L’appuntamento per la somministrazione di un vaccino non è un motivo sufficiente per ottenere il rinvio di un’udienza. Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, tale impegno non rientra nella categoria dell’impedimento assoluto, poiché può essere facilmente riprogrammato. Di conseguenza, il difensore ha l’obbligo di garantire la propria presenza o quella di un sostituto processuale per non pregiudicare il corso della giustizia.
La vicenda esaminata dalla Cassazione
Il caso nasce dalla richiesta di un avvocato di rinviare un’udienza fissata presso il tribunale di sorveglianza di Torino. Il legale aveva motivato la sua richiesta di differimento sostenendo di avere un appuntamento per la somministrazione del vaccino anti-Covid nello stesso giorno. Il tribunale ha respinto l’istanza, ritenendo che l’impegno non costituisse un’impossibilità assoluta a comparire, sia perché l’appuntamento poteva essere modificato, sia perché il legale avrebbe potuto nominare un sostituto.
L’avvocato ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando una violazione di legge per il mancato accoglimento della sua richiesta, da lui considerata una legittima causa di impedimento.
Il principio stabilito: non è un impedimento assoluto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23202 del 27 maggio 2022, ha confermato la decisione del tribunale di Torino, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che la somministrazione di un vaccino non può essere equiparata a uno stato di malattia o a un altro evento che impedisca in modo assoluto la partecipazione all’udienza.
Il punto centrale della decisione risiede nella natura dell’impegno: un appuntamento per una vaccinazione è, per sua natura, riprogrammabile. Il professionista ha la possibilità di contattare il servizio sanitario per modificare la data e l’ora, evitando così la sovrapposizione con i propri doveri professionali. Inoltre, la Corte ha ribadito che, in assenza di un impedimento assoluto, l’avvocato ha il dovere di nominare un sostituto processuale per garantire la continuità della difesa.
Quando un impedimento è considerato “assoluto”?
La sentenza offre l’occasione per chiarire cosa la legge intenda per “impedimento assoluto” del difensore, l’unica condizione che garantisce il diritto al rinvio dell’udienza. Per essere considerato tale, l’impedimento deve possedere specifiche caratteristiche:
- Imprevedibilità e Inevitabilità: Deve derivare da un evento improvviso e non controllabile, come una malattia improvvisa, un infortunio o un grave motivo familiare.
- Oggettività: L’impossibilità di partecipare deve essere oggettiva e non legata a una scelta o a una negligenza del professionista.
- Documentazione: Deve essere provato con documentazione adeguata (ad esempio, un certificato medico) che ne attesti la natura e la gravità.
- Tempestività della comunicazione: L’impedimento deve essere comunicato al giudice non appena se ne ha conoscenza.
Un appuntamento programmato, e quindi modificabile, come quello per un vaccino, non soddisfa questi requisiti fondamentali.
Cosa significa per i cittadini e gli avvocati
Questa decisione rafforza il principio di diligenza professionale che ogni avvocato è tenuto a osservare. La gestione dell’agenda e la programmazione degli impegni sono parte integrante dei doveri del difensore, al fine di evitare ritardi e disservizi nel sistema giudiziario. Per i cittadini assistiti, ciò si traduce in una maggiore garanzia sulla celebrazione delle udienze nei tempi previsti, senza rinvii basati su motivazioni non ritenute inderogabili.
L’avvocato, pertanto, deve organizzare i propri impegni personali in modo da non interferire con le scadenze processuali. Qualora si verifichi una sovrapposizione non risolvibile, la nomina di un sostituto qualificato rappresenta la soluzione corretta per tutelare i diritti del proprio cliente e assicurare il corretto svolgimento del processo.
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