Quando una coppia con figli si separa, la priorità assoluta per la legge è garantire il benessere dei minori. Il principio cardine è quello dell’affidamento condiviso, che mira a preservare il diritto del bambino a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. Tuttavia, esistono situazioni eccezionali in cui questo modello non è applicabile. Un’ordinanza della Corte di Cassazione ha recentemente ribadito che un’ostinata e totale mancanza di comunicazione da parte di un genitore può giustificare l’affidamento esclusivo all’altro, se tale comportamento danneggia i figli.

L’affidamento condiviso: la regola per il benessere dei figli

Dal 2006, la legge italiana stabilisce che l’affidamento condiviso è la modalità ordinaria di gestione dei figli in caso di separazione, divorzio o cessazione della convivenza. Questo non significa dividere equamente il tempo che i figli trascorrono con ciascun genitore, ma implica una condivisione delle responsabilità e delle decisioni più importanti relative alla loro educazione, istruzione e salute. L’obiettivo è tutelare il principio di bigenitorialità, assicurando che entrambi i genitori rimangano figure di riferimento attive e presenti nella vita dei figli, nonostante la fine della relazione di coppia.

Quando si decide per l’affidamento esclusivo?

L’affidamento esclusivo è una misura eccezionale, che il giudice può disporre solo quando l’affidamento condiviso risulti “contrario all’interesse del minore”. Non è sufficiente un semplice conflitto tra i genitori per giustificare questa scelta. È necessario che il comportamento di uno dei due sia talmente grave da rappresentare un concreto pregiudizio per l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico del figlio. La decisione del giudice si basa su una valutazione attenta e rigorosa della situazione specifica.

Le circostanze che possono portare all’affidamento esclusivo includono situazioni di particolare gravità, come:

  • Violenza fisica o psicologica esercitata nei confronti del figlio o dell’altro genitore.
  • Grave trascuratezza degli obblighi di cura, educazione e mantenimento.
  • Dipendenze da alcol o sostanze stupefacenti che rendono il genitore inadeguato al suo ruolo.
  • Comportamenti volti a denigrare o allontanare il figlio dall’altro genitore (nota come alienazione parentale).
  • Una totale e ingiustificata indisponibilità a comunicare e collaborare, tale da scaricare sui figli il peso della gestione quotidiana.

Il rifiuto di comunicare come pregiudizio per i figli: un caso concreto

L’ordinanza della Cassazione n. 27348/2022 ha esaminato un caso emblematico. Un padre si rifiutava sistematicamente di avere qualsiasi tipo di contatto con la madre, ignorando ogni tentativo di comunicazione riguardante i figli. Questo comportamento, secondo i giudici, non rappresentava un semplice litigio tra ex partner, ma un danno diretto ai minori. I figli erano costretti a una “precoce adultizzazione”, dovendo farsi carico di decisioni e comunicazioni che spettavano ai genitori, diventando di fatto dei mediatori involontari.

In questo contesto, il tribunale ha ritenuto che l’atteggiamento del padre fosse “gravemente pregiudizievole” per i figli. La sua incapacità di mettere da parte il conflitto personale per il bene dei minori ha reso l’affidamento condiviso impraticabile e dannoso. Di conseguenza, i giudici hanno disposto l’affidamento esclusivo alla madre, agendo nell’esclusivo interesse dei ragazzi, anche andando oltre le richieste iniziali della madre stessa, che aveva proposto un affidamento condiviso.

Diritti e doveri del genitore non affidatario

È importante chiarire che l’affidamento esclusivo non elimina la figura del genitore non affidatario. Quest’ultimo mantiene il diritto e il dovere di vedere i figli secondo le modalità stabilite dal giudice e di contribuire al loro mantenimento economico. Tuttavia, le decisioni di maggiore importanza (come la scelta della scuola, i trattamenti sanitari o la residenza) vengono prese dal genitore affidatario, che ha il compito di vigilare e informare l’altro genitore.

La scelta dell’affidamento esclusivo è sempre una decisione ponderata, che mira a proteggere i minori da situazioni familiari che potrebbero comprometterne la serenità e la crescita. Il conflitto tra genitori è un elemento doloroso di ogni separazione, ma non deve mai trasformarsi in un ostacolo al benessere dei figli.

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Di admin