Quando si viene fermati per un controllo del tasso alcolemico, il risultato dell’etilometro, comunemente noto come alcoltest, costituisce la prova principale per il reato di guida in stato di ebbrezza. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: i calcoli teorici basati sulla cosiddetta “curva di Widmark” non sono sufficienti a invalidare le misurazioni strumentali. Vediamo di cosa si tratta e quali sono le implicazioni per gli automobilisti.

Cos’è la curva di Widmark?

La curva di Widmark è un modello teorico utilizzato in medicina legale per descrivere l’andamento della concentrazione di alcol nel sangue (alcolemia) nel tempo. Secondo questo schema, dopo l’assunzione di bevande alcoliche, il tasso alcolemico raggiunge un picco in un intervallo di tempo che va generalmente dai 20 ai 60 minuti, per poi iniziare una lenta fase di discesa. Nelle aule di tribunale, la difesa a volte invoca questa curva per sostenere che, al momento effettivo della guida, il tasso alcolemico del conducente fosse inferiore a quello misurato dall’etilometro, specialmente se il test è stato effettuato diverso tempo dopo il fermo.

La decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22492/2022, ha respinto il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico molto elevato (superiore a 2,19 g/l), aggravato dall’aver provocato un incidente stradale in orario notturno. La difesa sosteneva che, applicando la curva di Widmark, al momento del sinistro il valore sarebbe stato inferiore alla soglia penale più grave.

I giudici hanno però ritenuto inammissibile questa argomentazione, sottolineando diversi punti chiave:

  • Soggettività dell’assorbimento: L’assorbimento e lo smaltimento dell’alcol non sono processi matematici uguali per tutti. Variano notevolmente da persona a persona in base a numerosi fattori.
  • Valore probatorio dell’alcoltest: I risultati di un etilometro omologato e correttamente utilizzato costituiscono una prova legale attendibile. Per contestarli, non basta una teoria astratta, ma servono prove concrete di un malfunzionamento dell’apparecchio o di un errore nella procedura.
  • Presenza di altri indizi: Nel caso specifico, lo stato di alterazione del conducente era evidente anche da altri elementi, come l’instabilità nel camminare e la difficoltà di parola, che confermavano la correttezza dei dati strumentali.

Quali fattori influenzano il tasso alcolemico?

La curva di Widmark non può essere considerata una regola assoluta proprio perché il metabolismo dell’alcol è un processo complesso e individuale. Tra i principali fattori che lo influenzano troviamo:

  • Sesso e peso corporeo: A parità di alcol consumato, le donne e le persone più esili tendono a raggiungere tassi alcolemici più alti.
  • Stomaco pieno o vuoto: L’assunzione di cibo rallenta l’assorbimento dell’alcol nel sangue.
  • Tipo di bevanda alcolica: Le bevande gassate o zuccherate possono accelerare l’assorbimento.
  • Stato di salute generale: Condizioni del fegato e metabolismo individuale giocano un ruolo cruciale.
  • Abitudine al consumo di alcol: I bevitori abituali possono metabolizzare l’alcol in modo diverso.

Cosa devono sapere i consumatori

La sentenza della Cassazione conferma che affidarsi a calcoli teorici per contestare un’accusa di guida in stato di ebbrezza è una strategia difensiva molto debole. Per la legge, ciò che conta è il valore registrato dall’etilometro al momento del controllo. L’unica vera tutela per l’automobilista è evitare di mettersi al volante dopo aver consumato bevande alcoliche. Ricordiamo che il limite legale in Italia è di 0,5 grammi per litro (g/l), ma scende a zero per i neopatentati e per i conducenti professionali. Superare questa soglia comporta sanzioni severe, che vanno dalla multa alla sospensione della patente, fino all’arresto nei casi più gravi.

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Di admin