Ricevere un decreto ingiuntivo basato su una fattura non pagata può essere fonte di preoccupazione. Tuttavia, è fondamentale sapere che, in caso di contestazione, la sola fattura non costituisce una prova definitiva del debito. Il giudizio di opposizione, infatti, apre un vero e proprio processo in cui il creditore è tenuto a dimostrare con prove concrete la fondatezza della sua pretesa, e il documento contabile da solo non basta.
La differenza tra decreto ingiuntivo e giudizio di opposizione
Per comprendere il valore probatorio di una fattura, è necessario distinguere due fasi procedurali molto diverse. La prima è quella per l’emissione del decreto ingiuntivo, mentre la seconda è l’eventuale giudizio di opposizione.
Il decreto ingiuntivo è un provvedimento emesso da un giudice su richiesta di un creditore, basato su prove scritte come una fattura commerciale. Questa fase, detta “monitoria”, è rapida perché non prevede il contraddittorio, ovvero non viene ascoltata la versione del presunto debitore. In questo contesto, la fattura è considerata un documento sufficiente per ottenere l’ingiunzione di pagamento.
Se però il debitore presenta opposizione entro i termini di legge (solitamente 40 giorni dalla notifica), si apre un giudizio ordinario di cognizione. In questa nuova fase, la situazione si ribalta: il decreto ingiuntivo perde la sua efficacia provvisoria e spetta al creditore dimostrare pienamente il proprio diritto, come in una qualsiasi altra causa civile.
Perché la fattura da sola non basta come prova?
Nel giudizio di opposizione, la fattura commerciale perde il suo valore di prova legale sufficiente. La giurisprudenza consolidata la considera un atto di natura unilaterale, ovvero creato dalla stessa parte che intende avvalersene per dimostrare il proprio credito. Di conseguenza, non può costituire una prova a favore di chi l’ha emessa quando la controparte contesta l’esistenza o l’entità del debito.
La fattura può essere considerata al massimo un “mero indizio”, ma il creditore, che nel giudizio di opposizione assume il ruolo di attore sostanziale, ha l’onere di provare i fatti che costituiscono il fondamento del suo credito. Questo principio è stabilito dall’articolo 2697 del Codice Civile. Per adempiere a tale onere, il creditore deve fornire prove più solide, quali:
- Il contratto originario firmato dalle parti che ha dato origine alla fornitura.
- I documenti di trasporto (DDT) o le bolle di consegna che attestano la ricezione della merce.
- I rapporti di intervento o i fogli di lavoro che provano l’avvenuta prestazione del servizio.
- Corrispondenza (email, lettere raccomandate) in cui il debitore riconosce, anche implicitamente, il debito.
- Eventuali testimonianze di terzi.
Senza questi elementi, la pretesa del creditore rischia di essere respinta dal giudice, anche se inizialmente aveva ottenuto un decreto ingiuntivo.
Diritti e tutele del consumatore: come agire
Se hai ricevuto un decreto ingiuntivo che ritieni infondato, in tutto o in parte, è cruciale agire tempestivamente per tutelare i tuoi diritti. Ignorare l’atto non è una soluzione, poiché trascorsi i termini per l’opposizione, il decreto diventa definitivo ed esecutivo, consentendo al creditore di procedere con azioni forzate come il pignoramento dello stipendio o del conto corrente.
Ecco i passi da seguire:
- Non ignorare la notifica: La prima regola è agire entro i termini indicati nell’atto, che di norma sono 40 giorni.
- Verifica la richiesta: Analizza attentamente la documentazione. Il credito è realmente dovuto? L’importo è corretto? Il servizio o il bene è stato fornito come pattuito e senza difetti?
- Raccogli le prove a tua difesa: Metti insieme tutta la documentazione che possa contestare la pretesa: contratti, email di reclamo, ricevute di pagamento parziale, fotografie di prodotti difettosi o prove di servizi non eseguiti a regola d’arte.
- Presenta opposizione: Per opporsi a un decreto ingiuntivo è necessaria l’assistenza di un avvocato. L’opposizione avvia una causa vera e propria in cui potrai esporre le tue ragioni e contestare la pretesa del creditore.
In conclusione, un decreto ingiuntivo basato su una fattura non è una condanna definitiva. L’opposizione trasforma il procedimento in una causa ordinaria, dove il consumatore ha la piena possibilità di difendersi e il creditore ha l’obbligo di fornire prove concrete e complete, che vadano ben oltre la semplice emissione di un documento contabile.
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