cosa significa per i consumatori e per l’ambiente
Le trasformazioni in atto nel Mar Mediterraneo non sono solo una questione scientifica, ma hanno conseguenze dirette sull’ambiente, sulla pesca e sulla sicurezza dei consumatori. La scomparsa di alcune specie autoctone e l’arrivo di nuove specie aliene possono alterare la catena alimentare e ridurre la biodiversità.
Per il settore della pesca, questo significa adattarsi a un pescato che cambia, con la potenziale diminuzione di specie commerciali tradizionali e l’aumento di nuove risorse, non sempre valorizzabili sul mercato. Inoltre, la presenza di specie tossiche come il pesce palla maculato, se non correttamente riconosciuto, rappresenta un rischio concreto per la salute umana. È fondamentale che i consumatori siano informati e in grado di riconoscere le specie sicure, affidandosi a canali di vendita controllati e certificati.
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