La pensione di reversibilità per un figlio maggiorenne inabile a carico del genitore defunto decorre dal primo giorno del mese successivo alla data del decesso. La data di presentazione della domanda all’INPS non incide sull’inizio del diritto, ma serve solo ad avviare la procedura di pagamento. Questo importante principio, che garantisce la continuità del sostegno economico, è stato ribadito dalla Corte di Cassazione.
Cos’è la pensione di reversibilità e a chi spetta
La pensione di reversibilità è una prestazione economica che l’INPS eroga ai familiari superstiti di un lavoratore o di un pensionato deceduto. Non si tratta di un nuovo trattamento, ma di una quota della pensione che sarebbe spettata al defunto. L’obiettivo è fornire un sostegno economico al nucleo familiare rimasto privo della sua principale fonte di reddito.
I principali beneficiari di questa prestazione sono:
- Il coniuge superstite, anche se separato o divorziato a determinate condizioni.
- I figli che, al momento del decesso del genitore, sono minorenni, studenti o, appunto, inabili al lavoro, e che erano a suo carico.
- In assenza di coniuge e figli, possono averne diritto i genitori o, in subordine, i fratelli e le sorelle del defunto, sempre a patto che fossero a suo carico e inabili al lavoro.
I requisiti specifici per il figlio maggiorenne inabile
Perché un figlio maggiorenne possa ottenere la pensione di reversibilità, non è sufficiente una generica condizione di difficoltà. Devono essere soddisfatti requisiti precisi e rigorosi, che l’INPS verifica attentamente. La mancanza di anche uno solo di questi elementi impedisce il riconoscimento del diritto.
I requisiti fondamentali sono:
- Inabilità al lavoro: Il richiedente deve essere riconosciuto totalmente e permanentemente inabile a svolgere qualsiasi attività lavorativa. Questa condizione deve essere accertata dalle commissioni mediche dell’INPS e deve preesistere al momento del decesso del genitore. Non è sufficiente un’invalidità parziale, anche se elevata.
- Vivenza a carico: Il figlio inabile deve essere stato a carico del genitore defunto al momento della sua morte. Questo significa che il sostegno economico del genitore era essenziale e continuativo per il mantenimento del figlio. La vivenza a carico viene presunta in caso di convivenza, ma può essere dimostrata anche in assenza di coabitazione, provando che il genitore contribuiva in modo determinante al sostentamento del figlio.
- Stato civile: Il figlio superstite non deve essere coniugato al momento del decesso del genitore. Un eventuale matrimonio successivo alla concessione della pensione ne causa la revoca.
La decorrenza del diritto: il chiarimento della Cassazione
La questione più dibattuta, e spesso fonte di contenzioso con l’INPS, riguarda la data da cui iniziano a maturare i pagamenti. Con l’ordinanza n. 18400 del 2022, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale a tutela dei superstiti: il diritto alla pensione di reversibilità sorge con la morte del pensionato, non con la presentazione della domanda amministrativa.
Questo significa che la prestazione spetta con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del genitore. La domanda all’INPS è un atto necessario per avviare la liquidazione e il pagamento, ma non determina l’inizio del diritto. Di conseguenza, se la domanda viene presentata mesi dopo il decesso, l’INPS è tenuta a corrispondere tutti gli arretrati maturati dal mese successivo alla morte.
Cosa fare in caso di problemi con l’INPS
Nonostante la chiarezza della normativa e della giurisprudenza, possono verificarsi ritardi o errori da parte dell’ente previdenziale. L’INPS potrebbe, ad esempio, negare la prestazione per una valutazione errata dei requisiti o riconoscere una decorrenza sbagliata, facendola partire dalla data della domanda anziché dal mese successivo al decesso. In questi casi, è essenziale non arrendersi e agire per far valere i propri diritti, presentando un ricorso amministrativo o, se necessario, un’azione legale.
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