La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha ribadito un principio fondamentale nella lotta alla violenza di genere: un rapporto sessuale imposto con la minaccia e con modalità degradanti costituisce violenza sessuale, anche se avviene all’interno di una relazione di coppia stabile. La decisione conferma che il legame affettivo non può mai diventare una giustificazione per la prevaricazione e la violenza.
Il Principio della Cassazione: il Consenso è Sempre Necessario
La vicenda esaminata dai giudici riguardava un uomo condannato per violenza sessuale continuata e aggravata ai danni della sua compagna convivente. L’imputato, nel suo ricorso, sosteneva che la costrizione non fosse stata pienamente provata e che la relazione includesse anche rapporti consenzienti. La Cassazione ha respinto questa linea difensiva, chiarendo che la presenza di momenti di intimità consensuale non annulla né giustifica gli episodi di violenza.
Il punto centrale della decisione è il concetto di consenso, che deve essere libero, specifico e manifesto in ogni occasione. L’esistenza di una relazione sentimentale non crea alcuna presunzione di consenso. Al contrario, la violenza è stata accertata sulla base di elementi chiari:
- Minacce e vilipendio: L’uomo utilizzava un linguaggio umiliante e minaccioso per costringere la partner.
- Uso di armi: La presenza di “armi bianche” in casa veniva usata come strumento per rafforzare le minacce e creare un clima di terrore.
- Testimonianze attendibili: Le dichiarazioni della vittima sono state ritenute credibili e coerenti, trovando inoltre riscontro nelle parole della figlia della coppia.
I giudici hanno sottolineato che la violenza si consumava nello spazio privato della camera da letto, dove la donna, atterrita, subiva gli abusi senza che all’esterno trapelasse nulla, un dettaglio che evidenzia la natura subdola e isolante della violenza domestica.
La Modalità “More Bestiarum” come Aggravante Morale
Un elemento che la Corte ha considerato di particolare gravità è stata l’intenzione dell’uomo di congiungersi con la compagna “more bestiarum”, ovvero “come con le bestie”. Questa espressione non descrive solo una pratica sessuale, ma rivela una concezione del rapporto basata sul dominio e sulla disumanizzazione del partner. Trattare la compagna come un oggetto o un animale è stato giudicato un atto profondamente lesivo della sua dignità.
Questa modalità, secondo la sentenza, è sintomo di una visione distorta delle relazioni umane, fondata sulla prevaricazione maschile e sulla negazione dell’altro come persona. Non si tratta quindi solo di un’aggressione fisica, ma di una violenza psicologica e morale che mira a cancellare l’identità e l’autostima della vittima. La Corte ha evidenziato come questo atteggiamento rappresenti un indice chiaro della gravità dei fatti e della pericolosità sociale dell’imputato.
Diritti e Tutele per le Vittime di Violenza
Questa sentenza rafforza la tutela per le vittime di violenza domestica e sessuale, spesso intrappolate in relazioni complesse dove il confine tra affetto e abuso può apparire sfumato. È fondamentale ricordare alcuni punti chiave:
- Il “no” è sempre valido: Il consenso deve essere esplicito, libero e può essere revocato in qualsiasi momento, indipendentemente dal tipo di relazione.
- La violenza non è solo fisica: Le minacce, le umiliazioni, il controllo economico e la violenza psicologica sono forme di abuso altrettanto gravi.
- Non è mai colpa della vittima: La responsabilità di un atto violento è sempre e solo di chi lo compie. Nessun comportamento o abbigliamento può giustificare un’aggressione.
- Cercare aiuto è il primo passo: Rompere l’isolamento è cruciale. Parlare con persone di fiducia, rivolgersi a centri antiviolenza o alle forze dell’ordine può salvare la vita.
Se ti trovi in una situazione di pericolo o subisci abusi, è importante sapere che non sei sola e che esistono strumenti concreti per proteggerti e uscire dalla spirale di violenza.
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