Un comportamento persecutorio, mascherato da “corteggiamento serrato”, può integrare il reato di stalking e dare diritto a un risarcimento del danno. Lo ha confermato la Corte di Cassazione con una sentenza che ha condannato un uomo a risarcire l’ex moglie con 18.000 euro per le sue condotte moleste. La decisione chiarisce in modo netto la linea di demarcazione tra insistenza e persecuzione, sottolineando come le conseguenze sulla vittima siano l’elemento decisivo per qualificare il reato.

La vicenda: da corteggiamento a persecuzione

Il caso esaminato dai giudici riguarda un uomo che, dopo la fine del matrimonio, ha messo in atto una serie di comportamenti insistenti e invasivi nei confronti dell’ex coniuge. Le sue azioni includevano l’invio continuo di messaggi e lettere, telefonate incessanti e violazioni di domicilio, spesso accompagnate da un atteggiamento minaccioso e intimidatorio. L’uomo si è difeso sostenendo che il suo fosse solo un tentativo di riconquistare la donna, un “corteggiamento amoroso” finalizzato a riallacciare il rapporto.

Tuttavia, l’impatto di queste condotte sulla vita della donna è stato devastante. La vittima ha sviluppato un grave e perdurante stato d’ansia e paura, al punto da essere costretta a prendere una decisione drastica: abbandonare la propria abitazione per trasferirsi in un luogo segreto, nel tentativo di sfuggire al suo persecutore. Questo cambiamento radicale delle abitudini di vita, unito al disagio psicologico, ha costituito un elemento centrale nella valutazione dei giudici.

La decisione della Cassazione: quando la molestia diventa stalking

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26182/2022, ha respinto la tesi difensiva dell’uomo, confermando le condanne dei gradi di giudizio precedenti. I giudici hanno chiarito che il criterio per distinguere il reato di stalking (atti persecutori, art. 612-bis del Codice Penale) dalla più lieve contravvenzione di molestia (art. 660 c.p.) risiede proprio negli effetti che la condotta ha sulla vittima.

Mentre la molestia si limita a infastidire o disturbare la persona, lo stalking si configura quando le azioni persecutorie sono idonee a provocare almeno uno dei seguenti eventi:

  • Un perdurante e grave stato di ansia o di paura.
  • Un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di persona legata da relazione affettiva.
  • La costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.

Nel caso specifico, sia lo stato d’ansia documentato sia la necessità di cambiare casa sono stati considerati prove inequivocabili del superamento della soglia della semplice molestia. La Corte ha ribadito che lo stalking consiste in un’indebita ingerenza nella vita privata della vittima, capace di creare un clima intimidatorio che ne pregiudica la libertà e la serenità.

Diritti e tutele per le vittime di atti persecutori

Questa sentenza rafforza le tutele per chi subisce atti persecutori, offrendo un importante riferimento per riconoscere e affrontare il problema. Per le vittime è fondamentale essere consapevoli dei propri diritti e degli strumenti a disposizione per proteggersi.

Il primo passo è riconoscere la gravità della situazione e non minimizzare le condotte subite. È essenziale raccogliere quante più prove possibili: salvare messaggi, email, registrare le telefonate (ove consentito), conservare eventuali lettere o regali non desiderati e annotare date, orari e dettagli di ogni episodio. Anche le testimonianze di amici, parenti o colleghi possono essere determinanti.

La legge prevede due principali percorsi di tutela:

  1. L’ammonimento del Questore: È una procedura amministrativa più rapida. La vittima può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza, chiedendo che il persecutore venga formalmente avvertito di cessare la sua condotta. Se il comportamento persiste dopo l’ammonimento, il reato diventa procedibile d’ufficio e la pena è aumentata.
  2. La denuncia-querela: È l’atto formale con cui si avviano le indagini penali. Deve essere presentata entro sei mesi dall’ultimo atto persecutorio. Una volta avviato il procedimento, l’autorità giudiziaria può disporre misure cautelari per proteggere la vittima, come il divieto di avvicinamento ai luoghi da essa frequentati.

Il risarcimento del danno come riconoscimento del pregiudizio

Oltre alla sanzione penale per il colpevole, la vittima di stalking ha diritto a ottenere un risarcimento per tutti i danni subiti. Come nel caso in esame, questo risarcimento non ha solo un valore economico, ma rappresenta anche un riconoscimento del grave pregiudizio psicologico e del cambiamento di vita imposto dalla persecuzione. Il danno risarcibile può essere sia di natura non patrimoniale (danno biologico per la lesione della salute psicofisica, danno morale per la sofferenza interiore e danno esistenziale per lo stravolgimento della quotidianità) sia di natura patrimoniale, qualora vi siano state perdite economiche dirette, come spese mediche o costi legati al trasferimento.

Riconoscere lo stalking e agire per fermarlo è un diritto fondamentale. Le condotte persecutorie non sono mai giustificabili e la legge offre strumenti concreti per difendersi e ottenere giustizia.

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Di admin