Il Garante per la Privacy ha sanzionato un avvocato non per una fuga di dati, ma per aver risposto in ritardo alla richiesta di un cittadino di accedere ai propri dati personali. Vediamo quali sono i diritti dei consumatori e gli obblighi dei professionisti secondo il GDPR.

La diffusione non consensuale di immagini o video intimi, comunemente nota come revenge porn, rappresenta una grave violazione della privacy e della dignità personale. Fortunatamente, esistono strumenti concreti per difendersi, anche in via preventiva. Il Garante per la protezione dei dati personali ha introdotto una procedura specifica per agire prima che il materiale venga diffuso online, offrendo una tutela rapida ed efficace alle potenziali vittime.

Cos’è il revenge porn e perché è un reato

Con il termine “revenge porn” o “pornografia non consensuale” si intende la condivisione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso della persona ritratta. Sebbene il nome richiami la “vendetta” di un ex partner, il fenomeno è più ampio e include qualsiasi forma di diffusione illecita motivata da denigrazione, bullismo, molestia o estorsione.

In Italia, la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti è un reato specifico, introdotto dalla legge nota come “Codice Rosso” (Legge n. 69/2019). La norma punisce chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde tale materiale senza il consenso delle persone rappresentate. La legge prevede pene severe, aggravate se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è stata legata da una relazione affettiva con la vittima.

Il ruolo preventivo del Garante della Privacy

A partire dalla fine del 2021, il Garante per la protezione dei dati personali ha acquisito un nuovo e importante potere: quello di intervenire in via preventiva. Questo significa che una persona che teme la diffusione online di proprio materiale intimo può chiedere al Garante di agire prima che il danno si concretizzi. L’Autorità può emettere provvedimenti d’urgenza per ordinare alle principali piattaforme digitali, come social network e motori di ricerca, di adottare le misure necessarie per impedire la pubblicazione del contenuto segnalato.

L’intervento si basa su tecnologie come i codici hash, una sorta di impronta digitale unica per ogni file. Una volta che l’hash di una foto o di un video viene segnalato, le piattaforme possono bloccare preventivamente qualsiasi tentativo di caricamento di quel file specifico, senza doverlo visionare direttamente.

Come funziona la segnalazione al Garante

La procedura di segnalazione al Garante è uno strumento accessibile e pensato per essere rapido. È fondamentale conoscere i passaggi per potersene avvalere in caso di necessità.

  • Chi può segnalare: Chiunque abbia un fondato motivo di ritenere che immagini o video a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano stiano per essere diffusi senza il suo consenso. La segnalazione può essere presentata anche da minori che abbiano compiuto quattordici anni.
  • Cosa fare: È necessario compilare un apposito modello disponibile sul sito del Garante della Privacy, fornendo le proprie generalità e descrivendo le ragioni che fanno temere la diffusione illecita del materiale.
  • L’azione del Garante: Una volta ricevuta la segnalazione, l’Autorità la esamina con urgenza. Se la ritiene fondata, adotta un provvedimento con cui ingiunge alle piattaforme indicate di attivare le misure di blocco preventivo.
  • Efficacia della misura: Il blocco preventivo è una delle tutele più efficaci, perché mira a impedire che il contenuto diventi virale, limitando fin da subito i danni psicologici e reputazionali per la vittima.

Cosa fare se il materiale è già online

Se le immagini o i video sono già stati pubblicati, l’intervento preventivo del Garante non è più sufficiente. In questo caso, è cruciale agire su due fronti. Innanzitutto, è indispensabile sporgere denuncia presso la Polizia Postale e delle Comunicazioni. La denuncia avvia il procedimento penale contro i responsabili del reato. In secondo luogo, è importante segnalare il contenuto direttamente alle piattaforme su cui è stato pubblicato, chiedendone la rimozione immediata in quanto viola le policy della community e la legge sulla privacy. Le due azioni, quella penale e quella amministrativa, sono complementari e necessarie per ottenere una tutela completa.

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Di admin