Il reato di stalking, o atti persecutori, non si configura solo attraverso azioni dirette nei confronti della vittima. La giurisprudenza ha chiarito in modo consolidato che anche le condotte moleste o minatorie realizzate tramite terze persone, vicine alla vittima, possono integrare pienamente il reato. Questo fenomeno, noto come stalking per interposta persona o stalking indiretto, si verifica quando il persecutore agisce con la consapevolezza che le sue azioni raggiungeranno la vittima designata, producendone gli effetti tipici del reato.

Cos’è lo stalking per interposta persona

Lo stalking per interposta persona si manifesta quando un individuo, per perseguitare la sua vittima, non la contatta direttamente, ma utilizza amici, familiari, colleghi o conoscenti come veicoli per le sue molestie. L’azione criminale non è meno grave, perché l’obiettivo finale e l’effetto psicologico rimangono invariati: generare uno stato di ansia, paura o costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita.

La Corte di Cassazione ha più volte ribadito questo principio, sottolineando che l’elemento cruciale è l’intenzione del persecutore e l’impatto sulla vittima. Se chi agisce è consapevole che le sue comunicazioni minatorie o moleste a un terzo verranno riferite alla persona offesa, e che questo provocherà uno degli eventi previsti dall’articolo 612-bis del Codice Penale, la condotta è penalmente rilevante. In altre parole, la legge non protegge solo dagli attacchi diretti, ma anche da quelli subdoli e mediati.

Le condotte che configurano lo stalking indiretto

Le modalità con cui può essere attuato lo stalking indiretto sono varie e spesso si combinano con azioni dirette, creando un clima di terrore pervasivo. La valutazione del giudice tiene conto del complesso delle azioni persecutorie, dirette e indirette, per stabilire la sussistenza del reato. Alcuni esempi pratici di condotte indirette includono:

  • Inviare messaggi, email o messaggi vocali minacciosi o denigratori a familiari o amici della vittima.
  • Contattare il datore di lavoro o i colleghi per diffondere calunnie e danneggiare la reputazione professionale della persona offesa.
  • Utilizzare i social network per interagire in modo ossessivo con i contatti della vittima, pubblicando commenti allusivi o inviando richieste di amicizia insistenti.
  • Minacciare di fare del male a persone care alla vittima, come figli o genitori, per esercitare una pressione psicologica indiretta.
  • Lasciare messaggi o oggetti a terze persone, con l’intento che vengano consegnati alla vittima.

Queste azioni, se reiterate, sono pienamente idonee a generare nella vittima un fondato timore per la propria incolumità o per quella di persone a lei vicine, integrando così il reato di atti persecutori.

Cosa fare e come tutelarsi

Riconoscere lo stalking per interposta persona è il primo passo per potersi difendere. Spesso le vittime tendono a sottovalutare questi episodi, considerandoli meno gravi delle molestie dirette. Al contrario, rappresentano una strategia persecutoria a tutti gli effetti e devono essere affrontati con la massima serietà.

Ecco alcuni passaggi fondamentali per chi si trova in questa situazione:

  1. Raccogliere le prove: È essenziale conservare ogni traccia delle molestie indirette. Chiedere agli amici o ai familiari che ricevono i messaggi di salvarli (screenshot, registrazioni, email). Annotare date, orari e contenuti di ogni comunicazione.
  2. Coinvolgere i testimoni: Le persone utilizzate dallo stalker come tramite sono testimoni chiave. La loro testimonianza è fondamentale per dimostrare la condotta persecutoria.
  3. Non minimizzare: L’impatto psicologico dello stalking indiretto può essere devastante, portando a stati d’ansia, attacchi di panico e isolamento. È importante riconoscere la gravità della situazione e non sentirsi in colpa.
  4. Spargere denuncia o querela: Rivolgersi alle forze dell’ordine è il passo decisivo. È importante presentare una narrazione completa dei fatti, includendo sia gli episodi diretti che quelli indiretti, e allegando tutte le prove raccolte.

La legge offre strumenti di protezione efficaci, come il provvedimento di ammonimento del Questore o misure cautelari quali il divieto di avvicinamento, che possono essere applicate anche per prevenire contatti indiretti.

Lo stalking è un reato che lede profondamente la libertà e la serenità individuale. Sapere che anche le forme di persecuzione più subdole e indirette sono riconosciute e punite dalla legge è un elemento cruciale per incoraggiare le vittime a denunciare e a cercare protezione.

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Di admin