Il rapporto tra un avvocato e il suo assistito è fondato sulla fiducia e sulla trasparenza. Un elemento cruciale di questo legame è l’obbligo del professionista di tenere il cliente costantemente aggiornato sullo stato della pratica. Non si tratta di una semplice cortesia, ma di un dovere deontologico preciso, la cui violazione può comportare sanzioni disciplinari severe, come la sospensione dall’esercizio della professione.
Il dovere di informazione: un obbligo deontologico
Il Codice di Deontologia Forense, in particolare all’articolo 27, stabilisce che l’avvocato ha il dovere di informare il cliente in modo chiaro ed esauriente sull’andamento del mandato. Questo obbligo non si limita a comunicare le date delle udienze o l’esito di un’istanza, ma include un’informativa completa che copre diversi aspetti:
- Stato della pratica: aggiornamenti costanti sulle iniziative intraprese, sugli sviluppi e su eventuali ostacoli.
- Percorsi alternativi: il legale deve illustrare la possibilità di ricorrere a strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, come la mediazione, quando disponibili e opportuni.
- Prevedibile durata e costi: il cliente ha diritto a ricevere una stima realistica dei tempi e dei costi del processo, inclusi gli oneri prevedibili.
- Decisioni strategiche: ogni scelta processuale rilevante deve essere condivisa e approvata dal cliente, che deve essere messo in condizione di comprendere le possibili conseguenze.
L’avvocato deve quindi agire sempre entro i limiti del mandato ricevuto, senza intraprendere iniziative arbitrarie o non concordate. La procura alle liti, infatti, non è una delega in bianco, ma uno strumento che autorizza il legale a compiere atti specifici nell’interesse dell’assistito.
Un caso concreto: la sospensione per violazione del mandato
Una recente decisione del Consiglio Nazionale Forense (sentenza n. 95/2022) ha confermato la gravità della violazione del dovere di informazione. Nel caso specifico, un avvocato era stato incaricato da una cliente di avviare unicamente un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) in una causa per responsabilità medica. Al termine di questa fase preliminare, la cliente aveva comunicato l’intenzione di prendersi una “pausa di riflessione” prima di decidere se procedere con la causa di merito.
Nonostante questa chiara indicazione, il legale ha avviato autonomamente il giudizio successivo, travalicando i limiti del mandato ricevuto. Il Consiglio Distrettuale di Disciplina, e successivamente il Consiglio Nazionale Forense, hanno ritenuto la condotta estremamente grave, confermando la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per un anno. Questa decisione sottolinea che l’iniziativa processuale appartiene al cliente e che l’avvocato non può sostituirsi a lui nelle decisioni fondamentali.
Diritti del cliente e come tutelarsi
Il consumatore che si affida a un legale ha diritti precisi che devono essere rispettati. Comprendere questi diritti è il primo passo per costruire un rapporto professionale sano e per tutelarsi in caso di problemi.
Ecco i punti fondamentali da tenere a mente:
- Diritto a un mandato chiaro: il mandato conferito all’avvocato deve specificare chiaramente i limiti del suo incarico. È sempre preferibile mettere per iscritto l’oggetto della prestazione.
- Diritto a essere informato: il cliente può e deve chiedere aggiornamenti periodici. Se le informazioni tardano ad arrivare, è legittimo sollecitarle.
- Diritto a dare il consenso: nessuna azione legale di rilievo (come iniziare una causa, fare un appello o accettare una transazione) può essere intrapresa senza il consenso esplicito del cliente.
- Diritto alla trasparenza sui costi: il cliente deve ricevere un preventivo scritto e essere informato di eventuali costi aggiuntivi che dovessero emergere nel corso del mandato.
Se si ha la sensazione che il proprio avvocato stia violando questi doveri, il primo passo è chiedere un chiarimento formale, preferibilmente tramite comunicazione scritta (come una PEC o una raccomandata A/R). Se l’inadempienza persiste, è possibile revocare il mandato in qualsiasi momento e, nei casi più gravi, presentare un esposto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di competenza, che avvierà un procedimento disciplinare per accertare eventuali responsabilità.
Il rapporto con il proprio avvocato deve essere basato sulla collaborazione e sulla chiarezza. Un cliente informato è un cliente più consapevole, in grado di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la propria tutela legale e di pretendere il rispetto dei propri diritti.
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