L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica fondamentale erogata dall’INPS, pensata per sostenere le persone a cui è stata riconosciuta un’invalidità civile totale e permanente. Questo aiuto non è legato al reddito o all’età del beneficiario, ma si basa esclusivamente sulla condizione di non autosufficienza, ovvero sull’impossibilità di camminare da soli o di compiere gli atti essenziali della vita quotidiana senza un’assistenza continua.

A chi spetta l’indennità di accompagnamento

Il diritto all’indennità di accompagnamento è riconosciuto a chi soddisfa precisi requisiti sanitari e amministrativi. Non si tratta di un sussidio basato sulla situazione economica, ma di un supporto concreto per garantire un’assistenza adeguata a chi ne ha più bisogno. La prestazione è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa e con altre pensioni, come quella di inabilità.

I requisiti fondamentali per accedere a questo beneficio sono:

  • Invalidità totale e permanente: È necessario il riconoscimento di un’invalidità civile del 100%.
  • Non autosufficienza: La persona deve trovarsi nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure non essere in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita (come vestirsi, lavarsi o mangiare).
  • Cittadinanza e residenza: Il richiedente deve essere cittadino italiano, cittadino dell’Unione Europea iscritto all’anagrafe del comune di residenza, o cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno di lungo periodo. È inoltre richiesta la residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

L’indennità spetta a prescindere dall’età del richiedente, coprendo quindi sia i minori che gli anziani, a patto che le condizioni sanitarie richieste siano state accertate.

Importo e caratteristiche della prestazione

L’importo dell’indennità di accompagnamento viene aggiornato annualmente. Per l’anno in corso, l’assegno mensile è pari a 531,76 euro e viene erogato per 12 mensilità. Una caratteristica importante di questa prestazione è che non è soggetta a tassazione IRPEF, quindi l’importo ricevuto è netto e non contribuisce a formare reddito imponibile.

Il pagamento decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda. È importante sottolineare che il beneficiario ha l’obbligo di comunicare all’INPS eventuali ricoveri di lunga durata, poiché questi possono influire sul diritto a ricevere l’assegno.

Casi particolari: minori e persone con più di 65 anni

La valutazione della non autosufficienza tiene conto delle specificità legate all’età del richiedente, ma i principi di base non cambiano.

Minorenni

Anche i minori hanno diritto all’indennità di accompagnamento se sussistono le condizioni di non autosufficienza. In questo caso, la valutazione si concentra sulle difficoltà a compiere gli atti tipici della loro età. Al compimento dei 18 anni, per i titolari di indennità di accompagnamento, è previsto il riconoscimento automatico della pensione di inabilità civile, a condizione che vengano soddisfatti i requisiti reddituali previsti per quest’ultima prestazione.

Persone con più di 65 anni

Per gli ultrasessantacinquenni, il riconoscimento del beneficio è legato alla verifica di difficoltà persistenti nello svolgimento dei compiti e delle funzioni proprie della loro età. L’analisi si concentra sulla perdita di autonomia e sulla necessità di un supporto costante per le attività quotidiane.

Quando l’indennità viene esclusa

Esistono alcune situazioni in cui, nonostante la presenza dei requisiti sanitari, l’indennità di accompagnamento non viene erogata. I principali casi di esclusione sono:

  • Ricovero a titolo gratuito: Se la persona è ricoverata in un istituto con retta a totale carico dello Stato o di un ente pubblico per un periodo superiore a 29 giorni.
  • Percezione di altre indennità: L’assegno non è cumulabile con prestazioni simili erogate per cause di guerra, di lavoro o di servizio. In questi casi, la legge consente al cittadino di scegliere il trattamento economico più vantaggioso.

Come presentare la domanda: la procedura passo dopo passo

Ottenere l’indennità di accompagnamento richiede un iter burocratico preciso. Seguire correttamente i passaggi è fondamentale per evitare ritardi o problemi nella gestione della pratica.

  1. Certificato medico introduttivo: Il primo passo è recarsi dal proprio medico di base, che compilerà e invierà telematicamente all’INPS il certificato medico (modello SS3), attestando la patologia. Al termine dell’operazione, il medico consegnerà al paziente una ricevuta con un codice identificativo univoco.
  2. Invio della domanda all’INPS: Entro 90 giorni dall’emissione del certificato medico, è necessario presentare la domanda di accertamento sanitario all’INPS. Questo può essere fatto in due modi: autonomamente, tramite il portale web dell’INPS (accedendo con SPID, CIE o CNS), oppure rivolgendosi a un patronato o a un’associazione di categoria, che offriranno supporto per la compilazione e l’invio telematico.
  3. Visita di accertamento medico-legale: Una volta inviata la domanda, il richiedente verrà convocato per una visita presso la Commissione Medica dell’ASL, integrata da un medico dell’INPS. Durante questa visita verrà valutata la condizione di non autosufficienza.
  4. Esito e decorrenza: Se la Commissione Medica riconosce il diritto, l’INPS invierà il verbale di invalidità e avvierà il processo di erogazione. Come già specificato, l’assegno spetta dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda.

L’intero processo può richiedere diversi mesi, ma è un diritto fondamentale per chi vive una condizione di grave disabilità. È consigliabile farsi assistere durante la procedura per garantire che tutta la documentazione sia corretta e completa.

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Di admin