Il trust è uno strumento giuridico sempre più utilizzato per la gestione e la protezione dei patrimoni. Tuttavia, la sua complessità solleva spesso dubbi in materia fiscale, in particolare per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi. Comprendere come vengono tassati i beni e i redditi di un trust è fondamentale per evitare errori e gestire correttamente i propri obblighi verso il Fisco.

Cos’è e come funziona un trust

Il trust è un istituto giuridico, riconosciuto in Italia attraverso la ratifica della Convenzione dell’Aja del 1985, con cui un soggetto, il disponente (o settlor), trasferisce la proprietà di alcuni beni a un altro soggetto, il trustee. Quest’ultimo ha il compito di amministrare tali beni non per sé stesso, ma nell’interesse di uno o più beneficiari oppure per uno scopo specifico, seguendo le regole stabilite nell’atto istitutivo del trust.

Le figure chiave coinvolte in un trust sono:

  • Disponente (Settlor): La persona che istituisce il trust e vi trasferisce i propri beni.
  • Trustee: Il soggetto che riceve i beni e li amministra in modo fiduciario, diventandone formalmente proprietario ma con un vincolo di destinazione.
  • Beneficiario: La persona o l’ente a favore del quale il trust è gestito. Può essere un beneficiario del reddito generato dai beni o del patrimonio finale.
  • Guardiano (Protector): Una figura eventuale che ha il compito di sorvegliare l’operato del trustee, a volte con poteri di veto, per garantire il rispetto delle volontà del disponente.

L’elemento distintivo del trust è la creazione di un patrimonio separato e autonomo.

La separazione patrimoniale: il cuore del trust

La caratteristica fondamentale del trust è la cosiddetta segregazione patrimoniale. I beni conferiti nel trust costituiscono una massa distinta, completamente separata sia dal patrimonio personale del disponente sia da quello del trustee. Questa separazione ha conseguenze pratiche molto importanti per la protezione dei beni.

In concreto, la segregazione patrimoniale implica che:

  • I creditori personali del disponente non possono aggredire i beni trasferiti nel trust, poiché non fanno più parte del suo patrimonio.
  • I creditori personali del trustee non possono rivalersi sui beni del trust, in quanto questi non appartengono al suo patrimonio personale ma sono solo da lui amministrati.
  • I beni del trust non rientrano in un eventuale regime matrimoniale o nella successione ereditaria del trustee.
  • I creditori dei beneficiari possono agire solo sulle somme che vengono effettivamente loro distribuite dal trust, non sull’intero patrimonio gestito dal trustee.

Questa barriera protettiva rende il trust uno strumento efficace per la pianificazione successoria, la tutela di soggetti deboli o la gestione di passaggi generazionali di aziende.

La tassazione del trust: imposte su donazioni e successioni

Per molto tempo, il trattamento fiscale del trust è stato oggetto di dibattito. Oggi, grazie a un orientamento consolidato della giurisprudenza e dell’Agenzia delle Entrate, le regole sono più chiare. Il principio chiave è che la tassazione deve colpire un effettivo e stabile trasferimento di ricchezza.

L’atto di conferimento dei beni nel trust (atto di dotazione) non è considerato un trasferimento imponibile ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni. Questo perché in quella fase il trustee riceve i beni solo per amministrarli, senza un arricchimento personale. L’imposta, quindi, è dovuta solo nel momento in cui i beni vengono trasferiti in via definitiva dal trust ai beneficiari finali. Sarà in quel momento che si calcoleranno le aliquote e le franchigie, sulla base del rapporto di parentela tra il disponente originario e il beneficiario.

Per i trasferimenti immobiliari, le imposte ipotecaria e catastale sono dovute in misura fissa al momento della costituzione del trust, mentre saranno applicate in misura proporzionale solo all’atto del trasferimento finale della proprietà ai beneficiari.

Trust e dichiarazione dei redditi: come vengono tassati i guadagni

Ai fini delle imposte dirette, il trust è considerato un soggetto passivo IRES (Imposta sul Reddito delle Società). Deve quindi avere un proprio codice fiscale e presentare una dichiarazione dei redditi. Le modalità di tassazione dei redditi prodotti dal patrimonio del trust (ad esempio, affitti, interessi, plusvalenze) dipendono dalla tipologia di trust.

La distinzione fondamentale è tra:

  1. Trust trasparente: Si ha quando i beneficiari del reddito sono individuati e hanno il diritto di pretendere l’assegnazione di quel reddito. In questo caso, i redditi prodotti dal trust vengono imputati direttamente ai beneficiari “per trasparenza”, indipendentemente dalla loro effettiva percezione. I beneficiari dovranno quindi dichiarare tali redditi nella propria dichiarazione IRPEF.
  2. Trust opaco: Si verifica quando il trustee ha la discrezionalità di decidere se, quando e a chi distribuire i redditi. In questa situazione, non essendoci un diritto certo in capo a un beneficiario, il reddito viene tassato direttamente in capo al trust con l’aliquota IRES (attualmente al 24%).

Quando un trust opaco distribuisce ai beneficiari redditi che sono già stati tassati con IRES, tali somme non vengono tassate una seconda volta in capo a chi le riceve, per evitare una doppia imposizione. È importante notare che, essendo un soggetto diverso da una persona fisica, il trust non può beneficiare di regimi agevolati come la cedolare secca per i redditi da locazione.

La gestione fiscale di un trust richiede un’attenta pianificazione e una profonda conoscenza della normativa. La scelta tra un modello trasparente o opaco ha conseguenze dirette sulla dichiarazione dei redditi e sul carico fiscale complessivo.

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Di admin