Molti contratti di fideiussione omnibus, stipulati per garantire le obbligazioni di un debitore verso una banca, contengono clausole che ricalcano uno schema standard predisposto dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI). La Corte di Cassazione ha stabilito che, se queste clausole violano la normativa antitrust, il contratto non è interamente nullo, ma lo sono solo le clausole specifiche. Questa nullità parziale può avere conseguenze decisive per i garanti, portando anche alla revoca di richieste di pagamento per centinaia di migliaia di euro.

Il modello ABI e le clausole anticoncorrenziali

Il problema nasce da un’intesa restrittiva della concorrenza accertata nel 2005 dalla Banca d’Italia e dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’indagine ha rivelato che lo schema contrattuale standard per la fideiussione omnibus, promosso dall’ABI, conteneva clausole che limitavano la concorrenza tra gli istituti di credito, ponendo i garanti in una posizione di eccessivo svantaggio. Di conseguenza, le fideiussioni stipulate “a valle” che riproducono fedelmente tale schema sono state oggetto di un lungo contenzioso legale.

Le clausole incriminate, considerate lesive della concorrenza, sono principalmente tre:

  • Clausola di reviviscenza: Prevede che la garanzia resti valida anche nel caso in cui l’obbligazione principale venga annullata o revocata. In pratica, il garante sarebbe tenuto a pagare anche se il debito originario venisse meno.
  • Clausola di sopravvivenza: Impone al garante di pagare immediatamente “a prima richiesta” e senza poter opporre eccezioni relative al rapporto tra la banca e il debitore principale.
  • Deroga all’articolo 1957 del Codice Civile: Questa è la clausola più critica. L’articolo 1957 stabilisce che il creditore (la banca) deve agire contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione per non perdere il diritto di rivalersi sul garante. La clausola ABI derogava a questo termine, lasciando il garante esposto a richieste di pagamento per un tempo indefinito.

La decisione della Cassazione e la nullità parziale

Per anni, i tribunali hanno dibattuto se la presenza di queste clausole rendesse nullo l’intero contratto di fideiussione o solo le parti viziate. Con la sentenza n. 41994 del 30 dicembre 2021, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto il contrasto. Hanno stabilito il principio della “nullità parziale”: solo le clausole che riproducono lo schema anticoncorrenziale sono nulle, mentre il resto del contratto di fideiussione rimane valido ed efficace.

Questa decisione si basa sul principio di conservazione del negozio giuridico (art. 1419 c.c.), che mira a salvare la validità di un contratto depurandolo dalle singole parti illecite, a meno che non si dimostri che quelle clausole erano essenziali per la volontà delle parti. In questo caso, la Cassazione ha ritenuto che il contratto di garanzia potesse sopravvivere anche senza le clausole abusive, tutelando così sia l’esigenza di stabilità del mercato del credito sia i diritti dei garanti.

Diritti e tutele per i consumatori garanti

La nullità parziale, e in particolare quella relativa alla deroga dell’articolo 1957 c.c., offre uno strumento di difesa concreto per i consumatori che hanno firmato una fideiussione omnibus conforme al modello ABI. Se un garante riceve una richiesta di pagamento o un decreto ingiuntivo da parte di una banca, è fondamentale agire tempestivamente.

Ecco i passaggi chiave da considerare:

  1. Verificare il contratto: Il primo passo è analizzare attentamente il testo della fideiussione per accertare se contiene le clausole identiche a quelle dello schema ABI vietato.
  2. Controllare l’applicazione dell’art. 1957 c.c.: Se la clausola di deroga a questo articolo è nulla, si applica la legge. Ciò significa che la banca avrebbe dovuto avviare le azioni legali contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza del debito.
  3. Opporsi alla richiesta di pagamento: Se la banca non ha rispettato tale termine, il garante può eccepire la decadenza del diritto della banca a procedere nei suoi confronti. Questa difesa si è rivelata vincente in molti casi, portando alla revoca totale di decreti ingiuntivi anche di importo molto elevato, come dimostra una recente sentenza della Corte d’Appello di Ancona che ha annullato una richiesta di oltre 600.000 euro proprio per questo motivo.

È importante sottolineare che la nullità può essere rilevata d’ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo, anche se non era stata sollevata in primo grado. Questo rafforza ulteriormente la posizione del garante.

Se hai firmato una fideiussione e hai dubbi sulla sua validità o hai ricevuto una richiesta di pagamento dalla banca, è essenziale far valere i tuoi diritti. La nullità delle clausole abusive può liberarti da un’obbligazione potenzialmente molto onerosa.

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Di admin