Il reato di stalking, o atti persecutori, non si limita alle molestie dirette nei confronti della vittima. La Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: si configura il reato anche quando le condotte persecutorie avvengono “per interposta persona”, ovvero attraverso soggetti terzi legati alla vittima. Questo significa che le azioni moleste rivolte ad amici, familiari o colleghi sono penalmente rilevanti se l’intento è quello di raggiungere e intimorire la vittima principale.

Cos’è lo stalking per interposta persona

Lo stalking per interposta persona, noto anche come stalking indiretto, si verifica quando il persecutore, invece di contattare direttamente la vittima, utilizza altre persone come veicolo per le proprie molestie. L’agente agisce con la consapevolezza che le sue azioni, messaggi o minacce verranno riportate alla persona che intende perseguitare, producendo in lei uno degli effetti previsti dalla legge: un grave e perdurante stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto, o un’alterazione delle proprie abitudini di vita.

La legge non si concentra tanto sulla modalità con cui la molestia viene recapitata, quanto sull’impatto psicologico che essa genera sulla vittima. Pertanto, anche se il contatto diretto è assente, la condotta persecutoria viene considerata nella sua interezza, riconoscendo la sua capacità di generare terrore e angoscia.

Il principio confermato dalla Corte di Cassazione

Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha rafforzato questo orientamento. Nel caso esaminato, un uomo aveva messo in atto una serie di comportamenti molesti non solo verso la vittima designata, ma anche attraverso una sua cara amica. Le azioni includevano messaggi, contatti sui social network e comunicazioni vocali inviate all’amica, ma chiaramente finalizzate a tormentare la vittima.

I giudici hanno stabilito che escludere tali condotte “indirette” dal quadro accusatorio sarebbe un errore. Ai fini della configurabilità del reato, infatti, è necessario valutare l’insieme dei comportamenti persecutori. Se l’agente è consapevole che le sue azioni, pur dirette a terzi, arriveranno a conoscenza della vittima e sono idonee a provocarle ansia e paura, allora tali comportamenti fanno pienamente parte del reato di stalking.

Esempi di stalking indiretto

Le condotte di stalking per interposta persona possono assumere molteplici forme. È importante riconoscerle per poter agire e tutelarsi. Ecco alcuni esempi concreti:

  • Inviare messaggi minatori o denigratori a familiari, al partner o agli amici della vittima.
  • Pubblicare commenti offensivi o informazioni private sui profili social di persone vicine alla vittima, con l’intento che questa ne venga a conoscenza.
  • Contattare insistentemente i colleghi di lavoro per ottenere informazioni sulla vittima o per danneggiarne la reputazione professionale.
  • Utilizzare conoscenti comuni per recapitare messaggi o per esercitare un controllo indiretto sugli spostamenti e le abitudini della persona offesa.
  • Minacciare o danneggiare beni di proprietà di persone care alla vittima, come l’auto di un genitore o un oggetto appartenente a un amico.

Diritti e tutele per le vittime

Se ritieni di essere vittima di stalking, anche in forma indiretta, è fondamentale agire per proteggerti. La legge ti offre strumenti di tutela efficaci. Il primo passo è non sottovalutare la situazione. Anche le molestie che sembrano meno dirette possono avere un impatto devastante sulla serenità psicofisica.

È cruciale raccogliere quante più prove possibili: salva screenshot di messaggi, chat e commenti sui social network, anche se inviati a terze persone. Annota date, orari e circostanze di ogni episodio. Le testimonianze di amici, familiari o colleghi che hanno ricevuto le comunicazioni moleste sono di fondamentale importanza e possono supportare la tua denuncia. Rivolgersi alle forze dell’ordine è il passo successivo per attivare le procedure previste dalla legge, come l’ammonimento del questore o la querela, che avvia il procedimento penale.

Ricorda che l’elemento centrale del reato è l’effetto che la condotta ha su di te. Se le azioni del persecutore, dirette o indirette, ti hanno costretto a cambiare le tue abitudini, ti causano uno stato di ansia costante o ti fanno temere per la tua sicurezza, hai il diritto di essere tutelato.

Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.

Contattaci su WhatsApp

Per assistenza contatta Sportello Consumatori

Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org

Contattaci su WhatsApp

Di admin