Quando un matrimonio o una convivenza finisce, una delle questioni più delicate e sentite riguarda il futuro degli animali domestici. Cani, gatti e altri compagni di vita sono a tutti gli effetti membri della famiglia, e la loro gestione diventa spesso motivo di conflitto. In Italia, a differenza di altri Paesi, non esiste una legge specifica che regoli l’affidamento degli animali in caso di separazione, lasciando un vuoto normativo che viene colmato dall’intervento dei giudici.
Il vuoto normativo e il ruolo dei tribunali
Dal punto di vista strettamente giuridico, il Codice Civile italiano considera gli animali come “beni mobili”, ovvero oggetti di proprietà. Questa visione, tuttavia, è ampiamente superata nella realtà sociale e nella sensibilità comune, che riconosce gli animali come esseri senzienti capaci di provare affetto e sofferenza. Proprio per questo, i tribunali italiani hanno sviluppato un orientamento consolidato per affrontare queste situazioni, andando oltre la semplice logica della proprietà.
In assenza di una normativa dedicata, i giudici intervengono per dirimere le controversie, basando le loro decisioni su un principio fondamentale: il benessere dell’animale. L’obiettivo non è stabilire chi sia il “proprietario” legale, ma garantire all’animale le migliori condizioni di vita possibili, tutelando il legame affettivo che ha sviluppato con le persone.
I criteri per l’affidamento degli animali domestici
Per decidere a chi affidare un animale domestico, il giudice valuta una serie di elementi concreti, applicando per analogia i criteri utilizzati per l’affidamento dei figli minori. La priorità assoluta è l’interesse dell’animale a mantenere una continuità di abitudini e affetti, riducendo al minimo lo stress causato dalla separazione della famiglia.
I fattori principali presi in considerazione includono:
- La relazione pregressa: il giudice cerca di capire chi, durante la convivenza, si è occupato prevalentemente dell’animale (cibo, passeggiate, cure veterinarie, gioco).
- Il legame affettivo: viene valutato il rapporto specifico che l’animale ha con ciascuno dei due coniugi o conviventi.
- Le condizioni abitative: si considera quale delle due nuove sistemazioni sia più adatta alle esigenze dell’animale (ad esempio, la presenza di un giardino, spazi adeguati, assenza di pericoli).
- La disponibilità di tempo: viene analizzato quanto tempo ciascuna persona potrà dedicare quotidianamente all’animale, in base ai propri impegni lavorativi e personali.
- Il rapporto con i figli: se nella coppia ci sono figli, si tende a non separarli dall’animale domestico, per preservare il loro equilibrio emotivo.
Le decisioni dei giudici: affidamento esclusivo, condiviso e diritto di visita
Sulla base dei criteri elencati, il tribunale può adottare diverse soluzioni, modellate sulle specifiche esigenze del caso. Le forme di affidamento più comuni sono tre.
Affidamento esclusivo
L’animale viene collocato stabilmente presso uno dei due ex partner, quello ritenuto più idoneo a garantirne il benessere. All’altro coniuge può essere riconosciuto un diritto di visita, con modalità e tempi stabiliti dal giudice (ad esempio, alcuni giorni a settimana o durante i weekend), per non interrompere il legame affettivo.
Affidamento condiviso
Questa soluzione, sempre più frequente, prevede che l’animale trascorra periodi di tempo alternati con entrambi i partner. Ad esempio, una settimana con uno e una settimana con l’altro. In questi casi, il giudice stabilisce anche la ripartizione delle spese di mantenimento, che solitamente vengono suddivise al 50% tra le parti. Le spese possono includere:
- Cibo e necessità quotidiane.
- Spese veterinarie ordinarie (vaccini, controlli).
- Spese veterinarie straordinarie (interventi chirurgici, cure impreviste).
Cosa fare in caso di separazione: l’importanza dell’accordo
La via migliore per tutelare il benessere del proprio animale domestico è raggiungere un accordo consensuale. Anziché lasciare la decisione a un giudice, i coniugi o conviventi possono stabilire autonomamente le modalità di gestione, mettendo nero su bianco i dettagli nel loro accordo di separazione o divorzio. Questo non solo evita ulteriori tensioni, ma permette di creare una soluzione su misura per le esigenze dell’animale e della famiglia.
Un buon accordo dovrebbe definire chiaramente:
- Collocazione principale: dove l’animale vivrà prevalentemente.
- Modalità di visita o di alternanza: un calendario preciso per evitare future discussioni.
- Ripartizione delle spese: una suddivisione chiara dei costi ordinari e straordinari.
- Decisioni sanitarie: come verranno prese le decisioni importanti relative alla salute dell’animale.
Formalizzare questi punti in un accordo scritto offre una tutela legale a entrambe le parti e, soprattutto, garantisce stabilità e serenità all’animale domestico, che è la vera vittima incolpevole di queste situazioni.
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