L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha rappresentato un periodo di grande incertezza per le famiglie separate, sollevando complessi interrogativi sul diritto di visita del genitore non collocatario. Le restrizioni alla circolazione, imposte per tutelare la salute pubblica, si sono scontrate con il fondamentale principio della bigenitorialità, ovvero il diritto del bambino a mantenere un rapporto continuativo con entrambi i genitori. Questo articolo analizza le sfide affrontate in quel periodo e le lezioni che ne sono derivate, utili per orientarsi anche in future situazioni di eccezionalità.

Il Conflitto tra Diritto alla Salute e Bigenitorialità

Durante le fasi più acute della pandemia, i decreti governativi hanno imposto severe limitazioni agli spostamenti delle persone, giustificati da motivi di lavoro, salute o comprovate necessità. In questo quadro normativo, la gestione degli incontri tra il genitore non collocatario e i figli è diventata immediatamente problematica. La questione centrale era come bilanciare due diritti di rango costituzionale: il diritto alla salute (art. 32 Cost.) e il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli (art. 30 Cost.), da cui discende il principio di bigenitorialità.

L’assenza di indicazioni specifiche nei primi provvedimenti ha generato confusione e, in molti casi, ha inasprito i conflitti tra ex coniugi. Un genitore poteva legittimamente negare la visita all’altro per timore del contagio? Lo spostamento per accompagnare il figlio rientrava tra le “situazioni di necessità”? Queste domande hanno richiesto un intervento interpretativo da parte della giurisprudenza per colmare il vuoto normativo.

Le Diverse Interpretazioni dei Tribunali

Di fronte a una legislazione d’emergenza non sempre chiara, i tribunali italiani hanno adottato orientamenti non sempre uniformi, che si sono evoluti con l’aggravarsi della situazione sanitaria. Inizialmente, l’interpretazione prevalente tendeva a salvaguardare il diritto di visita. Molti giudici, supportati anche da chiarimenti governativi (le cosiddette FAQ), hanno stabilito che gli spostamenti per attuare le modalità di affido rientravano nelle cause giustificative. Si argomentava che il minore ha, di fatto, un doppio domicilio coincidente con le abitazioni di entrambi i genitori, e che quindi lo spostamento era assimilabile al “rientro presso la propria abitazione”.

Con l’inasprirsi delle misure restrittive, tuttavia, è emerso un secondo orientamento, più prudente. Alcuni tribunali hanno iniziato a considerare il diritto alla salute come prevalente, qualificando il diritto di visita come “recessivo” di fronte a un’emergenza sanitaria di tale portata. In questi casi, i giudici hanno disposto la sospensione temporanea degli incontri in presenza, promuovendo modalità di contatto alternative per non interrompere il legame affettivo. L’uso di strumenti tecnologici come videochiamate (via Skype, WhatsApp o altre piattaforme) è stato incentivato per garantire una continuità, seppur virtuale, del rapporto genitore-figlio.

Cosa Insegna l’Esperienza della Pandemia

Sebbene l’emergenza Covid-19 sia terminata, l’esperienza di quel periodo offre spunti di riflessione ancora validi per la gestione dei rapporti familiari in qualsiasi situazione di crisi. I principi emersi possono guidare i genitori e gli operatori del diritto nell’affrontare circostanze impreviste che potrebbero limitare la normale attuazione degli accordi di separazione o divorzio.

I punti fondamentali che possiamo trarre sono:

  • Il buonsenso e la collaborazione genitoriale: La prima e più importante risorsa in ogni situazione di crisi è la capacità dei genitori di dialogare e trovare soluzioni condivise, mettendo al primo posto l’interesse superiore del minore.
  • La tecnologia come supporto: Gli strumenti digitali si sono rivelati fondamentali per mantenere vivo il contatto affettivo quando gli incontri fisici erano impossibili o sconsigliati. Tuttavia, è stato anche chiaro che la tecnologia è un supporto, non un sostituto della relazione in presenza.
  • La centralità dell’interesse del minore: Ogni decisione, sia essa presa dai genitori o da un giudice, deve essere guidata dalla valutazione di quale sia la soluzione migliore per il benessere psicofisico del bambino.
  • La flessibilità degli accordi: Le situazioni eccezionali richiedono flessibilità. Gli accordi di separazione rigidi possono rivelarsi inadeguati, rendendo necessaria una rinegoziazione temporanea delle modalità di visita.

Tutele e Azioni Pratiche per i Genitori

Quando sorgono difficoltà nell’esercizio del diritto di visita a causa di eventi eccezionali, è importante agire in modo costruttivo. Il primo passo è sempre il tentativo di un accordo amichevole con l’altro genitore, magari mettendo per iscritto le soluzioni temporanee concordate. Se il dialogo diretto è impossibile a causa di un’elevata conflittualità, si può ricorrere alla mediazione familiare, un percorso che aiuta le parti a trovare un’intesa con l’aiuto di un professionista terzo e imparziale.

Qualora ogni tentativo di accordo fallisca, è possibile rivolgersi al tribunale con un ricorso per chiedere la modifica o la specificazione delle condizioni di affido e visita alla luce della situazione eccezionale. In questi casi, l’assistenza di un avvocato specializzato in diritto di famiglia è cruciale per tutelare i propri diritti e, soprattutto, quelli del minore.

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Di admin