L’assegno di mantenimento, destinato ai figli o all’ex coniuge, non è una cifra statica. Per legge, il suo valore deve essere adeguato annualmente per contrastare gli effetti dell’inflazione e preservare il suo potere d’acquisto nel tempo. Questo processo, noto come rivalutazione, garantisce che l’importo continui a soddisfare le esigenze di vita quotidiana del beneficiario.
Come funziona la rivalutazione automatica
La rivalutazione dell’assegno di mantenimento è un meccanismo automatico che non richiede una nuova pronuncia del giudice ogni anno. L’obbligo di adeguare l’importo scatta per legge ed è direttamente legato alle variazioni del costo della vita, misurate ufficialmente dall’ISTAT.
Lo strumento di riferimento è l’indice FOI (Indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati), al netto dei tabacchi. L’ISTAT pubblica mensilmente questo dato, che riflette le fluttuazioni dei prezzi di un paniere di beni e servizi. L’adeguamento va calcolato ogni anno, a partire dalla data di decorrenza stabilita nella sentenza di separazione o divorzio.
Sebbene l’obbligo di rivalutazione sia esplicitamente previsto dalla legge sul divorzio (Legge n. 898/1970), la giurisprudenza ha da tempo esteso questo principio anche agli assegni stabiliti in sede di separazione, per garantire una tutela economica omogenea.
Guida pratica al calcolo dell’adeguamento
Calcolare l’importo rivalutato dell’assegno è un’operazione relativamente semplice, che non richiede competenze tecniche complesse. Il calcolo si basa sull’applicazione della variazione percentuale dell’indice ISTAT all’importo originario dell’assegno.
Per procedere correttamente, è necessario:
- Individuare l’importo base: Corrisponde alla somma mensile stabilita dal giudice nel provvedimento di separazione o divorzio.
- Trovare l’indice ISTAT di riferimento: È necessario consultare le tabelle di variazione dell’indice FOI pubblicate sul sito ufficiale dell’ISTAT. La variazione da applicare è quella registrata nei dodici mesi precedenti alla scadenza annuale.
- Applicare la percentuale: La variazione percentuale dell’indice va applicata all’importo base per determinare l’aumento.
Ad esempio, se un assegno di 500 euro mensili è stato fissato con decorrenza dal 1° marzo 2023, per calcolare l’importo dovuto dal 1° marzo 2024 si dovrà applicare la variazione percentuale dell’indice FOI registrata tra marzo 2023 e febbraio 2024. Se tale variazione fosse del 3%, l’aumento sarebbe di 15 euro (il 3% di 500). Il nuovo assegno mensile sarebbe quindi di 515 euro. Questo nuovo importo diventerà la base per la rivalutazione dell’anno successivo.
Diritti e tutele in caso di mancato adeguamento
La rivalutazione non è una facoltà, ma un obbligo preciso per la persona tenuta a versare l’assegno. Se l’adeguamento non viene applicato, il beneficiario ha il diritto di richiedere sia l’aggiornamento dell’importo corrente sia il pagamento delle differenze non corrisposte negli anni precedenti (arretrati).
Cosa fare se l’assegno non viene rivalutato?
- Comunicazione informale: Il primo passo può essere un contatto diretto con la controparte per ricordare l’obbligo di adeguamento, che potrebbe essere stato dimenticato in buona fede.
- Lettera di diffida: Se la comunicazione informale non produce risultati, è consigliabile inviare una lettera di diffida formale, tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) o raccomandata con avviso di ricevimento. In questa comunicazione si intima il pagamento dell’importo corretto e degli arretrati entro un termine preciso.
- Azione legale: Qualora anche la diffida restasse senza esito, è possibile agire per vie legali. La sentenza di separazione o divorzio costituisce un titolo esecutivo, che permette di avviare procedure per il recupero forzoso delle somme dovute, come il pignoramento dello stipendio o del conto corrente.
È importante ricordare che il diritto a richiedere gli arretrati derivanti dalla mancata rivalutazione si prescrive in cinque anni.
Monitorare l’adeguamento annuale dell’assegno è fondamentale per tutelare i propri diritti e garantire che il sostegno economico mantenga la sua efficacia nel tempo. Agire tempestivamente in caso di inadempienza è il modo migliore per evitare la perdita di somme importanti.
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