La percezione di un sostegno economico statale, come il reddito di cittadinanza, può avere conseguenze dirette sul diritto a ricevere l’assegno di divorzio. Una sentenza del Tribunale di Avellino ha stabilito un precedente importante, sottolineando come tale beneficio influenzi la valutazione delle condizioni economiche degli ex coniugi. Sebbene il reddito di cittadinanza sia stato sostituito dall’Assegno di Inclusione, i principi legali alla base di questa decisione rimangono validi e rilevanti.
Il caso: revoca dell’assegno per chi riceve il sussidio
La vicenda analizzata dal Tribunale di Avellino riguardava una richiesta di assegno di divorzio da parte di una donna che già percepiva il reddito di cittadinanza. Il giudice ha respinto la richiesta, revocando di fatto il sostegno economico che era stato precedentemente stabilito in fase di separazione. La decisione non è stata automatica, ma basata su una valutazione complessiva della situazione della coppia.
I fattori chiave che hanno portato alla revoca dell’assegno includevano:
- Breve durata del matrimonio: l’unione matrimoniale era durata solo due anni, un periodo considerato troppo breve per aver generato significative aspettative economiche o sacrifici professionali.
- Mancato contributo alla ricchezza familiare: non è stato dimostrato che la richiedente avesse contribuito in modo significativo alla formazione del patrimonio del marito o della famiglia.
- Assenza di rinunce professionali: la donna non ha fornito prove di aver sacrificato opportunità di carriera o aspirazioni personali per dedicarsi alla famiglia.
- Percezione del reddito di cittadinanza: questo elemento è stato decisivo, in quanto ha dimostrato sia la disponibilità di una fonte di reddito sia una potenziale capacità lavorativa.
La sentenza ha quindi valorizzato il fatto che il beneficio statale, essendo condizionato alla disponibilità del beneficiario a reinserirsi nel mondo del lavoro, è un indicatore della sua capacità di produrre reddito in autonomia.
I principi legali alla base della decisione
La giurisprudenza italiana ha da tempo chiarito la natura e la funzione dell’assegno di divorzio. Non si tratta di un semplice strumento assistenziale, ma di un meccanismo con una funzione perequativo-compensativa. L’obiettivo è riequilibrare le posizioni economiche degli ex coniugi, tenendo conto dei sacrifici che uno dei due ha compiuto a vantaggio della famiglia, rinunciando a proprie opportunità professionali e reddituali.
Per ottenere l’assegno, il coniuge richiedente ha l’onere di dimostrare:
- L’esistenza di una significativa disparità economica rispetto all’altro coniuge.
- Che tale disparità è una conseguenza diretta delle scelte condivise durante il matrimonio, come la decisione di dedicarsi alla cura della casa e dei figli.
- Di aver contribuito alla formazione del patrimonio comune o personale dell’altro coniuge.
In questo quadro, la percezione di un sussidio come il reddito di cittadinanza (o oggi l’Assegno di Inclusione) incide su due fronti: da un lato, costituisce un reddito effettivo che riduce la disparità economica; dall’altro, segnala un'”abilità al lavoro” che indebolisce la tesi dell’impossibilità di mantenersi autonomamente.
Cosa cambia con l’Assegno di Inclusione
Dal 2024, il reddito di cittadinanza è stato sostituito dall’Assegno di Inclusione. Tuttavia, i principi giuridici emersi nelle sentenze rimangono pienamente applicabili. L’Assegno di Inclusione è anch’esso una misura di sostegno economico condizionata all’adesione a un percorso personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa.
Di conseguenza, anche la percezione di questo nuovo sussidio può essere interpretata da un giudice come:
- Una fonte di reddito: l’importo ricevuto viene conteggiato nella valutazione complessiva delle risorse economiche del richiedente.
- Un indicatore di capacità lavorativa: l’adesione a percorsi di formazione e ricerca di lavoro dimostra che la persona è considerata idonea a svolgere un’attività professionale.
È fondamentale chiarire che non esiste alcun automatismo. La decisione di concedere, negare o revocare l’assegno di divorzio spetta sempre al giudice, che deve effettuare una valutazione comparativa delle condizioni economiche e patrimoniali di entrambi gli ex coniugi, considerando la storia del matrimonio e i contributi di ciascuno.
Diritti e tutele: cosa sapere
Se ti trovi in una situazione di divorzio e percepisci un sussidio statale, è importante essere consapevole dei tuoi diritti e doveri. La percezione di un beneficio come l’Assegno di Inclusione non comporta la perdita automatica del diritto all’assegno di divorzio, ma è un elemento che verrà attentamente considerato dal tribunale.
Il consiglio è di agire con la massima trasparenza, documentando la propria situazione economica in modo completo. Sarà cruciale dimostrare, se sussistono le condizioni, i sacrifici professionali compiuti durante il matrimonio e il contributo dato al benessere della famiglia, elementi che restano centrali per il riconoscimento di un assegno compensativo.
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