Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha confermato la sanzione della radiazione dall’albo per un’avvocatessa accusata di essersi appropriata indebitamente di ingenti somme di denaro appartenenti alle persone di cui era amministratrice di sostegno. La decisione, contenuta nella sentenza n. 127/2022, evidenzia la gravità di una condotta che viola i principi fondamentali di lealtà e correttezza, minando la fiducia dei cittadini nella figura dell’avvocato, specialmente quando opera in un ruolo di grande responsabilità e tutela.
La vicenda e le accuse contestate
Il caso riguarda una professionista che, nominata amministratrice di sostegno per diverse persone in condizioni di particolare vulnerabilità, ha utilizzato la sua posizione per prelevare sistematicamente denaro dai loro conti correnti. Le indagini hanno accertato che l’avvocatessa, in possesso delle carte bancomat dei suoi assistiti, effettuava prelievi non giustificati dagli interessi di questi ultimi, omettendo inoltre di presentare i rendiconti periodici al Giudice Tutelare, come previsto dalla legge.
La condotta illecita è emersa a seguito di una segnalazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza e di una denuncia alla Procura della Repubblica. Il procedimento disciplinare si è mosso parallelamente a quello penale, ed entrambi si sono conclusi con un accertamento di responsabilità. Il Consiglio Distrettuale di Disciplina ha quindi irrogato la massima sanzione prevista: la radiazione.
La decisione del Consiglio Nazionale Forense
L’avvocatessa ha presentato ricorso al CNF, sostenendo che non fosse stata provata la natura illecita dei prelievi e appellandosi alla propria incensuratezza. Tuttavia, il Consiglio Nazionale Forense ha respinto le sue argomentazioni, ritenendo la sua responsabilità pienamente dimostrata dal quadro probatorio. La sentenza sottolinea come la condotta non solo abbia causato un grave danno patrimoniale a soggetti fragili e impossibilitati a difendersi, ma abbia anche leso profondamente l’immagine dell’intera avvocatura.
Un punto chiave della decisione riguarda la severità della sanzione. Il CNF ha chiarito che, sebbene la radiazione non sia automaticamente prevista per ogni singola violazione, la pluralità, la gravità e la durata degli illeciti commessi giustificano ampiamente tale misura. L’organo disciplinare, infatti, ha il potere di valutare la condotta nel suo complesso, applicando per analogia i principi del codice penale sulla gravità del reato per determinare una sanzione proporzionata all’offesa arrecata al prestigio della professione.
Amministratore di Sostegno: un ruolo di fiducia e responsabilità
La figura dell’amministratore di sostegno è stata introdotta per tutelare le persone che, a causa di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. Nominato dal Giudice Tutelare, l’amministratore ha il compito di assistere il beneficiario, gestendone il patrimonio con la massima diligenza e agendo esclusivamente nel suo interesse.
Questo ruolo si fonda su un rapporto di fiducia assoluta. L’amministratore deve:
- Gestire le risorse economiche del beneficiario con trasparenza e correttezza.
- Soddisfare le necessità quotidiane e le aspirazioni della persona assistita.
- Rendere conto periodicamente del proprio operato al Giudice Tutelare.
- Ottenere l’autorizzazione del giudice per tutti gli atti di straordinaria amministrazione.
Casi come quello in esame rappresentano un tradimento di questa fiducia e un abuso della vulnerabilità altrui, rendendo necessarie sanzioni esemplari.
Tutele e azioni in caso di abusi
I cittadini devono sapere che esistono strumenti di controllo e tutela per prevenire e contrastare abusi da parte di un amministratore di sostegno. La vigilanza del Giudice Tutelare è il primo e più importante presidio di legalità. Se un familiare, un operatore sanitario o lo stesso beneficiario sospettano irregolarità nella gestione, è possibile intraprendere diverse azioni.
Ecco i passi da seguire in caso di sospetto abuso:
- Segnalazione al Giudice Tutelare: È il primo passo da compiere. Si può presentare un’istanza al tribunale che ha emesso il decreto di nomina, esponendo i dubbi e chiedendo una verifica sull’operato dell’amministratore. Il giudice può chiedere chiarimenti, esaminare i rendiconti e, se necessario, revocare l’incarico.
- Denuncia alle autorità: Se i fatti possono costituire un reato, come l’appropriazione indebita, è fondamentale sporgere denuncia o querela presso i Carabinieri, la Polizia di Stato o direttamente in Procura della Repubblica.
- Segnalazione all’ordine professionale: Se l’amministratore è un professionista iscritto a un albo (come un avvocato o un commercialista), è opportuno segnalare la condotta al relativo Consiglio di Disciplina, che avvierà un procedimento autonomo.
La vigilanza attiva da parte dei familiari e della rete di assistenza è cruciale per proteggere le persone più fragili da possibili abusi.
Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.
Per assistenza contatta Sportello Consumatori
Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org