Un avvocato che abusa del proprio ruolo per appropriarsi del denaro di persone fragili, di cui era stato nominato amministratore di sostegno, commette una violazione talmente grave da giustificare la sanzione più severa: la radiazione dall’albo. Lo ha stabilito il Consiglio Nazionale Forense (CNF) con una decisione che ribadisce i principi di lealtà, correttezza e probità che devono guidare la professione legale, specialmente quando si ha la responsabilità di proteggere i soggetti più deboli.
La vicenda: abuso di fiducia e sottrazione di fondi
Il caso riguarda una professionista che, incaricata come amministratrice di sostegno per diverse persone in condizioni di grave vulnerabilità, ha sistematicamente prelevato ingenti somme di denaro dai loro conti correnti. Utilizzando le carte bancomat di cui aveva la disponibilità per via del suo incarico, l’avvocatessa ha effettuato prelievi non autorizzati e non giustificati dagli interessi degli assistiti, causando loro un notevole danno patrimoniale. La condotta illecita è stata accertata sia in sede penale, con una condanna, sia in sede disciplinare.
L’avvocatessa ha agito approfittando della condizione dei suoi amministrati, persone spesso incapaci di monitorare i propri conti o di difendersi da tali abusi. La sua difesa, basata sulla presunta non provata estraneità dei prelievi agli interessi dei beneficiari e su un tentativo di ravvedimento, non è stata ritenuta sufficiente a mitigare la gravità dei fatti. Le prove raccolte hanno dimostrato in modo inequivocabile la sua responsabilità, evidenziando una gestione dei patrimoni priva di trasparenza e in palese violazione dei doveri imposti dal suo ruolo.
La decisione del Consiglio Nazionale Forense
Il Consiglio Nazionale Forense ha confermato la sanzione della radiazione, ritenendola proporzionata alla gravità della condotta. Il CNF ha sottolineato un principio fondamentale: anche se ogni singola violazione, presa isolatamente, non prevedesse la radiazione, la valutazione complessiva del comportamento dell’incolpata giustifica la massima sanzione. La ripetitività delle azioni, la loro durata nel tempo e la natura particolarmente odiosa dell’abuso, perpetrato ai danni di persone bisognose di protezione, costituiscono un quadro di eccezionale gravità.
Secondo il CNF, la condotta della professionista ha leso non solo i diritti e il patrimonio degli amministrati, ma anche l’onore e il decoro dell’intera categoria forense. L’avvocato, infatti, è un professionista su cui la collettività ripone un affidamento basato su lealtà e correttezza. Venir meno a questi doveri fondamentali, specialmente in un ruolo di pubblica funzione come quello dell’amministratore di sostegno, compromette la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella professione legale.
Il ruolo dell’Amministratore di Sostegno: doveri e responsabilità
L’amministratore di sostegno è una figura giuridica introdotta per assistere le persone che, a causa di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. Il suo compito è proteggere e supportare il beneficiario, non sostituirsi a lui se non per gli atti specificamente autorizzati dal Giudice Tutelare.
I suoi doveri principali includono:
- Agire nell’esclusivo interesse del beneficiario: ogni decisione e azione deve essere finalizzata al benessere e alla tutela della persona assistita.
- Gestire il patrimonio con diligenza: l’amministratore deve amministrare i beni del beneficiario in modo prudente e trasparente.
- Rendere conto della gestione: è obbligato a presentare periodicamente al Giudice Tutelare un rendiconto dettagliato delle entrate, delle uscite e di tutte le attività svolte.
- Ascoltare il beneficiario: deve tenere conto dei bisogni, delle aspirazioni e delle decisioni del beneficiario, per quanto possibile.
Come tutelarsi in caso di sospetta mala gestione
Casi come quello descritto evidenziano l’importanza della vigilanza da parte dei familiari e del controllo da parte dell’autorità giudiziaria. Se si sospetta che un amministratore di sostegno non stia agendo correttamente o stia abusando del proprio potere, è fondamentale agire tempestivamente. Il primo e più importante passo è presentare un’istanza al Giudice Tutelare che ha nominato l’amministratore e che supervisiona il suo operato. Il giudice ha il potere di chiedere chiarimenti, esaminare la documentazione contabile e, se accerta irregolarità, può revocare l’incarico e nominare un sostituto. Oltre alla segnalazione al giudice, è possibile denunciare i fatti all’autorità giudiziaria per le eventuali responsabilità penali e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di appartenenza per le sanzioni disciplinari.
La trasparenza e il controllo sono gli strumenti più efficaci per prevenire abusi e garantire che l’amministrazione di sostegno rimanga uno strumento di protezione e non di prevaricazione.
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