Il crimine internazionale di aggressione rappresenta una delle violazioni più gravi del diritto internazionale, definito come il “crimine supremo” poiché spesso contiene in sé la matrice di altri mali, come i crimini di guerra e contro l’umanità. Sebbene la sua condanna morale sia antica, la sua definizione giuridica e la sua perseguibilità sono il risultato di un lungo e complesso percorso, culminato con l’attivazione della giurisdizione della Corte Penale Internazionale (CPI) su questo reato.

Cos’è il crimine di aggressione

Lo Statuto di Roma, trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale, definisce il crimine di aggressione all’articolo 8-bis. La norma distingue due livelli: l’atto di aggressione commesso da uno Stato e il crimine individuale commesso da una persona. In pratica, il crimine individuale può esistere solo se prima si è verificato un atto di aggressione da parte di uno Stato.

Per atto di aggressione si intende l’uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato, in violazione della Carta delle Nazioni Unite. Lo Statuto fornisce un elenco di esempi, tra cui:

  • Invasione o attacco del territorio di un altro Stato.
  • Bombardamento o uso di qualsiasi arma contro il territorio di un altro Stato.
  • Blocco dei porti o delle coste.
  • Attacco alle forze armate di un altro Stato.
  • Invio di bande armate, gruppi, irregolari o mercenari che compiono atti di grave violenza.

Il crimine di aggressione, invece, è un cosiddetto leadership crime. Può essere commesso solo da persone che hanno il potere effettivo di controllare o dirigere l’azione politica o militare di uno Stato. Le condotte punibili sono la pianificazione, la preparazione, l’inizio o l’esecuzione dell’atto di aggressione. Non basta un qualsiasi uso della forza: l’atto deve costituire, per carattere, gravità e portata, una violazione manifesta della Carta delle Nazioni Unite.

La procedura di accertamento davanti alla Corte Penale Internazionale

La perseguibilità del crimine di aggressione è soggetta a un meccanismo procedurale complesso, che riflette la delicatezza politica della materia. La giurisdizione della Corte Penale Internazionale può essere attivata in tre modi, ma con regole diverse rispetto agli altri crimini internazionali.

Le due vie principali sono l’attivazione da parte di uno Stato membro o l’avvio di un’indagine di propria iniziativa da parte del Procuratore della Corte. In questi casi, il Procuratore deve prima notificare la situazione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Se il Consiglio di Sicurezza non determina l’esistenza di un atto di aggressione entro sei mesi, il Procuratore può comunque procedere, ma solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione da una sezione speciale della Corte (la Pre-Trial Division).

La terza via è il deferimento diretto da parte del Consiglio di Sicurezza. Quando è il Consiglio a riferire una situazione al Procuratore, la giurisdizione della Corte è più ampia e può estendersi anche a Stati che non hanno ratificato lo Statuto di Roma.

Limiti e criticità per i cittadini

Sebbene l’inclusione del crimine di aggressione nello Statuto di Roma sia una conquista storica, la sua applicazione pratica presenta notevoli ostacoli che i cittadini devono conoscere per comprendere le dinamiche della giustizia internazionale.

Il ruolo del Consiglio di Sicurezza ONU

Il coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza è la criticità maggiore. I cinque membri permanenti (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) hanno potere di veto. Ciò significa che possono bloccare qualsiasi risoluzione che accerti un atto di aggressione commesso da loro stessi o da un loro alleato. Questo meccanismo crea di fatto una potenziale immunità per le nazioni più potenti, alimentando accuse di una giustizia internazionale a due velocità.

La clausola di “opt-out”

Gli Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma possono depositare una dichiarazione con cui rifiutano la giurisdizione della Corte sul crimine di aggressione (clausola di opt-out). Questo limita ulteriormente il campo di applicazione della norma, escludendo i leader di quegli Stati che, pur essendo parte del sistema, scelgono di sottrarsi a questa specifica competenza.

Giurisdizione limitata

Salvo un deferimento del Consiglio di Sicurezza, la Corte non può esercitare la sua giurisdizione sul crimine di aggressione se l’atto è commesso da uno Stato che non è parte dello Statuto di Roma. Questo esclude una porzione significativa della comunità internazionale dal raggio d’azione della Corte.

Questi limiti evidenziano come la lotta contro l’impunità per il crimine supremo sia ancora fortemente condizionata da equilibri geopolitici, più che da principi di giustizia universale. La responsabilità dei leader politici e militari per aver scatenato una guerra rimane una delle sfide più ardue per il diritto internazionale.

Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.

Contattaci su WhatsApp

Per assistenza contatta Sportello Consumatori

Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org

Contattaci su WhatsApp

Di admin