Il diritto all’assegno di divorzio non viene meno solo perché l’ex coniuge economicamente più debole svolge lavori saltuari. Un recente orientamento della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: la valutazione sulla capacità di un individuo di provvedere al proprio mantenimento deve essere concreta e realistica, non basata su mere possibilità astratte.
Il lavoro occasionale non basta a negare l’assegno
Secondo i giudici, affermare che un ex coniuge ha una generica “capacità lavorativa” non è sufficiente per negargli il sostegno economico. È necessario condurre un’analisi rigorosa che consideri la situazione specifica della persona. Un’attività lavorativa svolta in modo episodico e non professionale non può essere considerata una fonte di reddito adeguata a garantire l’autosufficienza economica.
L’indagine del giudice deve quindi andare oltre la semplice constatazione di un’attività sporadica, approfondendo diversi fattori determinanti, tra cui:
- Fattori individuali: età, stato di salute e qualifiche professionali del richiedente.
- Contesto territoriale: le reali opportunità offerte dal mercato del lavoro nella zona di residenza.
- Situazione economico-sociale: il contesto generale che può facilitare o ostacolare il reinserimento lavorativo stabile.
In sostanza, non si può presumere che la capacità di trovare piccoli lavori occasionali si traduca automaticamente nella possibilità di ottenere un impiego stabile e adeguatamente retribuito.
Le tre funzioni dell’assegno di divorzio
Questa interpretazione si basa sulla natura complessa dell’assegno di divorzio, che non ha unicamente lo scopo di fornire un aiuto economico a chi è in difficoltà. Le sue funzioni, come chiarito dalla giurisprudenza, sono tre e si completano a vicenda:
- Funzione assistenziale: È la più nota e mira a garantire un sostegno al coniuge che non dispone di mezzi economici sufficienti per mantenersi autonomamente per ragioni oggettive.
- Funzione compensativa: Ha lo scopo di “compensare” il coniuge economicamente più debole per i sacrifici professionali e personali fatti durante il matrimonio. Ad esempio, chi ha rinunciato alla propria carriera per dedicarsi alla cura della casa e dei figli ha contribuito in modo determinante alla formazione del patrimonio familiare e alla crescita professionale dell’altro partner.
- Funzione perequativa (o riequilibratrice): Serve a riequilibrare la disparità economica tra gli ex coniugi, conseguenza delle scelte condivise durante la vita matrimoniale. L’obiettivo non è ricostruire lo stesso tenore di vita, ma riconoscere il contributo fornito da entrambi alla vita comune.
Cosa significa per chi affronta un divorzio
Per i consumatori che si trovano ad affrontare una separazione o un divorzio, questo principio è di fondamentale importanza. Significa che il diritto a un eventuale assegno non svanisce se si cerca di rendersi utili con lavori part-time o occasionali. Anzi, è cruciale poter dimostrare come le scelte di vita fatte durante il matrimonio abbiano inciso sulla propria attuale capacità reddituale.
È quindi utile documentare e valorizzare il proprio contributo alla vita familiare, specialmente se questo ha comportato sacrifici professionali. Elementi come l’abbandono di un lavoro, la rinuncia a promozioni o la scelta di un impiego meno impegnativo per seguire i figli sono fattori che il giudice deve considerare attentamente nel determinare il diritto e l’importo dell’assegno. La valutazione deve essere sempre personalizzata e basata sulla storia concreta della coppia.
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