I patti parasociali sono accordi privati stipulati da alcuni o tutti i soci di una società per regolare in modo vincolante i loro comportamenti futuri. A differenza dello statuto o dell’atto costitutivo, che rappresentano le regole ufficiali della società e sono vincolanti per tutti, questi patti operano su un piano esterno e hanno efficacia solo tra le parti che li hanno sottoscritti. Il loro scopo principale è stabilizzare gli assetti proprietari e il governo societario, definendo in anticipo come esercitare determinati diritti.
Cosa sono e come funzionano i patti parasociali
I patti parasociali sono considerati contratti atipici, ovvero non specificamente disciplinati in ogni dettaglio dal codice civile, ma ammessi in virtù dell’autonomia contrattuale delle parti. La loro caratteristica fondamentale è l’efficacia obbligatoria: vincolano esclusivamente i soci firmatari e non la società nel suo complesso. Questo significa che la violazione di un patto parasociale non rende invalida una delibera assembleare, ma comporta una responsabilità contrattuale per il socio inadempiente, che potrà essere chiamato a risarcire i danni agli altri aderenti al patto.
Tuttavia, non tutti i patti sono ammessi. Sono considerati nulli e quindi privi di effetti i patti che:
- Hanno un fine illecito o antisociale.
- Violano norme imperative di legge.
- Limitano eccessivamente la libertà di voto o di gestione in modo contrario all’interesse della società.
Le principali tipologie di patti parasociali
Nella pratica aziendale si sono diffuse diverse categorie di patti parasociali, ciascuna con un obiettivo specifico. Le più comuni sono:
- Sindacati di voto: Con questi accordi, i soci si impegnano a votare in assemblea in modo coordinato e conforme a una decisione presa in precedenza tra i membri del sindacato. L’obiettivo è esercitare un’influenza determinante sulle decisioni assembleari, come la nomina degli amministratori o l’approvazione del bilancio.
- Sindacati di blocco: Questi patti limitano la libera circolazione delle azioni o delle quote. I soci aderenti si impegnano a non vendere le proprie partecipazioni per un certo periodo, a venderle solo a determinate condizioni, o a concedere un diritto di prelazione agli altri soci firmatari prima di cederle a terzi. Lo scopo è mantenere stabile la compagine sociale.
- Patti di consultazione: Obbligano i soci a consultarsi preventivamente prima di ogni assemblea o decisione importante, al fine di scambiarsi informazioni e coordinare le proprie posizioni, pur senza un obbligo di voto uniforme.
- Patti per l’esercizio di un’influenza dominante: Sono accordi più ampi con cui i soci si coordinano per esercitare un controllo di fatto sulla gestione della società.
Durata dei patti: le regole da rispettare
La legge impone limiti precisi alla durata dei patti parasociali per evitare che i vincoli tra soci diventino perpetui e cristallizzino la gestione societaria. Le regole cambiano a seconda del tipo di società:
- Società non quotate: I patti non possono avere una durata superiore a cinque anni. Se viene stabilita una durata maggiore, questa si riduce automaticamente a cinque anni. I patti sono rinnovabili alla scadenza.
- Società quotate in borsa: La durata massima è più breve, fissata a tre anni, per garantire una maggiore fluidità del mercato. Anche in questo caso, sono rinnovabili.
Se un patto viene stipulato a tempo indeterminato, ogni socio ha il diritto di recedere con un preavviso di 180 giorni.
Obblighi di pubblicità e trasparenza
La trasparenza dei patti parasociali è un elemento cruciale, soprattutto quando la società fa ricorso al mercato del capitale di rischio. Anche qui, la disciplina varia.
Società non quotate (chiuse)
Per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, come molte S.r.l. o S.p.A. a base ristretta, non sono previsti specifici obblighi di pubblicità. I patti restano accordi privati tra i soci.
Società quotate e che fanno ricorso al mercato
Per le società quotate in borsa o comunque aperte al mercato, la legge (Testo Unico della Finanza) impone severi obblighi di trasparenza per tutelare gli investitori e il corretto funzionamento del mercato. Entro pochi giorni dalla stipula, i patti devono essere:
- Comunicati alla Consob.
- Pubblicati per estratto su un quotidiano.
- Depositati presso il Registro delle Imprese.
- Comunicati alla società stessa.
La mancata osservanza di questi obblighi di pubblicità comporta la nullità del patto. Inoltre, i soci aderenti a un patto non dichiarato non possono esercitare il diritto di voto e le delibere assunte con il loro voto determinante possono essere impugnate.
Cosa fare in caso di violazione di un patto
Se un socio viola un patto parasociale, ad esempio votando in assemblea in modo difforme da quanto concordato, la delibera societaria resta valida ed efficace. L’inadempimento ha conseguenze solo sul piano del rapporto contrattuale tra i soci firmatari. Gli altri aderenti al patto potranno agire in giudizio contro il socio inadempiente per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della violazione dell’accordo. È fondamentale, quindi, redigere questi patti con chiarezza, prevedendo eventualmente clausole penali per scoraggiare comportamenti non conformi.
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