La digitalizzazione del processo penale ha introdotto strumenti per semplificare l’accesso agli atti, ma ha anche sollevato nuovi interrogativi sui costi. Una questione centrale riguarda il pagamento dei diritti di copia per i documenti che gli avvocati estraggono tramite il sistema TIAP (Trattamento Informatico Atti Processuali). Mentre i professionisti legali sostengono l’esenzione, il Ministero della Giustizia ha espresso una posizione contraria, creando un’incertezza con importanti ricadute pratiche.
Cos’è il sistema TIAP e come funziona
Il TIAP, acronimo di Trattamento Informatico Atti Processuali, è l’applicativo utilizzato nelle cancellerie per la gestione informatizzata dei fascicoli del processo penale. Attraverso un modulo dedicato, denominato “TIAP-Avvocati”, i difensori possono accedere telematicamente ai fascicoli processuali, consultare gli atti e richiederne copie, sia in formato digitale che cartaceo. Questo sistema rappresenta un passo fondamentale verso l’abbandono dei supporti cartacei, con l’obiettivo di rendere la giustizia più efficiente, rapida e meno costosa.
La posizione del Ministero della Giustizia: i diritti sono dovuti
Con una circolare del maggio 2022, il Ministero della Giustizia ha chiarito la sua interpretazione: le copie informatiche estratte tramite l’applicativo TIAP sono soggette al pagamento dei diritti di cancelleria. La motivazione principale si basa sul fatto che il procedimento non sarebbe interamente automatizzato. Secondo il Ministero, il processo richiede ancora un intervento umano significativo da parte del personale amministrativo.
Il flusso operativo descritto nella circolare prevede infatti che:
- L’avvocato presenti un’istanza formale per accedere al fascicolo.
- Il personale di cancelleria riceva la richiesta e verifichi l’effettiva abilitazione del difensore.
- Solo dopo questa verifica, il personale abilita l’avvocato all’accesso e alla visualizzazione degli atti.
Poiché questo intervento manuale genera un costo per l’amministrazione, il Ministero ritiene che tale costo debba essere coperto dai diritti di copia. In caso contrario, le spese resterebbero interamente a carico dell’Erario, senza possibilità di recupero nei confronti dell’eventuale condannato, a differenza di quanto avviene nel processo civile con il contributo unificato.
La contestazione della Camera Penale: la legge prevede l’esenzione
Di parere opposto è la Camera Penale di Milano, che in una comunicazione ufficiale ha contestato fermamente l’interpretazione ministeriale. Secondo gli avvocati penalisti, la richiesta di pagamento si pone in diretto contrasto con la normativa vigente, in particolare con il Testo Unico sulle spese di giustizia.
L’articolo 40, comma 1-quater, del Testo Unico stabilisce chiaramente che il diritto di copia senza certificazione di conformità non è dovuto quando la copia viene estratta dal fascicolo informatico da parte dei soggetti abilitati ad accedervi. La Camera Penale sostiene che questa norma esprima la chiara volontà del legislatore di esentare dal pagamento i documenti ottenuti direttamente da supporti digitali.
Inoltre, viene contestata la natura dell’intervento del personale di cancelleria. Per i penalisti, si tratta di un controllo puramente formale e non sostanziale, che non giustifica l’imposizione di un costo. L’avvocato, una volta abilitato, non riceve un file inviato da un operatore, ma effettua il download in piena autonomia dal portale, un’operazione che è di fatto automatizzata.
Cosa cambia per i cittadini e i professionisti
La questione non è puramente tecnica, ma ha conseguenze dirette sui costi della giustizia che, in ultima analisi, possono ricadere sui cittadini. Se prevalesse l’interpretazione del Ministero, si verificherebbe un paradosso: la digitalizzazione, nata per ridurre i costi e semplificare le procedure, finirebbe per introdurre un nuovo onere economico.
Le principali implicazioni sono:
- Aumento dei costi processuali: Gli avvocati dovrebbero sostenere costi aggiuntivi per l’acquisizione di copie digitali, spese che verrebbero molto probabilmente trasferite ai loro assistiti.
- Freno alla digitalizzazione: Imporre un costo su un servizio digitale potrebbe disincentivarne l’uso, rallentando la transizione verso un sistema giudiziario completamente informatizzato.
- Incertezza operativa: La divergenza tra la norma e l’interpretazione amministrativa crea confusione e disparità di trattamento tra i diversi uffici giudiziari.
La vicenda evidenzia una tensione tra l’obiettivo di modernizzare la giustizia e la tendenza a mantenere logiche di costo legate a procedure tradizionali. La risoluzione di questo dibattito è fondamentale per definire il reale impatto economico della digitalizzazione sul processo penale.
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