La decisione di ridurre o sospendere l’assegno di mantenimento per i figli o per l’ex coniuge non può essere presa autonomamente. Un recente intervento della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: modificare unilateralmente l’importo stabilito dal giudice costituisce un reato, anche se il versamento continua a essere effettuato in forma parziale. Questa regola tutela i diritti dei beneficiari, in particolare dei minori, e stabilisce un percorso legale chiaro per chi si trova in difficoltà economiche.

Il principio della Cassazione: non si può decidere da soli

La sentenza n. 43032/2022 della Corte di Cassazione ha chiarito che il genitore o l’ex coniuge obbligato al versamento del mantenimento non ha il potere di ricalcolare o diminuire l’importo fissato in sede di separazione o divorzio. Qualsiasi modifica, anche se motivata da difficoltà personali, deve essere autorizzata da un nuovo provvedimento del tribunale.

Agire diversamente integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, previsto dall’articolo 570-bis del Codice Penale. La condotta illecita si configura non solo in caso di totale omissione, ma anche quando l’adempimento è solo parziale. Il semplice fatto di versare una somma inferiore a quella dovuta, senza un’autorizzazione del giudice, è sufficiente per far scattare le conseguenze penali.

Le giustificazioni non ammesse e i rischi concreti

Spesso, chi riduce l’assegno di mantenimento lo fa adducendo motivazioni personali, come la perdita del lavoro, una riduzione dello stipendio o la convinzione di aver già contribuito in altri modi al sostentamento dei figli. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, queste giustificazioni non sono sufficienti per evitare una condanna.

La Corte di Cassazione ha specificato che solo una condizione di “impossibilità assoluta” di adempiere all’obbligo può escludere la responsabilità penale. Non basta, quindi, trovarsi in una situazione di difficoltà economica. Le scuse più comuni che non vengono accettate includono:

  • Una temporanea disoccupazione o la cassa integrazione.
  • La convinzione che l’altro genitore abbia risorse sufficienti.
  • Aver sostenuto altre spese per i figli (come abbigliamento, visite mediche o regali) non concordate.
  • Aver versato somme direttamente ai figli maggiorenni invece che al genitore collocatario.

Il rischio non è solo quello di subire un’azione civile per il recupero delle somme non versate, ma anche di affrontare un procedimento penale che può concludersi con una condanna e macchiare la fedina penale.

Cosa fare in caso di difficoltà economiche: la procedura corretta

Se le proprie condizioni economiche cambiano in modo significativo e peggiorativo, non si deve agire d’impulso. La legge prevede una procedura specifica per chiedere la revisione dell’assegno di mantenimento. È l’unico modo per modificare legalmente l’importo e non incorrere in sanzioni.

I passaggi da seguire sono i seguenti:

  1. Raccogliere la documentazione: È necessario provare il cambiamento delle proprie condizioni economiche. Documenti utili includono lettere di licenziamento, nuove buste paga con importo ridotto, certificazioni di stato di disoccupazione o documentazione relativa a nuove e improrogabili spese (ad esempio, per motivi di salute).
  2. Presentare un ricorso in tribunale: Attraverso un avvocato, si deve presentare un’istanza di modifica delle condizioni di separazione o divorzio al tribunale competente. Nel ricorso si espongono i motivi della richiesta e si allegano le prove a supporto.
  3. Attendere la decisione del giudice: Sarà il giudice a valutare la situazione e a decidere se e in che misura ridurre l’importo dell’assegno. Fino a quando non interviene un nuovo provvedimento, l’obbligo di versare la somma originaria rimane pienamente valido.

Diritti e tutele per chi riceve il mantenimento

Il coniuge o il genitore che non riceve l’assegno di mantenimento per intero ha a disposizione due strumenti di tutela, che possono essere attivati anche contemporaneamente. Il primo è di natura civile e mira al recupero delle somme dovute, ad esempio attraverso un pignoramento dello stipendio o del conto corrente dell’obbligato. Il secondo è di natura penale e consiste nel presentare una querela per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Questa azione ha lo scopo di sanzionare la condotta illecita e disincentivare futuri inadempimenti.

È fondamentale agire tempestivamente per tutelare i propri diritti e quelli dei figli, che sono i principali beneficiari della protezione offerta dalla legge.

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Di admin