Con l’entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti, è stato introdotto un principio fondamentale a tutela del lavoro intellettuale: il divieto per le Pubbliche Amministrazioni di richiedere prestazioni professionali a titolo gratuito. Questa norma mira a garantire la dignità e la giusta remunerazione dei professionisti, con importanti riflessi sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini e sulla trasparenza delle procedure pubbliche.

Il Principio del Divieto di Prestazioni Gratuite

Il Decreto Legislativo n. 36/2023, che disciplina i contratti pubblici in Italia, ha recepito una richiesta a lungo sostenuta dagli ordini professionali. La legge stabilisce chiaramente che le prestazioni d’opera intellettuale non possono essere fornite gratuitamente. Questo significa che ingegneri, architetti, avvocati, geologi e altri professionisti che partecipano a gare d’appalto o ricevono incarichi dalla Pubblica Amministrazione hanno diritto a un compenso equo, commisurato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. La norma intende porre fine alla prassi, diffusa in passato, di richiedere progetti o consulenze gratuite come requisito di partecipazione o come condizione per ottenere futuri incarichi.

Quando sono Ammesse le Eccezioni?

La legge prevede che il divieto possa essere derogato solo in casi eccezionali e previa adeguata motivazione. Non si tratta di una scappatoia per aggirare la regola, ma di una possibilità strettamente limitata a circostanze specifiche che l’ente pubblico deve giustificare in modo trasparente e dettagliato nel bando o nell’avviso. Le eccezioni non possono diventare la norma e devono essere interpretate restrittivamente. Sebbene la legge non fornisca un elenco tassativo, le deroghe potrebbero riguardare situazioni particolari come:

  • Incarichi legati a finalità di volontariato o a scopi benefici e sociali.
  • Prestazioni di valore economico molto modesto, quasi simbolico.
  • Casi in cui il professionista possa ottenere un vantaggio alternativo, come un ritorno di immagine in contesti di particolare prestigio, purché tale vantaggio sia concreto e dimostrabile.
  • Attività promozionali o di beneficenza chiaramente definite e circoscritte nel tempo.

In ogni caso, la decisione di ammettere una prestazione gratuita spetta alla stazione appaltante, che se ne assume la piena responsabilità motivandola adeguatamente.

L’Impatto per i Cittadini e la Qualità dei Servizi Pubblici

Sebbene la norma tuteli direttamente i professionisti, i suoi benefici si estendono a tutta la collettività. Un compenso adeguato è infatti una premessa per un lavoro svolto con maggiore attenzione, diligenza e professionalità. Questo si traduce in opere pubbliche più sicure, progetti più efficienti e, in generale, un migliore utilizzo delle risorse pubbliche. La norma promuove inoltre una concorrenza più leale, evitando che solo i grandi studi, in grado di sostenere i costi di un lavoro non retribuito, possano accedere a determinate opportunità a scapito di professionisti più giovani o di piccole realtà.

Diritti e Tutele per i Professionisti

Un professionista che si veda richiedere una prestazione gratuita al di fuori dei casi eccezionali previsti dalla legge ha il diritto e il dovere di rifiutarsi, facendo riferimento alla normativa vigente. È fondamentale conoscere i propri diritti per non subire pressioni indebite da parte delle stazioni appaltanti. In caso di bandi o avvisi che contengano clausole di gratuità ritenute illegittime, è possibile segnalare la questione al proprio ordine professionale, che può intervenire a tutela della categoria, o contestare l’atto nelle sedi opportune. Il principio dell’equo compenso è ormai un pilastro del sistema degli appalti pubblici e uno strumento di difesa per ogni professionista.

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Di admin