Il risarcimento ottenuto da un lavoratore per un danno da demansionamento non è soggetto a tassazione. Questo importante principio è stato chiarito dall’Agenzia delle Entrate, che ha specificato come le somme liquidate da un tribunale per la lesione della capacità professionale e la perdita di opportunità di carriera debbano considerarsi esenti da imposte. Si tratta di una tutela fondamentale per chi subisce un impoverimento delle proprie competenze sul posto di lavoro.

Cos’è il danno da demansionamento

Il demansionamento si verifica quando un datore di lavoro assegna a un dipendente mansioni inferiori rispetto alla sua qualifica, al suo livello contrattuale o alle sue competenze professionali. Questa pratica, se prolungata, può causare diversi tipi di pregiudizio al lavoratore.

Si distingue principalmente tra:

  • Danno patrimoniale: Riguarda l’impoverimento concreto della professionalità del lavoratore. Include la perdita di competenze, la difficoltà a ricollocarsi sul mercato e la cosiddetta “perdita di chance”, ovvero la privazione di opportunità di crescita professionale e di guadagno futuro.
  • Danno non patrimoniale: Comprende la lesione dell’integrità psico-fisica (danno biologico), il pregiudizio alla vita di relazione e alle abitudini personali (danno esistenziale) e il danno all’immagine e alla dignità professionale.

Il risarcimento mira a compensare il lavoratore per questi pregiudizi subiti.

La distinzione fiscale: danno emergente e lucro cessante

La questione della tassabilità di un risarcimento dipende dalla sua natura. La legge fiscale distingue tra due categorie principali di indennizzi:

  • Lucro cessante: Si tratta di somme che sostituiscono un reddito mancato. Ad esempio, il pagamento di stipendi arretrati o di differenze retributive. Poiché sostituiscono un guadagno che sarebbe stato tassato, anche queste somme sono soggette a imposizione fiscale.
  • Danno emergente: Rappresenta il ristoro per una perdita economica subita dal patrimonio del soggetto. Non sostituisce un reddito, ma reintegra una diminuzione patrimoniale. Per questo motivo, le somme liquidate a titolo di danno emergente non sono tassabili.

La posizione dell’Agenzia delle Entrate sul demansionamento

Con la risposta a interpello n. 185 del 2022, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il risarcimento per il danno alla professionalità causato dal demansionamento rientra nella categoria del danno emergente. La logica è che tale somma non sostituisce uno stipendio non percepito, ma compensa la perdita di un bene immateriale ma concreto: la capacità professionale del lavoratore.

Secondo l’Agenzia, che si allinea a precedenti sentenze della Corte di Cassazione, la “chance” professionale è un’entità patrimoniale autonoma. La sua perdita è un danno attuale e risarcibile, configurabile come danno emergente. Di conseguenza, le somme liquidate dal giudice, anche in via equitativa, per ristorare questo tipo di pregiudizio non hanno rilevanza reddituale e non devono essere assoggettate a ritenuta alla fonte da parte del datore di lavoro.

Cosa significa per i lavoratori

Questa interpretazione ha conseguenze pratiche molto importanti per i lavoratori che ottengono un risarcimento per demansionamento. Se la sentenza del tribunale riconosce specificamente un danno alla professionalità o una perdita di chance, l’importo liquidato per tale voce deve essere corrisposto integralmente, senza alcuna trattenuta fiscale.

È fondamentale che la natura del risarcimento sia ben specificata nel provvedimento del giudice. Se un lavoratore riceve una somma e il datore di lavoro applica erroneamente una ritenuta, il dipendente ha il diritto di contestarla e richiedere il pagamento della differenza. La sentenza del tribunale e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate costituiscono la base per far valere questo diritto.

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Di admin