Nelle separazioni, la decisione sul collocamento dei figli minori è una delle più delicate. Sebbene spesso la scelta ricada sulla madre, il principio guida per i tribunali è sempre e solo il superiore interesse del bambino. Un’ordinanza del Tribunale di Busto Arsizio del luglio 2022 offre un esempio concreto di come la valutazione si basi sulla capacità genitoriale effettiva e sulla stabilità dell’ambiente familiare, arrivando a collocare i figli presso il padre.

La decisione del Tribunale: il collocamento presso il padre

Il caso in esame riguarda due minori per i quali il giudice ha disposto il collocamento nell’abitazione paterna. Questa scelta, non comune ma sempre più frequente quando le circostanze lo richiedono, è maturata dopo un’attenta analisi della situazione. La decisione si è fondata su una relazione dei servizi sociali che ha evidenziato il successo di un periodo di sperimentazione dei bambini con il padre e la sua piena collaborazione, dimostrata anche da controlli che hanno dato esito negativo riguardo a eventuali dipendenze.

Il ruolo della zia e la stabilità dell’ambiente familiare

Un elemento determinante nella valutazione del giudice è stata la presenza della sorella del padre, la zia dei bambini. La sua figura è stata descritta come un punto di riferimento affettivo e di accudimento solido e positivo. Questo dettaglio sottolinea un principio importante: il tribunale non valuta solo il genitore in sé, ma l’intero contesto familiare e la rete di supporto che può garantire al minore la migliore crescita possibile. La stabilità e la serenità offerte dalla casa paterna, rafforzate dalla presenza della zia, sono state considerate più adeguate al benessere dei figli in quel momento specifico.

Le difficoltà della madre e le conseguenze economiche

La decisione è stata influenzata anche dalle difficoltà della madre. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, la donna manifestava insofferenza verso un percorso di supporto comunitario e, soprattutto, non disponeva di una sistemazione abitativa stabile e autonoma. Queste criticità sono state ritenute un ostacolo al sereno sviluppo dei figli. Di conseguenza, il collocamento presso il padre ha comportato una ridefinizione degli obblighi economici:

  • Mantenimento dei figli: L’onere del mantenimento, sia ordinario che per le spese straordinarie, è stato posto interamente a carico del padre.
  • Assegno Unico: Al padre, in qualità di genitore collocatario, è stato riconosciuto il diritto esclusivo a percepire l’Assegno Unico Universale.
  • Contributo per la madre: È stato previsto un contributo economico temporaneo di 100 euro mensili a favore della madre, fino a novembre 2022, per aiutarla a far fronte alle sue necessità abitative, data la sua condizione di disoccupazione.

Cosa significa per i genitori: l’interesse del minore prevale

Questa vicenda giudiziaria ribadisce che le decisioni in materia di affidamento e collocamento non sono mai definitive e possono essere modificate al variare delle condizioni. L’obiettivo non è punire un genitore, ma proteggere i figli. Infatti, il tribunale ha anche disposto che si continui a lavorare per recuperare e rafforzare il rapporto tra la madre e i bambini, con l’obiettivo di raggiungere gradualmente una maggiore autonomia. Questo dimostra che la porta non è chiusa, ma che ogni genitore deve dimostrare con i fatti di poter offrire un ambiente idoneo alla crescita dei figli.

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Di admin