Il trust è uno strumento giuridico sempre più utilizzato per la gestione e la protezione del patrimonio. Sebbene la sua struttura possa apparire complessa, comprenderne il funzionamento è fondamentale per chiunque valuti questa opzione, soprattutto per le sue significative implicazioni fiscali, in particolare per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi e le imposte di successione.

Cos’è e come funziona un trust

Il trust è un rapporto giuridico con cui un soggetto, il disponente (o settlor), trasferisce beni o diritti a un altro soggetto, il trustee, che ha il compito di amministrarli nell’interesse di uno o più beneficiari o per uno scopo specifico. L’intero processo è spesso supervisionato da un guardiano, che vigila sull’operato del trustee.

La caratteristica principale del trust è la segregazione patrimoniale. I beni conferiti nel trust costituiscono un patrimonio separato e autonomo sia da quello del disponente, che se ne spoglia, sia da quello personale del trustee. Questo meccanismo offre una protezione efficace contro le pretese dei creditori personali di entrambi.

Le figure chiave coinvolte in un trust sono:

  • Disponente (Settlor): La persona che istituisce il trust e vi trasferisce i propri beni.
  • Trustee: Il soggetto che riceve i beni e li amministra secondo le regole stabilite nell’atto istitutivo del trust.
  • Beneficiario: La persona o l’ente che trae vantaggio dai beni gestiti nel trust. Può essere un beneficiario del reddito generato dal patrimonio o del capitale finale.
  • Guardiano (Protector): Una figura facoltativa che ha il compito di controllare che il trustee agisca in conformità con l’atto istitutivo e nell’interesse dei beneficiari.

La tassazione del trust: imposte su donazioni e successioni

Un punto cruciale riguarda la tassazione al momento del conferimento dei beni nel trust. In passato, questo atto era soggetto all’imposta sulle successioni e donazioni. Tuttavia, un orientamento consolidato della Corte di Cassazione e recepito dall’Agenzia delle Entrate ha chiarito un principio fondamentale: la tassazione deve avvenire solo quando si verifica un reale e definitivo trasferimento di ricchezza.

L’atto di dotazione del trust, con cui il disponente trasferisce i beni al trustee, non costituisce un arricchimento per quest’ultimo, che li riceve solo per amministrarli. Pertanto, questo passaggio non è soggetto all’imposta proporzionale. L’imposta sulle successioni e donazioni sarà dovuta solo nel momento in cui i beni verranno effettivamente trasferiti dal trustee ai beneficiari finali. Le aliquote e le franchigie applicabili dipenderanno dal rapporto di parentela tra il disponente originario e il beneficiario finale.

Lo stesso principio si applica alle imposte ipotecarie e catastali per i beni immobili: saranno dovute in misura fissa al momento del conferimento nel trust e in misura proporzionale solo al momento del trasferimento finale ai beneficiari.

La dichiarazione dei redditi del trust: IRES e IRPEF

Ai fini delle imposte dirette, il trust è considerato un soggetto passivo d’imposta, titolare di un proprio codice fiscale e tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. La modalità di tassazione dei redditi generati dai beni in trust (ad esempio, affitti o interessi) dipende dalla sua tipologia.

La distinzione fondamentale è tra:

  • Trust trasparente: Si ha quando i beneficiari del reddito sono individuati e hanno il diritto di pretendere dal trustee l’attribuzione di quanto maturato. In questo caso, il reddito prodotto dal trust viene imputato direttamente ai beneficiari, indipendentemente dalla sua effettiva percezione, e tassato in capo a loro secondo le aliquote IRPEF personali.
  • Trust opaco: Si verifica quando non esistono beneficiari di reddito individuati o quando il trustee ha piena discrezionalità su “se, quando e a chi” distribuire i redditi. In questa situazione, il reddito è tassato direttamente in capo al trust, che sconta l’Imposta sul Reddito delle Società (IRES), attualmente al 24%.

È importante notare che i redditi già tassati in capo al trust opaco (con IRES) non saranno nuovamente tassati quando distribuiti ai beneficiari, per evitare una doppia imposizione.

Implicazioni pratiche per i consumatori

La scelta di istituire un trust richiede un’attenta valutazione degli obiettivi personali e patrimoniali. Dal punto di vista fiscale, la struttura scelta ha conseguenze dirette e significative. Un trust opaco può beneficiare di un’aliquota fissa (IRES al 24%) potenzialmente più bassa delle aliquote marginali IRPEF più elevate, ma non può usufruire di regimi agevolati come la cedolare secca per gli affitti. Al contrario, un trust trasparente trasferisce l’onere fiscale sui beneficiari, che tasseranno il reddito secondo il proprio scaglione IRPEF.

Data la complessità della materia e le continue evoluzioni normative e giurisprudenziali, è essenziale affidarsi a consulenti specializzati per strutturare un trust in modo corretto e fiscalmente efficiente, evitando così rischi e contestazioni future.

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Di admin