Il reato di stalking, o atti persecutori, non si manifesta sempre attraverso un contatto diretto tra il persecutore e la sua vittima. Esiste una forma più subdola ma altrettanto dannosa: lo stalking per interposta persona. Si tratta di una strategia in cui le molestie vengono rivolte a persone vicine alla vittima, come familiari, amici o colleghi, con l’obiettivo di generare ansia, paura e condizionarne la vita. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito con chiarezza che anche queste condotte indirette costituiscono reato a tutti gli effetti.
Cos’è lo Stalking per Interposta Persona?
Lo stalking per interposta persona, o indiretto, si verifica quando un individuo, per perseguitare la sua vittima designata, non la contatta direttamente, ma agisce molestando o minacciando persone a lei legate da un rapporto significativo. L’intento è quello di creare un clima di terrore che arrivi alla vittima “di rimbalzo”, sfruttando i suoi legami affettivi o professionali come strumento di pressione psicologica.
Questa tattica mira a isolare la vittima, a farla sentire impotente e a dimostrarle che il persecutore può raggiungerla ovunque, anche senza un approccio fisico. Le persone coinvolte diventano, loro malgrado, veicoli del messaggio persecutorio, amplificando l’impatto emotivo sulla vittima principale.
Le Condizioni per Configurare il Reato
Affinché le molestie indirette siano legalmente riconosciute come stalking, la giurisprudenza ha stabilito che devono essere presenti due condizioni fondamentali. Non è sufficiente che il persecutore molesti una persona vicina alla vittima; è necessario che l’azione sia chiaramente finalizzata a colpire quest’ultima.
Le due condizioni sono:
- La consapevolezza del persecutore: L’autore delle molestie deve agire con la ragionevole certezza che la vittima principale verrà a conoscenza delle sue azioni. Deve quindi esserci l’intenzione di usare la persona terza come un canale per far arrivare il proprio messaggio minatorio o molesto.
- L’effettiva conoscenza da parte della vittima: La vittima deve essere effettivamente informata delle molestie subite dalle persone a lei vicine. È questa conoscenza che genera in lei lo stato di ansia, paura o il fondato timore per la propria incolumità, elementi che caratterizzano il reato di atti persecutori.
In assenza di questi requisiti, si potrebbero configurare altri reati (come molestie o minacce verso i terzi), ma non necessariamente quello di stalking nei confronti della vittima principale.
Forme di Molestia Indiretta e Impatto sulla Vittima
Le modalità con cui si può manifestare lo stalking indiretto sono varie e spesso utilizzano strumenti digitali per amplificarne la portata. La finalità è sempre quella di provocare uno degli eventi previsti dalla legge: un grave e perdurante stato di ansia o di paura, un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto, o la costrizione a modificare le proprie abitudini di vita.
Alcuni esempi comuni di molestie per interposta persona includono:
- Inviare messaggi minatori o denigratori al nuovo partner della vittima.
- Contattare ripetutamente i genitori o i figli della vittima con telefonate o messaggi assillanti.
- Pubblicare commenti offensivi o informazioni false sui profili social di amici e colleghi della vittima, menzionandola indirettamente.
- Presentarsi insistentemente sul luogo di lavoro della vittima per parlare con i suoi superiori o colleghi.
- Danneggiare beni di proprietà di persone vicine alla vittima, come l’auto di un amico o del partner.
L’impatto psicologico di queste azioni è devastante, poiché la vittima si sente responsabile per la sofferenza arrecata ai propri cari e vive in un costante stato di allerta.
Cosa Fare per Tutelarsi
Se si è vittima di stalking per interposta persona, è fondamentale non sottovalutare la situazione e agire per proteggere sé stessi e le persone coinvolte. Il primo passo è riconoscere che si tratta di un reato e che esistono strumenti legali per difendersi. È cruciale raccogliere quante più prove possibili delle molestie, anche se non sono dirette personalmente.
Si consiglia di:
- Conservare ogni prova: Salvare screenshot di messaggi, email, commenti sui social network e registrare le telefonate moleste ricevute dalle persone vicine.
- Raccogliere testimonianze: Chiedere agli amici, familiari o colleghi coinvolti di scrivere un resoconto dettagliato degli episodi subiti, con date e orari.
- Non rispondere alle provocazioni: Evitare qualsiasi tipo di interazione con il persecutore, sia diretta che indiretta.
- Presentare una querela: Rivolgersi alle forze dell’ordine (Polizia di Stato o Carabinieri) per sporgere querela. È importante spiegare chiaramente che le molestie ai danni di terzi sono finalizzate a perseguitare voi.
Affrontare una situazione di stalking indiretto può essere complesso e stressante. Richiedere il supporto di un legale e di professionisti specializzati può fare la differenza per uscire dalla spirale di paura e riprendere il controllo della propria vita.
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