Molti consumatori che hanno firmato una fideiussione omnibus per garantire un prestito potrebbero avere importanti strumenti di tutela a loro disposizione. Numerosi contratti di questo tipo, redatti su un modello standard predisposto dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI), contengono clausole considerate illegittime perché violano la normativa sulla concorrenza. Una storica sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha fatto chiarezza, stabilendo che tali clausole sono nulle, con conseguenze significative per i diritti dei garanti.
Il Modello ABI e le Clausole Antitrust
Il problema nasce da un’indagine della Banca d’Italia che, già nel 2005, ha accertato che alcune clausole presenti nello schema contrattuale tipo per la fideiussione omnibus, promosso dall’ABI, erano il risultato di un’intesa restrittiva della concorrenza. Di conseguenza, queste clausole sono state dichiarate contrarie alla normativa antitrust.
Le clausole incriminate, spesso identificate con gli articoli 2, 6 e 8 del modello ABI, sono particolarmente svantaggiose per il fideiussore. Esse includono:
- La clausola di “reviviscenza”: impone al garante di rimborsare alla banca le somme che il creditore aveva già incassato ma che è stato costretto a restituire in seguito, ad esempio, ad annullamento o revoca dei pagamenti.
- La deroga all’articolo 1957 del Codice Civile: permette alla banca di agire contro il garante anche molto tempo dopo la scadenza del debito principale, rinunciando ai termini di decadenza previsti dalla legge.
- La clausola di “sopravvivenza”: mantiene in vita la garanzia anche in caso di invalidità o inefficacia dell’obbligazione principale.
La presenza di queste clausole nei contratti individuali stipulati “a valle” li rende parzialmente illegittimi, poiché derivano da un’intesa illecita “a monte”.
La Decisione della Cassazione: Nullità Parziale
Per anni, i tribunali hanno dibattuto sulle conseguenze di questa illegittimità. Alcuni sostenevano la nullità dell’intero contratto di fideiussione, mentre altri propendevano per una nullità limitata alle sole clausole contestate. Con la sentenza n. 41994 del 30 dicembre 2021, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto il contrasto.
I giudici hanno stabilito il principio della nullità parziale. Questo significa che non è l’intero contratto a essere nullo, ma solo le singole clausole che riproducono lo schema ABI vietato. La fideiussione, quindi, rimane valida ed efficace, ma viene “depurata” dalle parti considerate lesive della concorrenza. Questa interpretazione si basa sul principio di conservazione del contratto, che mira a preservarne gli effetti per quanto possibile, eliminando solo gli elementi illeciti.
Cosa Cambia per i Consumatori e i Garanti
Questa decisione ha implicazioni pratiche fondamentali per chi ha firmato una fideiussione. La nullità delle clausole abusive ripristina le tutele previste dalla legge, che il modello ABI aveva eliminato. La conseguenza più rilevante riguarda la clausola che deroga all’articolo 1957 del Codice Civile.
Senza questa clausola, torna pienamente applicabile la norma di legge, la quale stabilisce che la banca ha l’onere di agire per il recupero del proprio credito entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione principale. Se la banca non avvia le azioni legali contro il debitore principale entro questo termine, il garante è liberato da ogni obbligo. Molte banche, facendo affidamento sulla clausola ora dichiarata nulla, hanno spesso atteso più a lungo, perdendo di fatto il diritto di rivalersi sul fideiussore.
Come Verificare la Propria Posizione
Se hai firmato una fideiussione omnibus, è fondamentale verificare il tuo contratto per capire se puoi beneficiare di queste tutele. Ecco i passaggi da seguire:
- Recupera il contratto di fideiussione: Richiedine una copia alla banca se non ne sei in possesso.
- Confronta il testo: Verifica se il tuo contratto contiene formulazioni identiche o molto simili a quelle delle clausole dichiarate nulle (in particolare la deroga all’art. 1957 c.c.).
- Analizza le tempistiche: Controlla quando è scaduto il debito principale e quando la banca ha avviato le azioni di recupero nei tuoi confronti. Se sono passati più di sei mesi, potresti essere liberato dalla garanzia.
La nullità può essere fatta valere in qualsiasi momento, anche in un giudizio già in corso, e può portare all’annullamento di un decreto ingiuntivo o di altre richieste di pagamento da parte della banca.
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