Il diritto all’assegno di divorzio non viene meno solo perché il coniuge richiedente possiede una laurea o altri titoli di studio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: l’assegno ha una funzione non solo assistenziale, ma anche compensativa e perequativa, volta a riequilibrare le posizioni economiche degli ex coniugi tenendo conto dei sacrifici e dei contributi dati alla vita familiare. Il caso specifico ha riguardato una donna, laureata ma lontana dal mondo del lavoro da molti anni per una scelta condivisa con l’ex marito.

Il contesto del caso: una scelta familiare condivisa

La vicenda esaminata dai giudici riguarda una coppia in cui, durante il matrimonio, la moglie aveva abbandonato ogni prospettiva di carriera per dedicarsi alla famiglia e supportare l’attività professionale del marito, un dentista. Questa decisione, presa di comune accordo, le ha permesso di contribuire in modo determinante alla formazione del patrimonio familiare e alla crescita professionale del coniuge. Al momento del divorzio, nonostante avesse conseguito una laurea in giurisprudenza dopo la separazione, la sua età avanzata e la prolungata assenza dal mercato del lavoro le rendevano oggettivamente impossibile trovare un’occupazione adeguata. L’ex marito si era opposto alla corresponsione di un assegno significativo, sostenendo che la donna fosse qualificata e proprietaria di due immobili. Tuttavia, i giudici hanno accertato che uno degli immobili era l’abitazione principale e l’altro non produceva reddito, rendendo la sua situazione economica non autosufficiente.

La triplice funzione dell’assegno di divorzio

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’ex marito, confermando l’importo dell’assegno di 1.400 euro mensili. La decisione si fonda sulla moderna interpretazione dell’assegno divorzile, che non serve più a garantire lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma a svolgere tre funzioni cruciali:

  • Funzione assistenziale: Assicura un sostegno al coniuge economicamente più debole, che non dispone di mezzi adeguati o non può procurarseli per ragioni oggettive.
  • Funzione compensativa: Riconosce e compensa i sacrifici professionali ed economici fatti da un coniuge a vantaggio dell’altro e della famiglia. Nel caso in esame, la rinuncia della donna alla propria carriera ha permesso al marito di concentrarsi sulla sua, accumulando un patrimonio significativo.
  • Funzione perequativa: Mira a riequilibrare le disparità economiche create dal divorzio, tenendo conto della durata del matrimonio e del contributo di ciascun coniuge alla vita comune, sia a livello economico che di cura della casa e della famiglia.
  • I giudici hanno concluso che l’incapacità della donna di reinserirsi nel mondo del lavoro non era una sua colpa, ma la conseguenza diretta di un modello di vita familiare concordato da entrambi. Pertanto, il suo diritto a un sostegno economico era pienamente giustificato.

    Cosa significa per i consumatori: diritti e tutele

    Questa sentenza offre importanti chiarimenti per chi si trova ad affrontare una separazione o un divorzio, specialmente dopo un lungo matrimonio in cui uno dei due coniugi ha sacrificato la propria carriera. È fondamentale comprendere che il contributo alla vita familiare ha un valore economico riconosciuto dalla legge. I fattori che i tribunali considerano per determinare il diritto e l’importo dell’assegno includono:

    • L’oggettiva impossibilità di trovare lavoro: L’età, le condizioni di salute e la lunga assenza dal mercato del lavoro sono elementi determinanti, anche in presenza di titoli di studio.
    • Le scelte condivise durante il matrimonio: Se la decisione di non lavorare è stata presa di comune accordo per il bene della famiglia, questo rafforza il diritto all’assegno.
    • Il contributo alla formazione del patrimonio: Il lavoro domestico e la cura dei figli sono considerati contributi essenziali che hanno permesso all’altro coniuge di arricchirsi.
    • La disparità economica post-divorzio: L’assegno serve a ridurre lo squilibrio economico che spesso si crea dopo la fine del matrimonio.

    È quindi essenziale, in caso di divorzio, non sottovalutare il proprio ruolo all’interno della famiglia. Le rinunce fatte nel corso degli anni per il bene comune possono e devono essere considerate per garantire un’uscita equa e dignitosa dal vincolo matrimoniale.

    Valutare correttamente questi aspetti è cruciale per la tutela dei propri diritti. Una consulenza specializzata può aiutare a ricostruire la storia matrimoniale e a far valere i propri contributi in sede legale.

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Di admin