La gestione dei dati personali è regolata da principi precisi, tra cui uno dei più importanti è la limitazione della conservazione. Contrariamente alla prassi diffusa di archiviare informazioni a tempo indeterminato, la normativa europea sulla privacy (GDPR) stabilisce che i dati non possono essere conservati per sempre. Esiste un limite temporale oltre il quale devono essere cancellati o resi anonimi, a tutela dei diritti dei cittadini.
Il principio di limitazione della conservazione
L’articolo 5 del GDPR, noto come Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, introduce il principio di “limitazione della conservazione”. Questo significa che i dati personali devono essere conservati in una forma che consenta l’identificazione degli interessati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati. In parole semplici, ogni dato raccolto ha uno scopo specifico e, una volta raggiunto tale scopo, non c’è più una ragione legittima per continuare a conservarlo.
Questo principio impone ai titolari del trattamento (aziende, professionisti, enti pubblici) un obbligo di gestione attiva dei dati. Non è sufficiente raccoglierli legalmente; è necessario anche pianificarne la cancellazione sicura o l’anonimizzazione. L’idea di conservare dati “perché potrebbero servire in futuro” non solo è contraria alla normativa, ma aumenta anche i rischi legati a possibili violazioni di sicurezza (data breach).
Quanto a lungo possono essere conservati i dati?
I tempi di conservazione dei dati personali variano in base alla finalità del trattamento. Non esiste un’unica scadenza valida per tutti, ma è possibile identificare alcune delle casistiche più comuni che interessano i consumatori e i cittadini.
- Clienti e fornitori: I dati necessari per la gestione di un contratto (ad esempio, un incarico professionale, un acquisto o la fornitura di un servizio) possono essere conservati per 10 anni dalla cessazione del rapporto. Questo termine coincide con il periodo di prescrizione ordinaria per le azioni contrattuali previsto dal Codice Civile.
- Obblighi fiscali e contabili: Le fatture, le scritture contabili e altri documenti fiscalmente rilevanti devono essere conservati per 10 anni, come imposto dalla normativa fiscale.
- Dati di candidati (Curriculum Vitae): I CV inviati per candidature spontanee o per posizioni specifiche dovrebbero essere conservati per un periodo limitato, generalmente considerato congruo tra i 6 e i 24 mesi, a meno che il candidato non fornisca un consenso per un periodo più lungo.
- Dati di dipendenti: Le informazioni relative a un rapporto di lavoro possono essere conservate fino a 10 anni dopo la sua conclusione, per adempiere a obblighi legali, previdenziali e fiscali.
- Marketing e profilazione: I dati raccolti per finalità di marketing diretto o per la profilazione degli utenti possono essere trattati solo con il consenso esplicito dell’interessato. Tale consenso non è eterno e può essere revocato in qualsiasi momento. In genere, si ritiene che il consenso per finalità di marketing debba essere rinnovato dopo 24 mesi, mentre quello per la profilazione dopo 12 mesi.
Diritti del consumatore: cosa fare se i dati non vengono cancellati
Ogni cittadino ha il diritto di chiedere la cancellazione dei propri dati personali quando questi non sono più necessari rispetto alle finalità per cui sono stati raccolti. Questo è noto come “diritto all’oblio”. Se sospetti che un’azienda o un professionista stia conservando i tuoi dati oltre i limiti di tempo consentiti, puoi agire per tutelare i tuoi diritti.
Ecco i passaggi da seguire:
- Contatta il Titolare del Trattamento: Il primo passo è inviare una richiesta formale di cancellazione direttamente all’azienda o all’ente che detiene i tuoi dati. La richiesta dovrebbe essere chiara e, se possibile, inviata tramite un canale tracciabile (come una PEC o una raccomandata).
- Attendi la risposta: Il titolare ha un mese di tempo per rispondere alla tua richiesta. Questo termine può essere prorogato di altri due mesi in casi di particolare complessità.
- Rivolgiti al Garante per la Protezione dei Dati Personali: Se non ricevi risposta o se la risposta è insoddisfacente, puoi presentare un reclamo formale al Garante della Privacy.
È fondamentale essere consapevoli che la privacy non è solo un insieme di obblighi per le aziende, ma anche un complesso di diritti che ogni individuo può e deve esercitare per proteggere le proprie informazioni personali.
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