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L’assegno divorzile non è un diritto automatico che scatta al termine del matrimonio, ma una misura che richiede prove concrete di sacrifici personali e professionali fatti a beneficio della famiglia. Questo principio è stato riaffermato dalla Corte di Cassazione, che con una recente ordinanza ha negato il contributo a un’ex moglie che non era riuscita a dimostrare di aver rinunciato alla propria carriera per sostenere quella del marito e per dedicarsi alla cura della famiglia.

I criteri per il riconoscimento dell’assegno divorzile

La decisione della Suprema Corte si inserisce in un orientamento ormai consolidato che ha superato il vecchio criterio del “tenore di vita”. Oggi, l’assegno divorzile non serve più a garantire al coniuge economicamente più debole lo stesso stile di vita di cui godeva durante il matrimonio. La sua funzione è diventata duplice: assistenziale e perequativo-compensativa.

Il giudice, nel decidere se concedere l’assegno e in quale misura, deve valutare diversi fattori, tra cui:

  • La durata del matrimonio: matrimoni di lunga durata hanno un peso maggiore nella valutazione del contributo dato da ciascun coniuge.
  • Il contributo alla vita familiare: si considera il lavoro domestico, la cura dei figli e il sostegno fornito alla carriera dell’altro coniuge.
  • I sacrifici professionali: è fondamentale dimostrare di aver rinunciato a opportunità di carriera o di aver ridotto la propria attività lavorativa per esigenze familiari.
  • Le condizioni economiche dei coniugi: si analizza la disparità di reddito e di patrimonio al momento del divorzio.
  • L’età e lo stato di salute: viene considerata la capacità del richiedente di procurarsi mezzi adeguati in autonomia.

L’obiettivo è compensare il coniuge che, a causa di scelte condivise durante la vita matrimoniale, si trova in una posizione economica svantaggiata, riequilibrando la situazione e riconoscendo il valore del suo apporto al patrimonio comune e alla crescita professionale dell’altro.

Il caso specifico: perché la richiesta è stata respinta

Nel caso esaminato dalla Cassazione, la richiesta dell’ex moglie è stata respinta perché mancavano le prove dei presupposti necessari. Il matrimonio era durato solo sei anni, un periodo considerato relativamente breve. Durante questi anni, la donna aveva continuato a lavorare, senza dimostrare di aver interrotto o sacrificato la propria attività per la famiglia. Inoltre, possedeva un immobile che le garantiva un’entrata economica e una notevole disponibilità liquida.

La Corte ha sottolineato che non è emersa una correlazione diretta tra la vita matrimoniale e un eventuale peggioramento delle sue condizioni economiche. Anche la convivenza prematrimoniale non è stata considerata rilevante ai fini del calcolo, poiché non erano stati provati sacrifici specifici neanche in quel periodo. In sostanza, la semplice disparità economica con l’ex marito, divenuto nel frattempo parlamentare, non è stata ritenuta sufficiente per giustificare l’assegno.

Cosa devono sapere i consumatori

Questa decisione offre indicazioni pratiche importanti per chi sta affrontando un divorzio e intende richiedere un assegno di mantenimento. Non basta affermare di aver contribuito alla vita familiare; è necessario provare concretamente i sacrifici fatti e il loro impatto sulla propria situazione economica attuale.

Consigli pratici per la richiesta dell’assegno

  • Raccogliere prove documentali: È essenziale conservare documenti che attestino eventuali rinunce lavorative, come offerte di lavoro rifiutate, contratti part-time scelti per esigenze familiari o mancate promozioni.
  • Dimostrare il nesso causale: Bisogna dimostrare che la propria attuale debolezza economica è una conseguenza diretta delle scelte condivise durante il matrimonio e dei sacrifici compiuti.
  • Non dare l’assegno per scontato: L’assegno non è una misura automatica. La sua concessione dipende da una valutazione attenta e rigorosa da parte del giudice.
  • Attivarsi nella ricerca di un lavoro: Se si è in grado di lavorare, è importante dimostrare di essersi impegnati attivamente nella ricerca di un’occupazione, poiché l’inerzia può essere valutata negativamente.

In conclusione, l’assegno divorzile è uno strumento di tutela pensato per riequilibrare situazioni di svantaggio economico derivanti dal matrimonio, ma la sua applicazione richiede una dimostrazione chiara e documentata del contributo e delle rinunce personali.

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Di admin