Chiedere l’elemosina non costituisce, di per sé, un reato in Italia. Tuttavia, la legge interviene per sanzionare comportamenti che superano la semplice richiesta di aiuto, trasformandola in un’attività molesta, fraudolenta o che sfrutta altre persone. Il reato di accattonaggio molesto è stato introdotto per tutelare i cittadini da forme di insistenza aggressiva e ingannevole, distinguendo nettamente la povertà dalla prevaricazione.
Cos’è il reato di accattonaggio molesto
Il reato di “esercizio molesto dell’accattonaggio” è disciplinato dall’articolo 669-bis del Codice Penale, introdotto con la legge sulla sicurezza del 2018. Questa norma non punisce chi chiede aiuto economico, ma sanziona chi lo fa utilizzando modalità specifiche che ledono la tranquillità e la libertà altrui. La legge interviene quando la richiesta di elemosina diventa un’imposizione o un inganno.
Le condotte che trasformano la semplice richiesta in reato sono principalmente tre:
- Modalità vessatorie: si verifica quando la richiesta è insistente, petulante o aggressiva, al punto da creare disagio o intimidire la persona a cui è rivolta. Rientrano in questa categoria comportamenti come seguire insistentemente i passanti, bloccare il passaggio o usare toni minacciosi.
- Simulazione di malattie o deformità: commette reato chi finge di avere patologie o menomazioni fisiche inesistenti con il chiaro scopo di impietosire le persone e ottenere un guadagno economico.
- Utilizzo di mezzi fraudolenti: questa categoria include qualsiasi altro tipo di inganno volto a manipolare la compassione altrui, come raccontare storie false o esibire documentazione contraffatta per suscitare pietà.
L’elemento centrale del reato non è quindi la richiesta di denaro, ma la molestia, la minaccia o la frode utilizzata per ottenerlo.
Le sanzioni previste dalla legge
Per chi commette il reato di accattonaggio molesto, il Codice Penale prevede sanzioni severe. La pena consiste nell’arresto da tre a sei mesi e in un’ammenda che va da 3.000 a 6.000 euro. Oltre alla sanzione penale, la legge stabilisce anche il sequestro obbligatorio di tutti gli oggetti utilizzati per commettere l’illecito e dei proventi ottenuti attraverso tale attività. Questa misura mira a colpire il patrimonio illecitamente accumulato e a disincentivare la reiterazione del reato.
Quando l’accattonaggio diventa un reato più grave
Esistono circostanze in cui l’accattonaggio assume contorni ancora più gravi, configurando reati specifici puniti con pene più aspre. Questi casi riguardano principalmente lo sfruttamento di altre persone, in particolare minori e individui vulnerabili.
Sfruttamento di minori
L’articolo 600-octies del Codice Penale punisce chiunque impieghi minori di 14 anni nell’accattonaggio. La legge è molto severa su questo punto e sanziona con la reclusione da uno a tre anni non solo chi si avvale direttamente del minore per mendicare, ma anche il genitore o tutore che permette che il bambino, affidato alla sua custodia, venga utilizzato per questo scopo. La tutela del minore è un principio fondamentale dell’ordinamento e nessuna giustificazione di natura culturale o sociale può legittimare lo sfruttamento infantile.
Organizzazione dell’accattonaggio altrui
La stessa norma punisce anche chi organizza l’accattonaggio di altre persone a scopo di profitto. Questo reato colpisce le reti criminali che reclutano, controllano e sfruttano individui in stato di bisogno, costringendoli a mendicare e trattenendo in tutto o in parte i loro guadagni. Anche in questo caso, la pena prevista è la reclusione da uno a tre anni. L’obiettivo è smantellare le organizzazioni che lucrano sulla disperazione altrui.
Diritti e tutele: come comportarsi
Di fronte a un episodio di accattonaggio, è importante saper distinguere una semplice richiesta di aiuto da un comportamento molesto o illegale. Se la richiesta è pacifica, la scelta di donare o meno è puramente personale. Se invece il comportamento diventa insistente, aggressivo o palesemente fraudolento, i cittadini hanno il diritto di tutelarsi.
Ecco alcune indicazioni pratiche:
- Riconoscere la molestia: se una persona ti segue, ti impedisce di camminare, ti insulta o diventa fisicamente invadente, si è di fronte a un illecito.
- Mantenere la calma: è consigliabile non ingaggiare discussioni o confronti diretti, che potrebbero degenerare. Allontanarsi con calma è la prima forma di autotutela.
- Segnalare alle autorità: se la situazione è grave o si ripete, è fondamentale segnalare l’accaduto alle forze dell’ordine (Polizia Locale, Carabinieri o Polizia di Stato). Fornire una descrizione accurata della persona e del luogo può aiutare a prevenire futuri episodi.
- Proteggere i minori: se si nota un minore impiegato nell’accattonaggio, la segnalazione alle autorità è un dovere civico per proteggere il bambino da una condizione di grave sfruttamento.
La legge tutela la sicurezza dei cittadini e punisce chi abusa della generosità pubblica con l’inganno o la prepotenza, senza criminalizzare chi si trova in una reale condizione di difficoltà.
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