L’installazione di telecamere di videosorveglianza finte è una pratica diffusa, spesso adottata come deterrente a basso costo per scoraggiare malintenzionati. Tuttavia, quella che può sembrare una soluzione innocua e intelligente nasconde in realtà significative implicazioni legali. Sebbene una telecamera finta non tratti dati personali, la sua sola presenza può generare responsabilità civili e condurre a richieste di risarcimento danni. È fondamentale comprendere la distinzione tra un’azione non sanzionata dalla normativa sulla privacy e un comportamento considerato comunque illegittimo dall’ordinamento.

Telecamere finte e la normativa sulla privacy (GDPR)

Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) si applica esclusivamente al trattamento dei dati personali. Una telecamera finta, spenta o non funzionante, per sua natura, non registra immagini e, di conseguenza, non tratta alcun dato. Per questo motivo, l’installazione di un dispositivo simile non costituisce una violazione diretta delle norme sulla privacy. Lo stesso Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito che, in assenza di trattamento di dati, il GDPR non entra in gioco.

Questa precisazione, però, non rende la pratica priva di conseguenze. Se da un lato non si rischiano sanzioni per violazione della privacy, dall’altro si entra in un’area grigia che riguarda la responsabilità civile e il principio di correttezza. L’assenza di trattamento dati è solo uno degli aspetti da considerare; ben più rilevanti sono gli effetti che tale installazione produce sui comportamenti delle persone.

Perché un’installazione finta è considerata illegittima?

Il Garante per la privacy ha stabilito che, anche se non comporta un trattamento di dati, un sistema di videosorveglianza finto o la semplice affissione di cartelli informativi in assenza di telecamere reali sono pratiche illegittime. Il motivo risiede nel “condizionamento” che questi strumenti esercitano sui comportamenti delle persone. Chiunque noti una telecamera o un avviso di sorveglianza è portato a modificare il proprio comportamento, sentendosi osservato.

Questo condizionamento, basato su un presupposto falso, limita la libertà di movimento e crea un’aspettativa di sicurezza che non corrisponde alla realtà. L’illegittimità non deriva quindi dalla violazione di una norma specifica sulla privacy, ma dalla lesione di principi più ampi come la buona fede e il legittimo affidamento. Si ingenera nel pubblico una percezione di controllo e protezione che è, di fatto, inesistente.

I rischi concreti: il risarcimento per falso affidamento

La conseguenza più grave dell’installazione di una finta videosorveglianza è il rischio di un’azione legale per risarcimento danni basata sul cosiddetto “falso affidamento”. Un individuo che subisce un danno (come un furto, un’aggressione o un atto vandalico) in un’area che credeva sorvegliata potrebbe citare in giudizio chi ha installato le telecamere finte.

Il ragionamento legale è semplice: l’installatore, creando una falsa apparenza di sicurezza, ha indotto la vittima a fidarsi di un livello di protezione inesistente, magari portandola ad adottare meno cautele personali. Se si riesce a dimostrare il nesso tra il falso affidamento e il danno subito, il giudice potrebbe riconoscere il diritto a un risarcimento.

I contesti in cui questo rischio si manifesta sono molteplici:

  • Condomini: L’amministratore o l’assemblea che installa finte telecamere nelle aree comuni potrebbe essere ritenuto responsabile per furti negli appartamenti o danni nelle zone condominiali.
  • Esercizi commerciali: Un negoziante che utilizza dispositivi finti potrebbe essere chiamato a rispondere dei danni subiti dai clienti all’interno o nelle pertinenze del negozio, come un parcheggio.
  • Aree private aperte al pubblico: Il proprietario di un parcheggio a pagamento che espone cartelli di videosorveglianza senza avere un impianto funzionante rischia di dover risarcire i proprietari dei veicoli rubati o danneggiati.

La possibilità di dimostrare l’incongruenza tra la segnaletica e la realtà è spesso semplice, esponendo il responsabile a conseguenze economiche significative.

Alternative corrette e tutela dei consumatori

La soluzione per chi desidera aumentare la sicurezza non è affidarsi a deterrenti fittizi, ma installare un sistema di videosorveglianza reale e conforme alla legge. Un impianto a norma non solo offre una protezione efficace, ma mette al riparo da contestazioni legali. Per essere in regola, è necessario rispettare alcuni principi fondamentali: informare chiaramente della presenza delle telecamere con apposita segnaletica, limitare le riprese alle aree strettamente necessarie, conservare le immagini per un periodo di tempo limitato e garantire i diritti degli interessati.

Per i consumatori e i cittadini, è importante essere consapevoli che la presenza di un cartello o di una telecamera non è sempre garanzia di sicurezza. In caso di danno subito in un’area apparentemente sorvegliata, è consigliabile verificare se l’impianto fosse realmente esistente e funzionante, poiché potrebbero sussistere i presupposti per una richiesta di risarcimento.

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Di admin