L’obbligo dei genitori di mantenere i figli non cessa automaticamente al compimento dei 18 anni, ma si protrae fino al raggiungimento di una reale indipendenza economica. Tuttavia, questo diritto non è illimitato e incondizionato. Una significativa decisione del Tribunale di Firenze ha ribadito un principio fondamentale: il figlio maggiorenne ha il dovere di impegnarsi attivamente per rendersi autonomo, e la sua inerzia può portare alla perdita dell’assegno di mantenimento. Il caso specifico riguardava un uomo di 35 anni, laureato in legge e abilitato alla professione di avvocato, che ancora dipendeva economicamente dal padre.
Il caso del figlio avvocato di 35 anni
La vicenda esaminata dal Tribunale di Firenze ha visto un padre, divorziato, rivolgersi al giudice per chiedere la revoca dell’obbligo di versare l’assegno di mantenimento al figlio di 35 anni. Nonostante il figlio avesse completato il suo percorso di studi da circa dieci anni, ottenendo l’abilitazione alla professione forense, non era mai riuscito a raggiungere l’autosufficienza economica. Aveva tentato alcuni concorsi pubblici senza successo e, dopo un periodo trascorso a casa della nonna, era tornato a vivere con la madre.
Il giudice ha accolto la richiesta del padre, stabilendo la cessazione dell’obbligo di mantenimento. La motivazione si è basata sul concetto di “inerzia colpevole” del figlio. Secondo il tribunale, data l’età e la qualifica professionale, il giovane avrebbe dovuto attivarsi per trovare un’occupazione, anche accettando lavori non perfettamente in linea con le sue aspirazioni o impieghi precari, piuttosto che continuare a gravare sui genitori.
Quando cessa l’obbligo di mantenimento?
La legge italiana stabilisce che l’obbligo dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli sussiste anche dopo la maggiore età, qualora questi non abbiano ancora raggiunto l’indipendenza economica senza loro colpa. Il diritto al mantenimento, però, non può trasformarsi in una rendita a tempo indeterminato. La giurisprudenza ha progressivamente delineato i confini di questo dovere, legandolo a un progetto formativo e professionale che il figlio deve perseguire con impegno e responsabilità.
La cessazione dell’obbligo non è legata a un’età precisa, ma a una valutazione complessiva della situazione. I giudici verificano se il mancato raggiungimento dell’autonomia economica sia dovuto a circostanze oggettive (come una grave crisi del mercato del lavoro in un determinato settore) o a un atteggiamento passivo del figlio.
I criteri per la valutazione del diritto al mantenimento
Per decidere sulla revoca o sulla conferma dell’assegno di mantenimento a un figlio maggiorenne, i tribunali considerano diversi fattori. Comprendere questi criteri è utile per i consumatori che si trovano in situazioni simili.
- Età del figlio: Sebbene non esista un limite anagrafico fisso, un’età avanzata (generalmente oltre i 30-35 anni) è un forte indicatore che il tempo per la formazione e l’inserimento lavorativo dovrebbe essere concluso.
- Percorso di studi e formazione: Viene valutato se il percorso formativo è stato concluso con profitto e in tempi ragionevoli. Un abbandono degli studi o una durata eccessiva senza giustificazioni possono giocare a sfavore del figlio.
- Impegno nella ricerca di lavoro: Il figlio deve dimostrare di essersi attivato concretamente per cercare un’occupazione. Questo include non solo la partecipazione a concorsi o l’invio di curriculum per posizioni ideali, ma anche la disponibilità ad accettare lavori temporanei o meno qualificati.
- Condotta personale: L’inerzia, la negligenza o il rifiuto ingiustificato di opportunità lavorative sono considerati elementi che fanno venir meno il diritto al sostegno economico genitoriale.
Cosa possono fare i genitori e i figli
Un genitore che ritiene che il figlio maggiorenne non si stia impegnando a sufficienza per raggiungere l’indipendenza può chiedere al tribunale la modifica delle condizioni di separazione o divorzio, domandando la revoca dell’assegno. Sarà necessario fornire prove che dimostrino l’inerzia del figlio o il raggiungimento, anche parziale, di un’autonomia economica.
D’altra parte, il figlio maggiorenne che ancora necessita di supporto deve essere consapevole che il suo diritto è subordinato a un comportamento attivo e responsabile. Il principio che emerge dalle sentenze più recenti è quello dell’auto-responsabilità: raggiunto un certo punto, ogni individuo è chiamato a farsi carico del proprio futuro, senza poter contare indefinitamente sul sostegno della famiglia di origine.
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