Durante una separazione o un divorzio, una delle decisioni più delicate riguarda il destino dell’abitazione in cui viveva la famiglia. Questo provvedimento, noto come assegnazione della casa familiare, stabilisce quale dei due coniugi continuerà a vivere nell’immobile. La sua finalità principale non è economica, ma la tutela del benessere dei figli, per garantire loro stabilità in un momento di grande cambiamento.

Qual è lo scopo dell’assegnazione della casa?

L’obiettivo primario dell’assegnazione della casa familiare è proteggere la prole. La legge mira a preservare l’habitat domestico dei figli, consentendo loro di rimanere nell’ambiente in cui sono cresciuti, mantenendo le proprie abitudini, le amicizie e i punti di riferimento. Si tratta di una misura pensata per attenuare il trauma psicologico derivante dalla disgregazione del nucleo familiare.

È fondamentale comprendere che l’assegnazione non rappresenta una forma di sostegno economico per il coniuge più debole, né un modo per trasferire la proprietà dell’immobile. La sua funzione è strettamente legata all’interesse dei figli a conservare la continuità di vita. Per questo motivo, il valore dell’utilizzo della casa viene comunque considerato dal giudice nella determinazione dell’assegno di mantenimento per i figli e, eventualmente, per il coniuge.

I presupposti fondamentali per l’assegnazione

Perché il giudice disponga l’assegnazione della casa familiare, devono essere presenti specifici presupposti. Il criterio determinante è la presenza di figli e il loro affidamento o collocamento presso uno dei due genitori.

Le condizioni principali sono:

  • Presenza di figli minori: L’assegnazione è quasi automatica in presenza di figli minorenni, che continueranno a vivere nella casa con il genitore collocatario.
  • Presenza di figli maggiorenni non autosufficienti: Il diritto può essere esteso anche in caso di figli maggiorenni che non abbiano ancora raggiunto l’indipendenza economica, purché convivano stabilmente con il genitore richiedente.
  • Affidamento o collocamento: La casa viene assegnata al genitore con cui i figli vivono prevalentemente, indipendentemente da chi sia il proprietario dell’immobile.

Cosa succede in assenza di figli?

In una coppia senza figli, o con figli ormai adulti e indipendenti, la regola generale è che non si procede all’assegnazione della casa familiare. Se l’immobile è di proprietà di uno solo dei coniugi, questi ha diritto a rientrarne in possesso. Se è in comproprietà, si procederà con la divisione del bene, che può avvenire tramite la vendita a terzi con ripartizione del ricavato o con l’acquisto della quota dell’altro da parte di uno dei due.

La tutela del coniuge economicamente più debole, in questi casi, non avviene tramite l’assegnazione della casa, ma attraverso il riconoscimento di un assegno di mantenimento, se ne sussistono i presupposti.

Diritti, tutele e revoca del provvedimento

L’assegnazione della casa familiare è un diritto importante, ma non è né definitivo né immutabile. Esistono strumenti per renderlo effettivo e circostanze che possono portarne alla revoca.

La trascrizione del provvedimento

Per tutelare pienamente il diritto di abitare nella casa, il provvedimento di assegnazione del giudice può e deve essere trascritto nei registri immobiliari. Questa formalità lo rende “opponibile ai terzi”. In pratica, se il coniuge proprietario decidesse di vendere l’immobile, l’acquirente sarebbe obbligato a rispettare il diritto di abitazione del genitore assegnatario fino alla sua revoca. Senza trascrizione, questo diritto potrebbe essere messo a rischio.

Quando viene revocata l’assegnazione?

Il diritto di abitare nella casa familiare cessa quando vengono meno le condizioni che lo hanno giustificato. La revoca può essere richiesta al giudice al verificarsi di una delle seguenti situazioni:

  • I figli diventano maggiorenni e raggiungono l’indipendenza economica.
  • Il genitore assegnatario cessa di abitare stabilmente nell’immobile.
  • L’assegnatario intraprende una nuova convivenza stabile (more uxorio) o si risposa.
  • I figli trasferiscono la loro residenza altrove.

In ogni caso, la decisione sulla revoca viene sempre presa valutando il superiore interesse dei figli.

È possibile un’assegnazione parziale?

In casi rari, se l’immobile è particolarmente grande e divisibile, e soprattutto se i rapporti tra gli ex coniugi sono sereni, il giudice potrebbe disporre un’assegnazione parziale, creando due unità abitative distinte. Questa soluzione permette ai figli di mantenere un rapporto continuativo e quotidiano con entrambi i genitori.

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Di admin