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Quando si avvia una causa per ottenere un risarcimento del danno, la richiesta economica presentata nell’atto introduttivo è fondamentale per determinare il valore della controversia. Tuttavia, l’inserimento di una formula apparentemente generica, come la richiesta della condanna al pagamento di una somma specifica “o di quella maggiore o minore che si riterrà di giustizia”, può cambiare radicalmente le carte in tavola. La Corte di Cassazione ha chiarito che questa espressione, nota come ‘clausola di stile’, rende la causa di valore indeterminabile, con significative conseguenze procedurali.

La decisione della Corte di Cassazione

Con una recente ordinanza (n. 11213/2022), la Corte di Cassazione ha ribadito un principio consolidato: una causa deve essere considerata di valore indeterminabile quando l’attore, pur indicando una cifra precisa per il risarcimento, aggiunge la formula “o quella maggiore o minore somma che risulterà dovuta” o espressioni simili. Secondo i giudici, questa aggiunta non è una semplice formalità, ma manifesta la volontà della parte di non limitare la propria pretesa all’importo specificato, rimettendo la quantificazione finale all’esito del giudizio e alle valutazioni del giudice.

Il caso pratico: distacco illegittimo della fornitura di gas

La questione è emersa da un caso concreto che ha coinvolto un consumatore e una società fornitrice di gas. L’utente aveva citato in giudizio l’azienda per il distacco arbitrario della fornitura e la rimozione del contatore, chiedendo un risarcimento di 5.000 euro, il riallaccio e il ripristino del contatore. Nell’atto, però, aveva incluso anche la ‘clausola di stile’. Il Tribunale di primo grado si era dichiarato incompetente, ritenendo che il valore della causa fosse inferiore a 5.000 euro e che quindi la competenza spettasse al Giudice di Pace. La Cassazione, invece, ha dato ragione al consumatore, stabilendo che la presenza di quella formula rendeva il valore della causa indeterminabile sin dall’inizio, radicando così la competenza presso il Tribunale.

Perché la clausola rende il valore della causa indeterminabile

La logica dietro questa interpretazione si basa sul principio che il valore di una causa si determina in base a quanto effettivamente richiesto e contestato (il cosiddetto “disputatum”). L’inserimento della clausola “maggiore o minore” amplia l’oggetto della domanda oltre la cifra indicata. L’importo specificato diventa così un valore puramente orientativo, mentre la richiesta reale si estende a qualsiasi somma, anche superiore, che il giudice riterrà giusta al termine dell’istruttoria. Questa flessibilità impedisce di definire a priori un valore certo e determinato, da cui la classificazione come “causa di valore indeterminabile”.

Quali sono le conseguenze per i consumatori

La scelta di inserire o meno questa clausola in un atto di citazione non è banale e comporta importanti effetti pratici per chi decide di agire in giudizio per tutelare i propri diritti. Comprendere queste conseguenze è fondamentale per una scelta strategica consapevole.

Le principali implicazioni includono:

  • Determinazione del giudice competente: Le cause di valore indeterminabile sono di competenza del Tribunale. Questo può essere un vantaggio, poiché il Tribunale ha competenze più ampie rispetto al Giudice di Pace. Inserire la clausola può quindi evitare che la causa venga assegnata a un giudice ritenuto non adeguato per la complessità della materia.
  • Flessibilità nella quantificazione del danno: Spesso, all’inizio di una causa, non è possibile quantificare con esattezza l’intero danno subito, che potrebbe emergere o aggravarsi nel corso del procedimento. La clausola offre la flessibilità necessaria per adeguare la richiesta risarcitoria all’effettivo pregiudizio che verrà accertato.
  • Impatto sui costi del processo: Il valore della causa incide sul calcolo del contributo unificato (la tassa per l’iscrizione a ruolo) e sugli onorari dell’avvocato. Una causa di valore indeterminabile viene generalmente collocata in uno scaglione di valore specifico ai fini del calcolo di tali costi, che potrebbe essere superiore a quello basato sulla sola cifra inizialmente indicata.

In conclusione, la cosiddetta ‘clausola di stile’ è uno strumento processuale rilevante. La sua corretta applicazione permette di impostare la strategia difensiva in modo più efficace, garantendo che la richiesta di risarcimento possa essere pienamente soddisfatta in base a quanto emergerà durante il processo, senza essere vincolata a una stima iniziale potenzialmente incompleta.

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Di admin