Il Bonus Acqua Potabile è stato un’importante agevolazione fiscale finalizzata a incentivare il miglioramento della qualità dell’acqua del rubinetto e a ridurre l’uso di contenitori di plastica. Sebbene il termine per sostenere nuove spese sia scaduto il 31 dicembre 2023, molti consumatori che hanno effettuato interventi entro tale data possono ancora beneficiare del credito d’imposta. Questo articolo chiarisce i punti fondamentali della misura, sulla base dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, per aiutare i beneficiari a utilizzare correttamente il bonus.
Cos’era il Bonus Acqua Potabile e come funzionava
Il Bonus Acqua Potabile consisteva in un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e addizione di anidride carbonica alimentare. L’obiettivo era duplice: razionalizzare l’uso dell’acqua e promuovere un consumo più sostenibile, diminuendo la produzione di rifiuti plastici.
L’agevolazione, introdotta dalla Legge di Bilancio 2021, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2023. È fondamentale sottolineare che solo le spese documentate e pagate entro questa data danno diritto al beneficio fiscale, che può essere utilizzato negli anni successivi secondo le modalità previste.
Spese ammesse e limiti di importo
Il credito d’imposta era calcolato su un importo massimo di spesa, che variava in base al tipo di beneficiario. Non tutte le spese erano ammesse, ma solo quelle relative a sistemi che migliorano qualitativamente l’acqua erogata dagli acquedotti. I limiti massimi di spesa su cui calcolare il 50% di bonus erano:
- 1.000 euro per ciascuna unità immobiliare, per le persone fisiche non esercenti attività economica.
- 5.000 euro per ogni immobile adibito all’attività commerciale o istituzionale, per imprese, professionisti ed enti non commerciali.
Ad esempio, una persona fisica che ha speso 800 euro per un sistema di filtraggio ha diritto a un credito di 400 euro (il 50% di 800). Se la spesa fosse stata di 1.200 euro, il credito sarebbe stato calcolato sul tetto massimo di 1.000 euro, risultando in un bonus di 500 euro.
A chi spettava il bonus e con quali requisiti
Potevano accedere all’agevolazione diverse categorie di soggetti, a condizione che sostenessero le spese su immobili posseduti o detenuti con un titolo idoneo (proprietà, diritto reale, locazione, comodato d’uso). I beneficiari includevano:
- Persone fisiche
- Esercenti attività d’impresa, arti e professioni
- Enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e quelli religiosi civilmente riconosciuti
Per ottenere il bonus era indispensabile che le spese fossero documentate tramite fattura elettronica o documento commerciale riportante il codice fiscale del richiedente. Inoltre, per le persone fisiche e i soggetti non in contabilità ordinaria, i pagamenti dovevano essere tracciabili (versamento bancario, postale o altri sistemi di pagamento elettronici).
Come utilizzare il credito d’imposta
L’utilizzo del bonus maturato varia a seconda del beneficiario. È importante notare che l’importo delle spese sostenute doveva essere comunicato all’Agenzia delle Entrate entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello della spesa. L’ammontare effettivo del credito d’imposta utilizzabile è stato poi determinato in base al rapporto tra le risorse stanziate (per il 2023 pari a 1,5 milioni di euro) e le richieste pervenute.
Le modalità di fruizione sono le seguenti:
- Persone fisiche non esercenti attività d’impresa: possono utilizzare il credito nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno della spesa (e in quelle successive fino a esaurimento) oppure in compensazione tramite modello F24.
- Tutti gli altri soggetti (imprese, professionisti, enti): possono utilizzare il credito esclusivamente in compensazione tramite modello F24.
Chi ha sostenuto le spese nel 2023 e ha correttamente comunicato i dati, potrà quindi beneficiare del credito nella dichiarazione dei redditi del 2024 o tramite compensazione.
Cosa fare in caso di dubbi o controlli
È essenziale conservare tutta la documentazione relativa all’acquisto e all’installazione del sistema, incluse le fatture e le ricevute di pagamento tracciabile. L’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli anche a distanza di anni, e la mancanza di prove documentali può comportare la revoca del beneficio e l’applicazione di sanzioni. In caso di incertezze sulla compilazione della dichiarazione dei redditi o sull’utilizzo del modello F24, è consigliabile rivolgersi a un professionista qualificato.
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