Il diritto all’assegno di divorzio non dipende solo dal possesso di titoli di studio o proprietà, ma da una valutazione complessa che tiene conto del contributo dato alla vita familiare e delle difficoltà oggettive nel reinserirsi nel mondo del lavoro. Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, confermando l’assegno a una ex moglie laureata ma assente dal mercato professionale da decenni a causa di una scelta condivisa con l’ex marito.

Il caso: una scelta familiare condivisa

La vicenda riguarda una coppia in cui, dopo il divorzio, il tribunale aveva stabilito un assegno di 1.400 euro mensili a carico dell’ex marito, un dentista. L’uomo si era opposto, chiedendone la revoca o la riduzione, sostenendo che l’ex moglie possedeva una laurea in giurisprudenza e due immobili, elementi che a suo dire dimostravano la sua capacità di mantenersi autonomamente.

Tuttavia, sia in primo grado che in appello, i giudici hanno dato ragione alla donna. Era emerso che la sua lontananza dal mondo del lavoro, iniziata nel 1987 subito dopo il matrimonio, non era stata una decisione unilaterale, ma una scelta concordata dalla coppia. Per anni, lei si era dedicata alla cura della famiglia e aveva fornito supporto amministrativo all’attività professionale del marito, contribuendo così in modo significativo al benessere e alla crescita del patrimonio familiare.

I criteri della Cassazione per l’assegno di divorzio

La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso dell’uomo, ha chiarito i principi fondamentali che regolano l’assegno divorzile, allineandosi a quanto stabilito dalle Sezioni Unite nel 2018. L’assegno non serve più a garantire all’ex coniuge lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma svolge una triplice funzione: assistenziale, perequativa e compensativa.

Nel caso specifico, i giudici hanno sottolineato i seguenti aspetti:

  • Incapacità lavorativa incolpevole: La lunga assenza dal mercato del lavoro, unita all’età della donna (62 anni al momento della sentenza), rendeva oggettivamente difficile, se non impossibile, un suo reinserimento professionale. La laurea, ottenuta in passato, non era sufficiente a garantirle una capacità reddituale attuale.
  • Scelta coniugale condivisa: La decisione di dedicarsi alla famiglia è stata considerata un contributo essenziale alla formazione del patrimonio comune e individuale. L’assegno assume quindi una funzione compensativa, per riequilibrare i sacrifici economici e professionali fatti da un coniuge a vantaggio dell’altro e della famiglia.
  • Irrilevanza delle proprietà non redditizie: Il fatto che la donna fosse proprietaria di due immobili non è stato ritenuto decisivo, poiché uno era adibito a sua abitazione e l’altro non produceva alcun reddito.
  • Disparità economica: L’analisi delle dichiarazioni dei redditi ha confermato una notevole disparità economica tra i due ex coniugi, giustificando la necessità di un supporto economico.

Diritti e tutele per il coniuge economicamente più debole

Questa sentenza rafforza la tutela del coniuge che, per accordi presi durante il matrimonio, ha sacrificato la propria carriera. Per i consumatori che si trovano in una situazione simile, è importante comprendere quali sono i fattori determinanti per il riconoscimento dell’assegno.

I punti chiave da considerare sono:

  1. La durata del matrimonio: Un matrimonio lungo, durante il quale si sono consolidati ruoli specifici, ha un peso maggiore.
  2. Il contributo alla vita familiare: È fondamentale dimostrare come la propria dedizione alla casa, ai figli o al supporto della carriera del partner abbia contribuito al patrimonio comune.
  3. L’impossibilità oggettiva di trovare lavoro: Non basta essere disoccupati. Bisogna provare che, per ragioni di età, salute o dequalificazione professionale dovuta alla lunga inattività, il reinserimento nel mercato del lavoro è concretamente difficile.
  4. Le condizioni economiche delle parti: Viene effettuata un’analisi comparativa dei redditi e dei patrimoni dei due ex coniugi per accertare l’effettiva inadeguatezza dei mezzi del richiedente.

L’assegno di divorzio, quindi, non è un automatismo, ma il risultato di un’attenta valutazione che mira a garantire equità e a compensare gli squilibri economici derivanti dalle scelte di vita fatte durante l’unione.

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Di admin